Un evento storico – nessun ex presidente americano ha mai affrontato un procedimento penale ed è soltanto il primo dei quattro per il tycoon – e destinato a creare scalpore non solo per le rivelazioni della pornostar Stormy Daniels sul loro affaire, ma anche perché Trump ha annunciato che salirà sul banco dei testimoni per dire «la sua verità».
Trump è accusato di 34 capi di imputazione, in particolare di aver falsificato documenti aziendali per nascondere un pagamento di 130mila dollari all’attrice e regista hard nel 2016 in modo che non rivelasse la loro relazione. Oltre a Daniels, l’altra testimonianza clou sarà quella Michael Cohen, ex avvocato personale e faccendiere di Trump che ha materialmente staccato gli assegni per la pornostar e la coniglietta di Playboy Karen McDougal e poi, secondo il procuratore Alvin Bragg, è stato rimborsato dalla compagnia del tycoon che ha fatto passare le rate come spese legali.

Cohen è stato condannato a tre anni nel 2018 per la stessa vicenda e per avere mentito al Congresso: ora sarà uno dei testimoni chiave del processo, con la difesa che tenterà in ogni modo di screditarlo. Ha già iniziato lo stesso Trump, a modo suo: “Cohen e Daniels sono due bugiardi – ha detto – due sacchi di spazzatura”.
Si inizia dunque oggi con la selezione della giuria e si prevede che in tutto il procedimento durerà sei settimane, con udienze tutti i giorni della settimana tranne il mercoledì.
Attirerà un’enorme attenzione mediatica, considerando che l’imputato per legge dovrà essere sempre presente. Tra i potenziali testimoni, la stessa Daniels e forse anche Karen McDougal, una modella di Playboy che pure afferma di essere stata pagata per tacere sulla sua relazione con Trump.
«Testimonierò e dirò la verità. E la verità è che io non ho commesso alcun reato», ha dichiarato Trump qualche giorno fa attaccando Daniels e Cohen – «sono due bugiardi» – e il sistema di giustizia che lo «perseguita». A differenza degli altri procedimenti contro l’ex presidente – quello per il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni vinte da Joe Biden in Georgia, aver istigato l’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 e aver gestito in modo inappropriato carte classificate – questo è l’unico che potrebbe chiudersi entro novembre, ovvero prima delle elezioni, ed è quindi considerato il più significativo per il futuro dell’ex presidente. Gli avvocati del tycoon sperano in un’assoluzione piena ma se dovesse essere giudicato colpevole ogni capo di imputazione comporta un massimo di quattro anni di carcere.





