Anita Ekberg, vestita di nero, tocca l’asfalto con le lunghe gambe, illuminata dai flash dei paparazzi. Con il secondo marito al suo fianco, a cui nessuno fa caso. Erano le notti romane. Ma il nome dell’attrice svedese, è legato soprattutto a una fontana, a una frase: «Marcello come here! Hurry up!». È “La dolce vita“, film del 1960 di Fellini. Il regista romagnolo, anni dopo, ne rivela i segreti: le riprese invernali alla Fontana di Trevi, Mastroianni che doveva ubriacarsi e Anita Ekberg in acqua a sopportare il gelido bagno notturno.
Anita Ekberg, il fenomeno mediatico di un ammollo

Gloria e tormento. Molto più di un film. Difficile da non amare. È il 5 febbraio 1960 quando al cinema Capitol di Milano viene proiettato per la prima volta, “La Dolce Vita“. La sceneggiatura è scritta da Fellini insieme a Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano, e prodotto da Giuseppe Amato. Il film costò 800 milioni. Una cifra enorme che fece litigare i tre protagonisti di questa impresa: Rizzoli (che distribuiva il film), Amato e Fellini. Il set leggendario a piazza di Trevi, ha richiesto sette giorni di lavorazione. Quella sequenza fu girata tra febbraio e marzo, con le notti romane ancora fredde. Anita Ekberg, da brava svedese, resta in acqua con indosso l’abito nero per ore, senza mai lamentarsi. Mastroianni invece, sotto lo smoking aveva una muta da sub e nonostante, pativa ancora il freddo.
“Quando giravamo, la notte, c’era gente dappertutto. Arrampicata sui tetti, affacciata ai balconi. Ferma sulla scalinata. Faceva un freddo terribile e per convincere Marcello ad entrare nell’acqua gelata lo abbiamo dovuto vestire da sommozzatore” – ha raccontato il maestro. “Ma l’attore ciociaro, aveva ancora freddo, e per resistere al bagno fuori stagione si è dovuto bere un’intera bottiglia di vodka. Con il risultato che quando abbiamo cominciato a girare la famosa scena con la Ekberg, Marcello era completamente ubriaco!“.
La dolce Anita, il film nel film
La giunonica attrice, è stata molto di più di Sylvia, la bionda americana che Mastroianni incontra una notte a Roma. Pochi minuti e la sua scena ne “La dolce vita” entra nella storia. Al cinema la ritroviamo in “Lost in Translation” con Bill Murray e Scarlett Johansson, che s’innamorano a Tokyo e in albergo, guardano proprio Anita Ekberg in acqua. Lo stesso Fellini, trentasette anni dopo averla girata, la ripropose in “Intervista“, dove veniva proiettata nel salotto di casa Ekberg e introdotta da Mastroianni. Ettore Scola ha perfino ricreato l’intero set, a Fontana di Trevi, mostrando mentre si girava la scena, in una magnifica sequenza di “C’eravamo tanto amati“, 1974: nel suo film è Nino Manfredi a ritrovarsi nel bel mezzo della produzione con Fellini e Mastroianni pronti alla lavorazione. “La Dolce Vita” ha influenzato anche Woody Allen nella realizzazione del suo film più famoso, “Manhattan“. Il regista newyorkese dichiara di aver «spiato» la Grande Mela come Fellini fece con Roma, costruendo il suo personaggio su quello di Marcello Rubini interpretato da Mastroianni.
Anche la moda è stregata dal film: «dolcevita» è il maglioncino a collo alto, così ribattezzato dopo che Mastroianni lo indossa nelle scene. E così, “La dolce vita“, è anche vincitore dell’Oscar per i migliori costumi creati da Piero Gherardi. Mentre, Miss Svezia, titolo aggiudicato nel ’50, e ribattezzata anche The Iceberg, fa perdere la testa a moltissimi uomini: tanti i flirt e amanti attribuiti ad Anita, tra cui Gary Cooper e Marcello Mastroianni. Frank Sinatra, insiste invano per sposarla, e pure Yul Brynner, a cui lei preferisce Anthony Steel. Più tardi il più importante legame della sua vita sarà con Gianni Agnelli. Anche se entrambi sono sposati. Fino al punto in cui, anche molti anni dopo la fine della relazione, l’Avvocato ogni tanto, saluta Anita sorvolando la sua casa con l’elicottero.
Anita Ekberg, il peccato di essere naturale
Anita Ekberg, dopo il successo con Fellini, divenuta l”Anitona’ dell’immaginario italiano, sceglie di restare in Italia. Diventa amica di Fellini e Giulietta Masina, amicizia mantenuta per tutta la vita. “Con Fellini c’è un amore tra noi due, amore platonico vogliamo dire, specificare subito, dopo tanti pettegolezzi“, dichiara l’attrice nella sua pronuncia nordica. Nel 1961 appare nei “Mongoli” di André De Toth, e in “A porte chiuse” di Dino Risi, con il quale fu brevemente fidanzata. Fellini tornò a dirigerla nello straordinario episodio ‘Le tentazioni del dottor Antonio’ in “Boccaccio ’70” (1962). Nel 1963 a Hollywood recita in “I 4 del Texas” di Robert Aldrich, accanto a Dean Martin, Frank Sinatra e Ursula Andress. Lo stesso anno è sul grande schermo assieme a Bob Hope in “Chiamami Buana“. Poi in “Scusi, lei è favorevole o contrario?” (1966) di e con Alberto Sordi, e “Sette volte donna” (1967) di Vittorio De Sica.
Ma in fondo, è il personaggio di Sylvia, che sembra proprio ispirato alla storia di Anita Ekberg: un diario notturno delle dolci passeggiate romane, bagordi, gusto e disgusto della vita. Alberto Moravia, sull’Espresso del 14 febbraio ’60, scriveva riguardo il film: “Pur tenendosi costantemente a un alto livello espressivo, Fellini pare cambiar maniera secondo gli argomenti degli episodi, in una gamma di rappresentazione che va dalla caricatura espressionista fino al più asciutto neorealismo. In generale si nota un’inclinazione alla deformazione caricaturale dovunque il giudizio morale si fa più crudele e più sprezzante, non senza una punta, del resto, di compiacimento e di complicità, come nella scena assai estrosa dell’orgia finale o in quella della festa dei nobili, ammirevole quest’ultima per sagacia descrittiva e ritmo narrativo“. Tutti i registi a venire, dopo Fellini, cercheranno e si aspetteranno da Anita Ekberg, la Sylvia: lei che è sex symbol ma si veste di semplicità, abbandona gli sfarzi di una festa patinata romana per cercare il contatto con la natura, con un gattino che incontra per strada, poi si getta all’interno di una fontana. Nel suo splendore, si celano metafore potentissime.
Federica De Candia
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