Una buona notizia: l’ Italia aderisce alla proposta di fare un corridoio umanitario via mare per la popolazione di Gaza.
L’Italia svolta e aderisce:
“Si aderisce alla proposta, che si fa sempre più concreta, di un corridoio umanitario marittimo per Gaza”
Tajani
Ciò viene annunciato tramite le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani spiegando ai cronisti di aver comunicato l’adesione dell’Italia a Ursula von der Leyen.
“E’ una proposta che nasce da Cipro per aiutare la popolazione palestinese”
Tajani
Sono le sue parole (fonte: Ansa)
Tajani
La situazione a Gaza è diventata insostenibile, al punto che anche l’Italia vacilla nel sostenere le posizioni (genocicdiarie) di Israele.
“Nel Mar Rosso la situazione è complicata, noi abbiamo voluto e ottenuto una missione europea. La pericolosità degli Houthi la conosciamo, sono un’organizzazione terroristica, e noi reagiremo in caso di attacco così come è stato fatto”
Tajani
Israele ha distrutto la possibilità di aiuti umanitari:
Un dirigente di alto livello di Hamas ha accusato Israele di aver “distrutto” tutti gli sforzi dei mediatori per raggiungere un accordo per la tregua prima del Ramadan. Lo riporta il Guardian. Il dirigente di alto livello di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha affermato che Israele continua a respingere i punti dell’accordo che porterebbero a una pausa nei combattimenti, garantirebbero l’arrivo degli aiuti e faciliterebbero il ritorno degli sfollati interni alle loro case. La delegazione di Hamas ha ora lasciato il Cairo, anche se una fonte ha detto al canale di notizie egiziano Al-Qahera che i colloqui continueranno e riprenderanno la prossima settimana.
Israele è stato oggetto di critiche e accuse per le violazioni del diritto internazionale relative al trattamento dei palestinesi nei territori occupati, come la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Sempre più nazioni hanno sollevato preoccupazioni riguardanti i diritti umani, sostenendo che Israele abbia commesso violazioni del diritto internazionale umanitario, incluso il genocidio (come ricordiamo dalla denuncia del Sudafrica).
Intanto in Qatar:
Le delegazioni del Qatar, di Hamas e degli Stati Uniti hanno lasciato Il Cairo dopo la fine dell’ultimo ciclo di negoziati per il cessate il fuoco a Gaza e lo scambio tra ostaggi e prigionieri, concluso senza risultati. Lo riferiscono fonti aeroportuali. Le delegazioni del Qatar e del Movimento della Resistenza Islamica hanno lasciato la città poche ore fa. Sono arrivate separatamente all’aeroporto, accompagnate da convogli delle agenzie di intelligence egiziane, che le hanno prelevate dal luogo segreto dove si sono svolti i colloqui e la loro partenza si è svolta nel massimo riserbo. Poche ore prima aveva lasciato Il Cairo anche la delegazione americana.
Una fonte politica israeliana ha negato informazioni apparse in Libano secondo cui Israele avrebbe indicato il 15 marzo come termine ultimo per il raggiungimento di un’intesa politica riguardo alla situazione di sicurezza al suo confine nord, dopo il quale potrebbe avere luogo una escalation militare. ”Quella notizia non è vera – ha detto la fonte alla radio pubblica Kan – non c’è una scadenza del genere”.
Italia vuole il corridoio umanitario a Gaza, Israele perde alleati:, niente speranze per gli ostaggi
Le speranze di raggiungere un accordo sul rilascio degli ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre diminuiscono. Anche le speranze per una tregua temporanea a Gaza prima dell’inizio del Ramadan, la prossima settimana, stanno scemando. Almeno secondo quanto riportato dal New York Times, citando funzionari vicini ai colloqui.
L’amministrazione Biden è preoccupata per una potenziale catastrofe umanitaria. Infatti la Casa Bianca sta esaminando opzioni per impedire a Israele di utilizzare armi statunitensi. Si vorrebbe impedirle nel caso di un attacco all’area densamente popolata intorno alla città di Rafah. Questo viene riportato dal Washington Post, la stessa fonte che descrive la “frustrazione” di Biden verso Netanyahu. Nonostante il presidente Usa e i suoi consiglieri senior non abbiano preso ancora una decisione, il fatto che si stia discutendo di questo passo estremo indica la crescente preoccupazione dell’amministrazione per la crisi a Gaza. Non solo, indica anche il profondo disaccordo con i leader israeliani sull’attacco a Rafah.
In breve, la nazione di Israele ha ormai compiuto atti troppo gravi di violazione del diritto internazionale nel continuare il genocidio. Non è così impensabile immaginare quindi che ora sia difficile che le nazioni che prima la sostenevano possano continuare a farlo.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





