“La legge antiomosessualità dell’Uganda contraddice fondamentalmente i valori del Gruppo della Banca mondiale. Crediamo che la nostra visione di sradicare la povertà su un pianeta vivibile possa avere successo solo se include tutti, indipendentemente da razza, genere o sessualità. Questa legge mina questi sforzi. L’inclusione e la non discriminazione sono al centro del nostro lavoro in tutto il mondo”. Con questo comunicato, la Banca Mondiale ha annunciato che sospenderà ogni nuovo prestito diretto presso l’Uganda. La “Anti-homosexuality act”, approvata dal governo a fine maggio di quest’anno, aveva già sollevato pesanti accuse e proteste da parte di numerose comunità internazionali, oltre che a suscitare l’indignazione dell’opinione pubblica. Il provvedimento definitivo da parte dell’Organo istituzionale non fa che rafforzare il sentimento di “presa di distanza” comune alla maggior parte delle istituzioni.
L’Anti-homosexuality act in Uganda e i provvedimenti della Banca Mondiale

Il 29 maggio 2023, il Presidente ugandese Yoweri Musuveni ha approvato l’Anti Homosexualty act, che prevede un’aggravamento delle pene -già esistenti peraltro all’interno del codice penale del Paese- nei confronti di chiunque manifestasse comportamenti e atteggiamenti riconducibili a quelli della comunità LGBTQ. In alcuni casi, addirittura, la legge contempla la condanna a morte. Una posizione che ha ovviamente attirato le critiche e le condanne da parte di numerosissimi governi Occidentali, tra cui Unione Europea e Stati Uniti. Gli Stati Uniti stessi avevano limitato fin da subito la possibilità da parte degli ufficiali ugandesi di entrare nei loro confini, mentre l’Alto Rappresentante UE per la politica Estera -Joseph Borrell- aveva rivolto severe parole di biasimo, sostenendo che la legge in questione “è contraria al diritto internazionale dei diritti umani e agli obblighi assunti dall’Uganda ai sensi della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli”.
La Banca Mondiale -il cui ruolo è quello di promuovere la crescita economica e ridurre la povertà– aveva già espresso la sua preoccupazione nei confronti della decisione governativa, definendola peraltro non coerente con i valori stessi dell’istituto di credito. Tuttavia, il 10 agosto la presa di posizione è diventata netta. Ajay Banga -presidente della Banca, fresco di elezione a giugno- ha maturato la decisione anche a seguito delle sollecitazioni da parte dei numerosi gruppi e movimenti LGBT, che hanno premuto affinché venisse portata avanti un'”azione specifica, concreta e tempestiva”.
Sospensione dei prestiti verso l’Uganda: una decisione che viene dal passato
In realtà, la Banca Mondiale aveva già maturato simili provvedimenti verso la stessa Uganda già nel 2014 e sempre per i medesimi motivi. Il 2014, infatti, ha visto la prima approvazione da parte del Paese di leggi discriminatorie nei confronti degli omosessuali, aggravando una condizione che già di per sé non era delle più rosee. Anche al tempo la legge suscitò profonda indignazione da parte della comunità internazionale, criticata perfino dall’arcivescono anglicano del Sud Africa e dal premio Nobel Desmond Tutu, che le paragonò alle leggi vigenti durante l’Apartheid.
L’Uganda non è l’unico Paese ad aver adottato misure severe nei confronti della comunità LGBT. In 32 Paesi su 54, l’omosessualità rappresenta un reato punibile dalla legge, arrivando a pene che comprendono -in alcuni casi- anche quella capitale; in altri stati, invece, pur non essendo illegale, non esistono leggi atte a tutelare quella che è a tutti gli effetti una quota minoritaria. In altri Paesi, malgrado ciò, sono visibili spiragli di cambiamenti sotto questo punto di vista: Angola e Botswana, per esempio, hanno ufficialmente depenalizzato l’omosessualità nel 2019. Il Mozambico, invece, lo aveva fatto già nel 2015.
Lorenza Licata
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