Ancora continua la terribile e cruenta operazione di Israele a Gaza, ecco tutti gli aggiornamenti di oggi. Il conflitto si allarga pericolosamente. Si intravede uno spiraglio per la fine del genocidio?
Oggi è il 143° giorno di guerra e ci sono state oltre 29.000 persone uccise a Gaza e 70.325 feriti dal 7 ottobre. Netanyahu ha confermato il piano di evacuare i civili a Rafah prima dell’attacco. Le forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver ucciso il capo del comando orientale Hassan Hossein Salami. Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Francia hanno lanciato tonnellate di aiuti umanitari sulla Striscia di Gaza.
Si cingono alleanze per la Palestina (o meglio, contro Israele)
Il portavoce militare delle Forze Armate egiziane, Ghareeb Abdel Hafez Ghareeb, ha dichiarato che il re Abdallah di Giordania ha partecipato personalmente alla missione. Sei aerei C-130, tra cui tre della Royal Jordanian Air Force, sono decollati da Amman, insieme ad altri tre aerei dagli Emirati Arabi Uniti, Egitto e Francia. Questo sforzo di aiuto umanitario è stato descritto come un lancio di aiuti senza precedenti sulla Striscia di Gaza. Gli Stati Uniti forniranno ulteriori 53 milioni di dollari in assistenza umanitaria urgente alla popolazione di Gaza e Cisgiordania. Questo porta l’importo totale dei finanziamenti annunciati dal governo degli Stati Uniti dal 7 ottobre a oltre 180 milioni di dollari.
Una conferenza stampa si terrà oggi alle 14.30 nella Sala Stampa della Camera dei Deputati per presentare la delegazione italiana che partirà per il valico di Rafah dal 3 al 6 marzo. La delegazione includerà operatori delle organizzazioni della società civile, parlamentari, giornalisti, accademici ed esperti di diritto internazionale. Alla conferenza verranno presentati gli obiettivi umanitari, le finalità politiche e il programma della missione. L’amministrazione USA ha dato a Israele tempo fino alla metà di marzo per firmare una lettera in cui si impegna a rispettare la legge internazionale nell’uso delle armi americane e a permettere l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza.

Anche gli USA sono preoccupati per Gaza e ad oggi anche per l’allargamento del conflitto:
L’amministrazione USA guidata da Biden ha dato a Israele fino alla metà di marzo per firmare una lettera. Il tutto garantendo il rispetto della legge internazionale nell’uso delle armi americane e consentendo l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza, secondo Axios. Questa mossa fa parte del memorandum di Biden pubblicato l’8 febbraio, che riflette le preoccupazioni dei senatori democratici americani sulla campagna israeliana a Gaza. Se Israele non fornirà le assicurazioni richieste entro la scadenza, il trasferimento di armi sarà sospeso. Il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha confermato questa posizione. Inoltre ricorda che Netanyahu ha annunciato un piano per Rafah senza condividerlo con gli Stati Uniti.
Cosa succede intanto a Gaza e le ultime novità di oggi:
Stamattina alle otto le sirene di allarme anti-razzi hanno suonato nel nord di Israele, in particolare a Kiryat Shmona. Il tutto annunciando lanci di razzi in arrivo dal Libano, come riportato dal portavoce militare. Il capo di stato maggiore israeliano, Herzi Halevi, ha avvertito Hezbollah dei costi elevati per i suoi attacchi al nord di Israele. Hamas e Fatah si incontreranno a Mosca per discutere del futuro di Gaza. Intanto la coordinatrice dell’ONU per il Libano esprime preoccupazione per gli scontri tra Israele e Hezbollah lungo la Linea Blu. Un portavoce di Hamas ha commentato le parole di Biden su un possibile cessate il fuoco come un desiderio politico interno. Si sottolinea che ci sono ancora divergenze tra le richieste del gruppo e le proposte attuali.
È imperativo riconoscere che nazioni come l’Egitto, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar si mobilitano per portare aiuti umanitari a Gaza. C’è una scintilla di speranza che il genocidio che si sta consumando possa giungere a una fine. È un orrore che non dovrebbe mai esistere: migliaia di vite perdute, ferite che non potranno mai guarire completamente, famiglie distrutte e comunità intere sconvolte. Tuttavia, è profondamente deludente constatare il silenzio dell’Europa e dell’Occidente di fronte a una tragedia umanitaria così enorme e devastante. In un mondo che si vanta di valori quali la libertà, la giustizia e i diritti umani, l’ipocrisia dell’Occidente diventa sempre più evidente. È tempo che l’Occidente si confronti con la propria inazione e rifletta seriamente sulle sue responsabilità morali e sulle azioni che deve intraprendere per porre fine a questa catastrofe senza precedenti.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





