Un altro caso di traffico di organi ritorna in Pakistan, dove la polizia del Punjab scopre 328 espianti illegali di reni.

Il Global Financial Integrity di Washington – fondazione no-profit considerata uno dei più importanti centri di analisi sui flussi finanziari illeciti – ha dichiarato che circa il 10% dei 180.000 trapianti praticati ogni anno è illegale, e frutta al mercato nero e alle mafie fino a 1,4 miliardi di dollari. Sono numeri calcolati per difetto poiché non si sa con certezza quante vittime passino tra le mani dei chirurghi compiacenti di questo macabro mercato.

Traffico di organi in Pakistan: shock

La polizia della provincia del Punjab ha scoperto un vasto traffico di organi. Si stima che siano stati effettuati espianti illegali di reni da 328 persone. La commercializzazione degli organi si basa su una rete di collegamento che integra al suo interno trafficanti, brokers internazionali e professionisti sanitari compiacenti che si occupano di “reclutare” i “donatori”, eseguire le operazioni necessarie e infine trasportare gli organi verso le strutture sanitarie di riferimento dei compratori.

Il traffico ovviamente avviene a beneficio di pazienti ricchi, scavalcando tempistiche che riguardano la sanità pubblica. Lo ha reso noto il capo del governo provinciale, Mohsin Naqvi. Ha anche precisato che il principale sospettato, identificato come Fawad Mukhtar, è stato arrestato, insieme ad altri membri della sua organizzazione.

L’uomo, che era già stato arrestato cinque volte in passato, avrebbe confessato i 328 interventi chirurgici, ma i casi potrebbero essere anche più numerosi. La banda agiva in diverse aree della provincia (Lahore, Taxila) e del territorio kashmiro pachistano (Azad Jammu e Kashmir). Per il trapianto dei reni sarebbero stati chiesti pagamenti di tre milioni di rupie ai pazienti locali e di dieci milioni di rupie a quelli stranieri (da dieci a 33 mila euro circa).

Non è la prima volta per il Pakistan: tremendo precedente del 2017

Diventa quindi importante ricordare l’inchiesta sul maxi-traffico di organi in Pakistan del giugno del 2017. L’inchiesta ha portato alla luce il caso di Bushra Bibi che ha venduto un rene per sostenere le spese mediche del padre. La sua vita però ne è stata devastata:

 “Ho molti problemi. Faccio fatica a lavare i piatti e anche spazzare per terra è difficile. La gente si lamenta quando non faccio bene il mio lavoro ma non rivelo mai il mio segreto. Ho avuto cinque figli e potete immaginare come ho passato la gravidanza”.

disse la ragazza ai giornalisti che sono andati a intervistarla. Occorre, quindi, trovare modi nuovi per far uscire allo scoperto le vittime del commercio di organi, anche tramite il coinvolgimento dei medici, ancora purtroppo troppo complici e inasprire le normative sulle responsabilità penali dei broker e al personale sanitario criminale.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine