I trend aesthetic  proliferano sui social network ormai da decenni. Cottagecore, dark academia, fairycore, vaporwave, sono termini in grado di richiamare immediatamente una più o meno riconoscibile categoria di contenuti visivi. Una qualsiasi visita sulle bacheche di TikTok o Instagram è un’incursione in un vasto mercato di tipi estetici proposti come collezioni di immagini, video e musiche evocative o come scelte di look e lifestyle, che però non corrispondono esattamente alla libertà creativa che ci si aspetterebbe.

Aesthetic social e libertà, la sfuggente definizione del concetto

aesthetic social libertà

Il fenomeno aesthetic  è composito e complesso da descrivere nello spazio di poche righe, dal momento che, come tutto ciò che nasce dal mondo social, è costituito da immagini, musiche e tendenze che non vengono sottoposte a un’indagine semantica e descrittiva e mettono perciò alla prova le capacità degli stessi utenti di comprendere e descrivere ciò che quotidianamente fruiscono. Termini come “vibes” o “mood” sono all’ordine del giorno quando si cerca di descrivere le atmosfere che i contenuti aestethic evocano, eppure si piò notare facilmente come, sebbene siano facilmente comprensibili dalla popolazione giovane e dai fruitori social, rimane ancora complicato spiegarne a pieno il significato ad esempio alla fetta più anziana e meno inserita nel nuovo mondo mediatico.

Questo a riprova di quanto questi fenomeni social mediatici siano ego riferiti ed esistenti soltanto all’interno della, senz’altro estesissima, comunità di utenti. Ma il fatto che parole, concetti e immagini rimangano confinati a una piattaforma che ci espone alla loro fruizione costante, fa sì che siano vincolati al fenomeno visivo e si perdano quindi le capacità descrittive e con esse gli strumenti utili a comprenderli a pieno; ci si trova perciò ad essere spettatori passivi, incapaci di comprendere l’eco di sensazioni provocate da un’immagine se non in presenza della stessa immagine.

L’aesthetic social  tra moda, musica, sottoculture e libri

Cercando quindi di comprendere più a fondo il fenomeno aesthetic e di descrivere appieno le conseguenze del suo dilagare sui social se ne deve senz’altro notare la natura tutt’altro che recente. È infatti l’ultima incarnazione di un’antica pratica umana: l’adesione estetica e stilistica ai contenuti artistici e musicali di tendenza. È noto, ad esempio, che già D’annunzio fosse un imitatissimo modello di moda e stile e nel corso della fine del XX secolo, le sottoculture come l’emo, il punk, il grunge e molte altre hanno espresso le proprie identità attraverso abiti, acconciature e decorazioni che incarnavano i valori e gli ideali del movimento.

Non è quindi necessario dilungarsi su come l’estetica sia una componente fondamentale del personale sguardo sul mondo, della creazione artistica e della costruzione dell’identità. In particolar modo in un’epoca come la presente, in cui la cultura e l’arte usano come principale canale espressivo le immagini è immediato comprendere che la componente visiva occupi uno spazio molto ampio nell’immaginario collettivo. È infatti anche dal riutilizzo di immagini tratte da film, fotografie e quadri che provengono molti dei contenuti mediatici aesthetic . Il termine core sui i social fa infatti riferimento a spunti estetici costruiti proprio su immagini legate al sapere artistico collettivo.

Il libro come oggetto della cultura estetica

I libri anche rientrano in questo universo, come soggetti e oggetti della cultura estetica. Racconti e romanzi hanno contribuito alla costruzione di numerosissimi immaginari, come nel caso di Harry Potter, in prima linea quando si pensa alle immagini collegiali nello stile “dark academia”, di romanzi come Orgoglio e pregiudizio da cui provengono molti degli scenari “romantic academia” o dei racconti di Edgar Allan Poe per quanto riguarda l’immaginario gotico, una mole di esempi vastissima insomma.

Ma in molte circostanze i libri non sono nient’altro che l’oggetto di questo fenomeno estetizzante, di cui fanno parte anche i blog del bookstagram e booktok, che pure nascono col semplice fine di condividere e promuovere letture: in questo caso i libri vengono presentati come oggetti inseriti in video ed immagini esteticamente piacevoli e dalle atmosfere calme, romantiche e sognanti in cui spesso viene celebrato anche il valore estetico di copertine ed edizioni raffinate.

Da una parte è senz’altro necessario riconoscere il valore di reel e tiktok in grado di avvicinare all’oggetto libro utenti altrimenti poco stimolati ad entrarci in contatto, dall’altra bisogna essere in grado di riconoscere la reale funzione del libro in questo tipo di contenuti: ossia quella di decorare, arredare e soprattutto attribuire identità a chi li possiede. L’attività di lettura è infatti un must, una presenza indovinabilissima in molte aesthetic evocative.

L’aesthetic somiglia molto poco alla libertà d’espressione

È quindi proprio la costruzione dell’identità personale uno dei nodi centrali degli aesthetic  social. Il tema, come si è già detto era presente già negli scorsi decenni all’interno delle sottoculture e il gusto musicale, lo stile d’abbigliamento, le letture ecc. sono sempre stati, soprattutto tra gli adolescenti degli importanti parametri per distinguersi da alcuni gruppi sociali e riconoscersi in altri. Ma il fenomeno di diffusione assidua di immagini, iniziato già con la televisione e che continua a perfezionare e ad accelerare la sua evoluzione tramite social media sempre più veloci, ha moltiplicato gli stimoli visivi e generato una vastità enorme di categorie estetiche di riferimento, che solo apparentemente somiglia a una maggiore libertà di scelta e di espressione.

Aderire al modello della “clean girl”, “that girl”, “mob wife” ed infiniti altri trend può comportare l’adozione più o meno passiva di uno standard prefabbricato e preconfezionato. Dietro molte di queste tendenze si cela spesso l’obiettivo di spingerci a conformarci a un modello estetico specifico, al fine di partecipare al mercato consumistico e di acquistare prodotti che si allineano a tali modelli imposti. In questo modo, ci troviamo ad essere non solo consumatori dei prodotti stessi, ma anche dei valori e degli standard che essi rappresentano, contribuendo così a mantenere in vita il ciclo di consumo su cui si basa l’industria della moda e della bellezza. Difatti il marketing di numerosi brand sui social non può trascurare di essere aggiornato sui trend aesthetic più recenti in modo da rendere i propri prodotti fondamentali anche alla costruzione dell’identità del consumatore.

Aesthetic socia e libertà, il rischio di aderire a modelli imposti

In conclusione, se in pochissimi casi i trend aesthetic  sui social media possono offrire un’occasione e uno spazio per l’espressione individuale e creativa, esiste il rischio che diventino un’ennesima occasione per sentirsi obbligati a performare e ad aderire a modelli subdolamente imposti. Si plasmano così categorie stringenti che difficilmente possono vestire la complessità di un essere umano reale e sfaccettato, che vive stati d’animo cangianti e raramente rappresentabili esclusivamente tramite uno stile estetico. Il confine tra l’espressione di un vero e proprio immaginario artistico e lo sfoggio inerte di un trend diventa sempre più labile e mette in discussione la sincerità e l’autenticità dietro le rappresentazioni online. È fondamentale quindi prendere coscienza di questa dinamica, essere in grado di descriverla e coltivare la propria individualità al di là delle tendenze effimere e cangianti che ci scorrono davanti agli occhi sui social media.

Marta Tomassetti

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