In una tranquilla mattinata di dicembre, con le ultime corse ai regali in vista delle festività natalizie, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso a suo modo di fare un regalo alla comunità calcistica europea. Poi se questo regalo sia apprezzato o meno, sta ad ognuno di noi. Di fatto però la sentenza prodotta ieri ha avuto come iniziale conseguenza il sapore di una svolta epocale per il mondo del pallone. Dopo due anni di tira e molla tra la UEFA, spalleggiata ovviamente dalla FIFA, e la nascente Superlega, è stato stabilito che la creazione di nuovi campionati calcistici a livello europeo è possibile, ma soprattutto sarà possibile farlo senza che questi vengano riconosciuti dalla stessa UEFA. Si chiude così una parte cospicua della storia del calcio che ha visto questo organo europeo esercitare un monopolio, perché così era nei fatti e così è stato definito dalla Corte. Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio ciò che è stato previsto dalla sentenza, come sarà questa ipotetica nuova Superlega e tutte le perplessità o le innovazioni che potrebbe portare con sé.
L’analisi della sentenza della Superlega

Quando la Corte di Giustizia dell’Unione Europea emette una sentenza, non produce mai un documento sintetico. Così ieri mattina tra le 9 e le 10 sono apparse sul proprio sito ben 49 pagine di giudizio sulla annosa questione relativa alla Superlega. Una discussione che di fatto è iniziata nel 2021 con 12 club che emisero un comunicato congiunto per la creazione di un nuovo campionato europeo. Da allora sono cambiate tante cose, tra cui anche l’organizzazione di questo torneo che probabilmente si svilupperà in futuro, ma non la sostanza: la UEFA e di conseguenza la FIFA non avranno più il monopolio delle competizioni internazionali per club. Negli anni hanno provato a cercare un punto di incontro, e l’esempio più grande sono forse le riforme introdotte per la prossima Champions League e il prossimo Mondiale per Club, ma a quanto pare non è bastato per far cambiare idea ai club dissidenti.
Così la sentenza parte dalla richiesta di analisi della possibile violazione da parte degli organi internazionali riconosciuti (UEFA e FIFA) di alcuni articoli del TFUE (il Trattato di Fondazione dell’Unione Europea). I due principali, che sono stati citati spesso dalla stampa in queste ultime 24 ore, sono il 101 e il 102: il primo riguarda l’impossibilità di svolgere pratiche che falsino la concorrenza; il secondo, l’esercizio di una forma di abuso che impedisca il corretto sviluppo di un regime concorrenziale. La questione però non si ferma qui, perché vengono contestati anche l’articolo 45 che riguarda la libertà di circolazione e soggiorno delle persone all’interno degli stati membri UE; l’articolo 49 che vieta le restrizioni in merito alla libertà di stabilimento dei cittadini in un altro stato UE; il 56 in merito invece alla negata circolazione dei servizi e infine il 63 che vieta l’imposizione di restrizioni al movimento dei capitali.
Il perché è presto detto: nel momento in cui la Superlega era nata, la UEFA e la FIFA avevano imposto delle sanzioni ai club coinvolti che si sarebbero amplificate qualora le squadre avessero effettivamente preso parte al progetto. Né i club, né i calciatori dei club avrebbero potuto partecipare a qualsiasi competizione organizzata dalla UEFA o dalla FIFA. Da un lato quindi privavano i calciatori di questi diritti, dall’altro si ritrovavano ad esercitare una situazione di vero e proprio monopolio, poiché non consentivano lo sviluppo di nessuna competizione alternativa. A sostegno di questa tesi entrano in gioco anche gli statuti delle due organizzazioni. Per quanto riguarda la federazione calcistica europea infatti, all’articolo 49 del documento fondante si riporta quanto segue: “La UEFA sarà la unica competente per organizzare o sopprimere competizioni internazionali in Europa in cui partecipino le federazioni membro e/o i loro club. Le competizioni della FIFA non saranno colpite da questa disposizione”.
Mentre a questo fa eco l’articolo 72 dello statuto della FIFA: “Senza la pertinente autorizzazione della FIFA, né i giocatori, né le squadre affiliate alle federazioni membro, né i membri provvisori delle confederazioni potranno disputare partite o mantenere relazioni sportive né con giocatori, né con squadre che non sono affiliate a membri della FIFA o che non sono membri provvisori delle confederazioni”.
Rischi e benefici della sentenza Superlega
A questo punto si potrà dunque instaurare un vero e proprio regime di naturale concorrenza anche in ambito calcistico. Rimanendo a tema sportivo, questo non è una novità. Se si guarda la basket infatti si ha ben presente una situazione in cui coesistono competizioni come l’Eurolega e la Basketball Champions League, laddove la seconda è gestita dalla FIBA, mentre la prima è indipendente. Di conseguenza, né la UEFA né la FIFA potranno più decidere arbitrariamente di sanzionare, escludere squadre o giocatori che dovessero prendere parte alla Superlega. D’altro canto si aprono scenari decisamente complessi: bisognerà vedere come e se sarà bilanciata con i campionati nazionali. Appare difficile immaginare un futuro in cui le leghe nazionali perdano potere, perché di fatto questo tipo di competizione andrebbe a rimpiazzare quelle UEFA più che quelle locali. L’altro rischio invece è che, ragionando per assurdo, ognuno potrebbe decidere ci realizzare il suo campionato a parte.
Sugli aspetti più tecnici invece i dubbi su come poi si svilupperà sono decisamente maggiori. Di fatto ci sarà la necessità di creare un sistema quasi parallelo per quanto riguarda ad esempio la direzione arbitrale. Chi saranno gli arbitri degli incontri? Come si procederà con la giustizia sportiva? Appaiono inezie di poco conto, ma in realtà sono questioni strutturali alla base della costituzione del nuovo campionato. Infine, ci sarebbe l’annosa questione dei diritti televisivi. Il CEO di A22, la società che sta dietro alla Superlega, ha comunicato che tutte le partite verrebbero trasmesse gratuitamente sulla apposita piattaforma Unify, attualmente in via di sviluppo. Resta da capire se anche altre emittenti potrebbero concorrere per l’acquisizione dei diritti. In astratto chiaramente sì, considerate anche le norme di concorrenza citate sopra, ma sarebbe interessante da capire in quali modalità e soprattutto le contromosse da parte della stessa UEFA.
Come sarà strutturata la nuova Superlega?
In ultima analisi, bisogna vedere qual è lo scheletro della nuova Superlega. Inizialmente si era parlato una competizione senza retrocessioni né promozioni, con le squadre partecipanti che veniva scelte per prestigio. Poi, a seguito anche delle proteste popolari, la situazione si era evoluta in modo diverso con l’introduzione anche di squadre che potevano eventualmente accedere alla competizione. Ora invece tutto appare cambiato. Sarebbero coinvolte 64 squadre, nessuna prescelta, bensì con un sistema di qualificazione e retrocessione. Queste formazioni sarebbero divise in tre campionati: Star, Gold e Blue. I primi due avrebbero 16 squadre a testa, mentre l’ultimo 32. Si giocherebbe sulla base di gironi composti da 8 club ciascuno per un minimo di 14 partite a testa, seguirebbe poi la fase ad eliminazione diretta. Le promozioni e retrocessioni dipenderebbero dall’andamento nei campionati nazionali, con le gare delle Superlega che dunque non andrebbero ad interferire, poiché si disputerebbero a metà settimana.
La grande novità però riguarda l’asset governativo: stando a quanto riporta il sito di A22, l’azienda dietro al progetto, sarebbero gli stessi club partecipanti ad avere potere decisionale. Non esisterebbe dunque un organo superiore di riferimento. Così il CEO Bernd Reichart: “Il nostro scopo è chiaro: lavorare con i club e altri investitori per creare la miglior competizione, una amata dai tifosi in Europa e nel mondo. Allo stesso tempo, dobbiamo creare un ecosistema calcistico più sostenibile, che includa sia il gioco maschile che femminile, in modo da rilasciare il pieno potenziale dei club calcistici europei”. A proposito della competizione femminile, in quel caso ci sarebbero due campionati, Star e Gold, da 16 squadre ciascuno.
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