La pasta viene venduta sfusa, racchiusa da un foglio di carta per alimenti di colore azzurro, e fermata con dello spago. È la bottega di pane e pasta aperta il 28 Settembre 1877, in strada Vittorio Emanuele II a Parma, nella casa del fornaio Isidoro Cobianchi. Forse un’insegna svelava i dolci sapori all’interno, dove Pietro Barilla senior (1845-1912), avvia la modesta attività di vendita con annesso forno. Abilità nell’Arte Bianca, vecchie tradizioni tramandate dal nonno, e diventa senza saperlo, capostipite dell’impero Barilla.

Barilla, la pasta diventa arte

Barilla,  foto da Archivio storico Barilla
Barilla logo, foto da Archivio storico Barilla

Non solo uno dei più grandi brand italiani, presente nelle nostre case e nelle nostre famiglie da generazioni. La Barilla è un patrimonio culturale, di dimensioni vaste e preziose. Un prodotto semplice e artigianale come la pasta, diventa con questo marchio, un alimento conosciuto e amato in tutto il mondo. Una delle prime aziende food, ad adottare packaging in carta per le confezioni, attorno agli anni 1960. Delineando un proprio design. Grazie a un viaggio in America, nel 1950, in cui Pietro Barilla, erede, conosce da vicino le logiche della pubblicità, le tecniche del marketing, il packaging e la grande distribuzione organizzata. Un primo ostacolo la Barilla lo incontra nel 1930 con il “Manifesto della Cucina Futurista”, in cui Filippo Tommaso Marinetti boccia, tranchant, l’“assurda religione gastronomica italiana”: la pasta. Gli effetti? “Fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo”. Marinetti e compagni, ignorano persino Garibaldi, l’eroe dei due mondi, che era stato commerciante di spaghetti in Brasile.

Già dal 1910, con l’esigenza di rendere riconoscibile il marchio, Barilla si affida allo scultore parmigiano Emilio Trombara, autore del primo logo: un piccolo garzone intento a rovesciare un tuorlo d’uovo gigante dentro una madia piena di farina. L’uovo, ingrediente fondamentale dei prodotti Barilla, diventa il simbolo stesso del marchio. Il blu intenso del rivestimento, incontra il giallo della pasta raffigurata sui pack, e crea contrasto e attrazione. Bisogna aspettare gli anni ’70, quando Barilla diventa internazionale, e la sua scatola blu si arricchisce di fotografie della pasta pronta per esser cucinata, o gustata. Successivamente, il marchio si fa più incisivo, con l’aggiunta della famosa finestra in plastica che lascia vedere il contenuto. Mentre il blu tradizionale, si schiarisce leggermente.

Gli spot Barilla in TV e al Cinema

Negli anni ’60, l’azienda cresce. Tanto da affiancare alla produzione di pasta, quella di grissini, crackers e fette biscottate. E nel 1969, la Barilla inaugura a Pedrignano (PA) il più grande pastificio al mondo. Nel 1971 nacquero i primi problemi sia interni che esterni all’azienda, e si decise di cederla alla multinazionale americana Grace. Barilla viene riacquisita da Pietro nel 1979. Durante la fase “americana” la famiglia acquisisce il marchio Voiello e lancia il nuovo marchio di prodotti da forno, Mulino Bianco.

Oggi, a 145 anni e più, dalla nascita, Barilla reinterpreta nuovamente il design della “Blue Box“. Spiccano negli scaffali dei supermercati nuove confezioni 100% riciclabili, prodotte con cartone proveniente da foreste controllate. Si dice addio alla finestra trasparente, per l’oramai rapporto di fiducia consolidata con il consumatore sulla qualità del prodotto. Nel segno della sostenibilità, risparmiando plastica. E il logo in bella vista è di un rosso più intenso. La Barilla è attenta alla comunicazione, e i suoi spot sono da sempre leggendari. Negli anni ’70, il periodo “americano” dell’azienda, vengono chiamati nomi importanti del cinema come Fellini: indimenticabile la pubblicità che prende in giro la nouvelle cuisine, e Nikita Michalkov, che qualche anno dopo fa un remake dello spot del Maestro, ambientandolo a Mosca. Giuseppe Tornatore, è reclutato insieme al compositore Ennio Morricone per la campagna sulla “Famiglia del Mulino bianco”.

Identità e famiglia in uno slogan

Giorgio Albertazzi e Dario Fo, sono ingaggiati per i Caroselli Barilla. A loro subentra Mina Mazzini, una scelta non casuale come testimonial dall’azienda emiliana, che li canta tra il 1965 e il 1970. Mina, è la più trasgressiva, moderna e sexy delle celebrità degli anni Sessanta. A venticinque anni, è appena rientrata in televisione dopo esserne stata bandita per più di un anno a causa della sua relazione irregolare con l’attore Corrado Pani, all’epoca già sposato. Mentre in Italia, lo slogan Barilla utilizzato è “Dove c’è Barilla c’è casa“, diversi sono quelli in altri paesi: negli Stati Uniti la Barilla è conosciuta come “The choice of Italy” (“La scelta dell’Italia”), e in Francia viene utilizzato “Les pâtes préférées des Italiens” (“La pasta preferita degli italiani”). Dal 2017 al 2021 è usato a livello internazionale lo slogan “Masters of Pasta“. Da aprile 2021 è “A Sign of Love“, e in Italia “Un Gesto D’Amore“.

Nel 1986 in TV passa il tenero spot della bambina che trova per strada un tenero gattino, sotto la pioggia mentre fa ritorno a casa. La Canzone di sottofondo è del compositore greco Vangelis – Hymne. Nel 1999, è la volta dello spot del figlio che vive in Giappone, e scrive ai genitori a Roma, che decidono di andarlo a trovare. A tavola gli spaghetti mettono d’accordo suocera-nuora. In sottofondo musica di Roberto Molinelli e Andrea Griminelli.

Federica De Candia

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