Animali agonizzanti e con ferite aperte, violenze degli operatori, petto e zampe bruciate, diverse decine di polli morti ogni giorno: ecco cosa ritraggono alcune delle immagini più scioccanti pubblicate oggi da Essere Animali e raccolte in quattro allevamenti di polli di un fornitore del marchio KFC in Italia situati nella provincia di Verona.
Le immagini diffuse oggi dall’associazione documentano diverse problematiche legate alle condizioni di allevamento degli animali e alla selezione genetica a cui sono sottoposti. Gli animali, come accade nella quasi totalità degli allevamenti intensivi di polli per la produzione di carne, raggiungono il peso di macellazione in circa 40 giorni, ma a quel punto sono ormai incapaci di muoversi per via del peso eccessivo del petto, di deformazioni e di patologie, come infiammazioni e lesioni a tibia e metatarso. Negli allevamenti in questione centinaia di polli rimangono incastrati nelle mangiatoie – inadeguate per la dimensione degli animali – e alcuni riportano gravi ferite mentre altri muoiono al loro interno. Altri ancora mostrano ferite aperte dovute probabilmente allo sfregamento con recinzioni o altre strutture appuntite.
Ogni giorno sono centinaia le carcasse di polli morti: alcune in evidente stato di decomposizione, che potrebbero comportare serie implicazioni per la biosicurezza e quindi la trasmissione di patogeni in allevamento, anche tramite cannibalismo. Alcuni cadaveri vengono raccolti in secchi che sono poi abbandonati per giorni all’esterno del capannone e non dentro una cella frigorifera, come previsto dalla
normativa. A pochi giorni dalla macellazione, gli animali mostrano assenza di piume nell’area ano-genitale e del petto, e bruciature sulle zampe, a causa del continuo contatto con la lettiera carica di deiezioni e quindi di ammoniaca, una sostanza irritante per la pelle. Alcuni polli mostrano un disturbo neurologico denominato “torcicollo” (wry neck) a seguito del quale gli animali mantengono una posizione del collo e della testa
innaturale.

Nel video si vedono vere e proprie violenze nei confronti degli animali: gli operatori danno calci agli animali, li lanciano contro superfici con il rischio di ferirli e li maneggiano in modi dolorosi per i polli, ad
esempio sollevandoli soltanto da un’ala. Vi sono anche immagini angoscianti che riprendono il carico e lo scarico degli animali. Le operazioni di carico avvengono con un sistema automatizzato che non sempre viene gestito adeguatamente: in un caso un operatore schiaccia i polli con i piedi per liberare il nastro trasportatore, aggravando la situazione di stress degli animali incastrati, con il rischio di lesioni
e ferimenti. In un altro episodio la velocità del nastro trasportatore in uscita verso i contenitori finali è esageratamente alta, causando forte paura e stress evitabili agli animali. «KFC si vanta da sempre dell’originalità della sua ricetta del pollo fritto, ma le immagini che diffondiamo oggi mostrano un ingrediente che
è rimasto per troppo tempo segreto: la sofferenza dei polli. KFC Italia è infatti tra le aziende a non avere ancora sottoscritto lo European Chicken Commitment (ECC), una serie di criteri minimi di benessere animale che puntano a ridurre la sofferenza dei polli attraverso l’adozione di specifiche politiche aziendali. Tra queste, quella di evitare l’utilizzo di razze selezionate geneticamente per ottenere una crescita eccessivamente rapida e, per questo motivo, più soggette a un’elevata incidenza di problemi muscolari, scheletrici e cardiovascolari, com’è evidente dalle immagini raccolte. È ora che KFC faccia di più e si unisca alle oltre 300 aziende in tutta Europa ad aver già aderito all’ECC, come ha già fatto in diversi Paesi tra cui Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Regno Unito e Irlanda.», commenta Brenda Ferretti, campaigns manager di Essere Animali.





