The Last of Us Part 2 Remastered, la recensione… sicuri che vi serva? Iniziamo questo articolo con la domanda che tutti, credo, si sono posti allo scadere dell’embargo che ha riempito il web di opinioni inerenti un gioco nato su PS4 a fine generazione, che però ora su PS5 mostra i muscoli con una grafica ancor più spacca mascella e qualche aggiunta inedita. Perciò, ecco i motivi per cui la produzione che per alcuni “non serviva”, si è invece dimostrata un pacchetto di tutto rispetto, al prezzo giusto e al momento giusto. 

The Last of Us Part 2 Remastered Recensione, cosa c’è di nuovo quindi?

The Last of Us Part 2 Remastered  Recensione

Piuttosto che discutere della validità del gioco in sé, di certo non in discussione, è più opportuno definire i contenuti di questa Remastered su PS5. Quindi, le ragioni per cui va preferita rispetto alla sua controparte per PS4, e i motivi per cui si è deciso di portarla alla luce a così “breve” distanza dalla sua già ottima controparte passata. Leggiamo a partire dalle descrizioni sul sito ufficiale, dalla pagina dello Store di gioco, poi commentiamole:

“Miglioramenti per PS5 […] Le prestazioni grafiche ora includono una risoluzione nativa 4K1 in modalità Fedeltà, 1440p upscalati a 4K in modalità Prestazioni e frame rate sbloccato per TV che supportano VRR. The Last of Us Parte II Remastered offre inoltre tempi di caricamento ottimizzati per entrare subito in azione.

La nuova versione include risoluzione delle texture e distanza del livello di dettaglio aumentate, ombre e frequenze di campionamento delle animazioni aggiornate e molto altro […] inoltre, sfrutta appieno il feedback aptico e i grilletti adattivi del controller wireless DualSense, offrendo sensazioni diverse per ogni arma.”

Il pacchetto di miglioramenti grafici è quello “standard” per i nostri tempi. Non manca niente, e giocando vi assicuriamo che la differenza fra le versioni è tangibile. Soprattutto se avete una TV capace di trarre il massimo dalla PS5. Tra le migliorie tecniche, però, abbiamo apprezzato particolarmente il supporto alle potenzialità di Dualsense. Il feedback aptico è una manna, ma ancor meglio è sentire la resistenza dei grilletti quando si tira con l’arco, e in altre situazioni… tese. Che chi ha giocato al titolo sa quanto siano frequenti per Ellie.

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“Scopri i segreti dello sviluppo della versione originale. La sezione Livelli perduti permette di esplorare le versioni preliminari di tre nuovi scenari non inclusi nell’originale The Last of Us Parte II: Fogne, Festa a Jackson e Caccia al cinghiale. Ascolta ore di nuovi commenti degli sviluppatori mentre affronti il gioco.”

Esprimi il tuo talento musicale nella modalità libera per chitarra comprensiva di nuovi strumenti o pubblica i tuoi migliori tempi nella nuova modalità Speedrun. The Last of Us Parte II Remastered include nuove skin per armi e personaggi applicabili a Ellie e Abby.”

I Livelli Perduti (Lost Levels) sono un’aggiunta più che interessante, pensata evidentemente per i fan che hanno già completato il gioco a suo tempo. Loro in particolare sapranno infatti cogliere l’importanza di certi momenti rispetto a quelli “definitivi” inseriti nella versione PS4. Di certo c’è che su tutti, la Caccia al Cinghiale provoca le emozioni più forti, facendoci addentrare ancor meglio nella psicologia della protagonista. Che oggi, più che mai, è stata resa umana, comprensibile e viva, anche grazie a questi momenti “rubati” dal contenuto tagliato del titolo originale.

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Roguelike sì, Roguelike no?

La tanto decantata modalità Roguelike studiata appositamente per The Last of Us Part 2 Remastered, chiamata Senza ritorno, è infine giunta a noi. Di nuovo, proviamo ad approcciarci a essa partendo dalla sua descrizione ufficiale:

“Senza ritorno – Modalità di sopravvivenza roguelike: approfondisci le meccaniche di combattimento in una modalità completamente nuova! Sopravvivi più a lungo che puoi in ogni partita, scegliendo il tuo percorso tra una serie di scontri casuali che includono nemici di ogni tipo e ambientazioni tratte da The Last of Us Parte II. E non mancheranno brutali scontri con i boss.”

Fin qui nulla da dire: è semplicemente una descrizione della modalità Roguelike. O meglio, del concetto di Roguelike applicato al gioco The Last of Us Parte 2… nel modo più standard possibile. Ogni partita è composta da un primo livello scelto casualmente dal sistema, a cui fanno seguito altri cinque con stage a difficoltà crescente, fino a raggiungere il boss finale.Tuttavia, siccome il pool di possibili nemici incontrabili in essa quello del titolo normale, rispetto alla “media” dei rogue tradizionali l’impressione è che manchi un pizzico di varietà. 

Anche le mappe sono piccole parti “ritagliate” da quelle della modalità single player: chi le conosce bene non avrà sorprese e anzi, si annoierà abbastanza presto. Sarebbe stato meglio impiegare un po’ più di tempo, e aumentare la diversificazione tra avversari e location. Idem dicasi per i Boss, che almeno rappresentano una sfida un po’ più ardua.

Lotta per sopravvivere e trionfare affrontando scontri di vario genere. Sfrutta i modificatori di gioco per ottenere una sfida sempre nuova e sorprendente. Gioca nel ruolo di vari personaggi, alcuni dei quali controllabili per la prima volta, come Dina, Jesse, Lev, Tommy e altri ancora, ciascuno con caratteristiche uniche in grado di offrire una varietà di stili di gioco. Man mano che progredisci, sblocca le loro skin da usare in questa modalità.”

I “modificatori” a cui si riferisce la descrizione sono semplicemente regole casuali che vincolano le azioni del giocatore, modificano le sue statistiche o quelle dei nemici ecc. Quindi, elementi ideati per differenziare le run un minimo, e allontanare di poco il senso di deja vu tra un tentativo e l’altro. Idem dicasi per la selezione del personaggio giocante: fa piacere poter impersonare protagonisti diversi. Inoltre, le abilità uniche e i power up pensati per ciascuno sono calzanti con la storia e rendono davvero certe situazioni più adatte ad alcuni, e meno ad altri. Tuttavia non basta, o meglio, basta ma non a lungo. 

Le variabili introdotte sono poche, come la modifica armi, i succitati modificatori e i personaggi diversi. L’impressione finale è che nonostante abbia del potenziale, alla fine Senza Ritorno sia una modalità un po’ troppo “affrettata”.  

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