Negli anni 70′ era tra i maggiori esponenti del Nuovo Cinema Tedesco insiema a Werner Herzog poi ha avuto anche un periodo americano per poi ritornare a casa. Oggi a 74 anni è uno dei maggiori autori cinematografici viventi ritornato recentemente alla ribalta con “Perfect Days” che gli è valso la candidatura gli Oscar per il miglior film straniero. Qui di seguito cinque film per riscoprire il grande regista tedesco Wim Wenders.
Wim Wenders, Alice nella città e gli anni 70′

Negli anni 70’si sviluppa in Germania, ispirata alla Nouvelle Vague e al Neorealismo Italiano, la corrente del Nuovo Cinema Tedesco di cui Wim Wenders è stato uno dei massimi esponenti. Della produzione wenderseriana di quegli anni è doveroso ricordare la cosiddetta trilogia della strada in cui spicca un piccolo capolavoro intolato “Alice nella città”. In questa pellicola con una macchina da presa che ama indugiare sui personaggi ed un bellissimo bianco e nero Wim Wenders racconta una storia profondamente esistenzialista in cui al viaggio fisico corrisponde una complessa riflessione interiore. Al centro della trama di questa pellicola infatti c’è la storia di tre personaggi, un reporter, una bambina, una donna e la loro crisi esistenziale che li spingerà a lottare verso un obiettivo ben definito come il rimettersi con l’ex compagno o la ricerca di una nonna.
Paris, Texas e l’esistenzialismo
In un certo senso si può anche dire che “Alice nella città” è un film forse precursore della pellicola cardine del cinema wenderseriano intitolata “Paris, Texas” . Al centro della trama di questo film c’è infatti la crisi identitaria ed esistenzialista del protagonista, muto e a digiuno per scelta, e della sua rinascita segnata dall’incontro con la moglie e con il figlio abbandonato dagli zii. In questo road movie atipico le ambientazioni diventano metafore dell’interiorità del protagonista con il deserto che simboleggia la caduta e la città della rinascita dopo quattro anni di vagabondaggio.
È solo uno dei punti, insieme alla colonna sonora di Ry Cooder, che rendono indimenticabili questo film con cui Wenders vinse una Palma d’oro a Cannes. Un lungometra ricco di sequenze indimenticabili. Ricordiamo, ad esempio , quella dell’incontro tra marito e moglie dove lui può vedere lei attraversi uno specchio ma lui non può vedere lei in cui avviene una perfetta e metaforica sovrapposizione di immagini e di colori.
Il cielo sopra Berlino e i documentari
Tra i film da non perdere per riscoprire Wim Wenders come regista e autore figura senza dubbio il suo capolavoro più noto intitolato “Il cielo sopra Berlino”. Questo film nasce della perlustrazioni di Berlino effettuate da Wenders e il suo notare come la città fosse piena di angeli ed è ispirato alle poesie di Rilke Al centro della trama di questo film una Berlino segnata dal Muro a cui si contrappone la libertà dei celi e la scelta di un angelo che decide di diventare mortale per vivere l’amore da uomo comune.
Il tutto con una fotografia passata alla storia e da una regia estemporanea in cui si alternano movimenti di macchina ben collaudati, come le continue carrellate su diversi soggetti di cui è possibile udire i pensieri, e la più “sporca” macchia mano che da un tono più underground alla narrazione. Un fatto che fa di questo film uno dei più sperimentali del famoso regista tedesco.
Wim Wenders è noto, infine, anche per i suoi documentari. Tra di essi vogliamo ricordare “Lampi sull’acqua- Nick’s Movie”. Anche questo un film atipico che racconta gli ultimi giorni del famoso regista americano Nicholas Ray e la profonda amicizia e la stima che lo ha legato al regista tedesco. Questo lungometraggio doveva essere il ritorno del personaggio interpretato da Ray in “L’amico americano” ma che a causa delle cattive condizioni di salute del cineasta americano è diventato il suo lascito finale. Un atto di reciproca amicizia con cui Ray racconta la sua vita dedicata completamente al cinema mentre Wenders gli offre la possibilità di filmare un ultima volta e di lasciare così un suo testamento cinematografico.
Pina e il 3D
Chiudiamo questa carrellata di film con un altro significativo documentario di Wim Wenders intitolato “Pina”. Il lavoro portato in quest’opera è frutto della grande amicizia da Wenders e Pina Bausch ed è stato portato a termine, dopo la morte della famosa coreografa, grazie all’uso del 3D. Proprio questa moderna tecnologia digitale aiuta il celebre regista tedesco a creare un ‘opera in cui più che la parola conta il corpo attraverso cui si dispiega il racconto della vita della celebre coreografa reso potentissimo dalle coreografie che riportano in vita i ricordi dei danzatori del del Thanztheater di Wuppertal. Il tutto nel tentativo riuscito di trasmettere l’idea di danza della Bausch basata su una forte espressività del danzatore dei propri sentimenti e del proprio stato d’animo.
Stefano Delle Cave
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