Oggi ricorre l’anniversario della morte di Sandro Pertini. Morto a Roma nel febbraio del 1990. Nel 1978, Sandro Pertini è stato eletto Presidente della Repubblica Italiana, incarico che ha ricoperto fino al 1985. Durante il suo mandato presidenziale, ha continuato a incarnare gli ideali che nel corso della sua vita ha sempre cercato di difendere: giustizia e democrazia. Paladino della Costituzione italiana, ha sempre rifiutato i modelli autoritari e forme di governo oppressive. Definito come il Presidente dell’umanità, per tutti questi valori che ha incarnato durante il periodo di presidenza e non solo: di Pertini, infatti, oltre all’adesione al socialismo, si ricorda la sua opposizione al fascismo.
La sua adesione al socialismo e il delitto Matteotti

Secondo gli storici probabilmente Pertini era già un membro del partito socialista al termine del primo conflitto mondiale presso la federazione di Savona. è nel 1921 che partecipa come delegato della federazione savonese al XVII congresso. Congresso durante il quale si verificò la scissione comunista. 1º ottobre 1922 diventa uno dei promotori della costituzione del Partito Socialista Unitario con Filippo Turati, Giacomo Matteotti e Claudio Treves. Tra il 1923 e il 1924 a Firenze inizia ad avvicinarsi agli ambienti dell’interventismo democratico e socialista vicini a Gaetano Salvemini. Ma soprattutto fu in in quel periodo che prese inizio il suo percorso da convinto antifascista. Infatti prende parte alle iniziative di: “Italia Libera” in cui si iscrive il 9 agosto 1924, presso la sezione di Savona.
Ma appena 9 giorni dopo, prende parte al Partito Socialista Unitario, sempre presso la federazione di Savona. Infatti appena due giorni prima era stato ritrovato il cadavere di Giacomo Matteotti segretario del partito. La morte di Matteotti fu un evento di grande rilevanza politica e scosse profondamente l’opinione pubblica italiana, alimentando il crescente disgusto e la protesta contro il regime di Mussolini. Pertini, impegnato nella lotta antifascista e nella Resistenza, ha sicuramente partecipato alle discussioni e alle azioni volte a denunciare il delitto di Matteotti.
La lotta contro il fascismo e l’esilio
Proprio per la sua attività politica fu uno dei principali bersagli delle aggressioni squadriste: il suo studio venne preso di mira molte volte; fu picchiato perché indossava una cravatta rossa. Mentre un’altra volta venne picchiato per aver deposto una corona di alloro dedicata alla memoria di Giacomo Matteotti. Venne arrestato nel ’25 per aver stampato un opuscolo: “Sotto il barbaro dominio fascista” in cui denunciava tutte le forme di violenza fascista, e le vie politiche illegali che le camicie nere utilizzavano. Nonostante le violenze subite e l’arresto la lotta di Pertini non si fermò. Ma nel giugno di quell’anno venne condannato ad otto mesi di detenzione, e al pagamento di una pena per: stampa clandestina, oltraggio al senato e lesa prerogativa regia. Una condanna che in ogni caso non lo fermò.
Solo nel 1926, ritornato ad essere preso di mira dai fascisti decide di abbandonare savona e trasferirsi a Milano. Ma il soggiorno milanese durò molto poco. Infatti in seguito all’emanazione delle leggi fascistissime Pertini, considerato avversario del regime, venne condannato al confino di polizia per ben cinque anni. Riuscito tuttavia ad espatriare in Francia e continuò la sua propaganda antifascista tra Nizza e Parigi e solo nel 1929 riuscì a rientrare in Italia. Una volta rientrato a Milano per progettare un attentato alla vita di Mussolini, incontrò Vincenzo Calace con cui iniziarono a fare il progetto. Progetto che però non andò mai in porto.
La liberazione e la resistenza
Il 30 novembre 1929, condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato a dieci anni e nove mesi di reclusione e a tre anni di vigilanza speciale. Pertini inizialmente condannato all’esilio nell’isola di Santo Stefano venne trasferito poi a Turi a causa dei suo problemi di salute. Lì conobbe Antonio Gramsci. Venne poi spostato ancora una volta e fu definitivamente libero nel 1943 e da qui ha inizio la sua lunga lotta nella resistenza. Pertini partecipò alla battaglia per la difesa di Roma. Il 15 ottobre 1943, Pertini venne catturato con Giuseppe Saragat e ad altri dirigenti socialisti della “banda Bernasconi“. Vennero rinchiusi a Regina Coeli e condannati a morte. La sentenza di morte contro Pertini e Saragat non venne mai eseguita. Infatti i due riuscirono a fuggire dal carcere grazie all’aiuto delle Brigate Matteotti nel 1944.
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Marta Francesca Esposito





