Il numero dei bambini morti a Gaza è “senza precedenti e sconcertante”: lo ha dichiarato alla Tass Philippe Lazzarini, commissario generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa) in un’intervista esclusiva. “In sei mesi sono morte oltre 30mila persone”, un numero che Lazzarini ritiene plausibile, forse addirittura sottostimato. “Non sono sicuro che questo numero copra tutti coloro che sono ancora sotto le macerie. In realtà, il bilancio delle vittime potrebbe essere ancora più alto o sproporzionatamente più alto”. E poi ha continuato: “Sappiamo che tra i morti ci sono 13mila bambini. Sappiamo che a Gaza sono morti più bambini in sei mesi che in tutti i conflitti del mondo negli ultimi quattro anni. Quindi un bilancio che è senza precedenti e sconcertante, sia in termini di dimensioni che in termini di livello di distruzione“.
I bambini israeliani sono stati rapiti e tenuti in ostaggio a Gaza e hanno subito violenze che hanno avuto un impatto duraturo sulla loro salute mentale e sul loro benessere. Almeno 460 bambini palestinesi sono stati detenuti arbitrariamente dal 7 ottobre. Alcuni hanno raccontato ai nostri partner di aver sofferto la fame, di aver subito abusi e trattamenti disumani durante la detenzione.

I traumi e lo stress emotivo causati dalle bombe, dalle perdite e dalla fame sta rendendo i bambini sempre più vulnerabili. Gli esperti di salute mentale e di protezione dell’infanzia avvertono che, poiché i fattori di stabilità come le case, le scuole e la vita familiare sono stati strappati via, i bambini rischiano di subire un impatto psicosociale duraturo.
Alcuni genitori ci hanno raccontato che i loro figli faticano a vedere un futuro per sé stessi, concentrandosi unicamente sulla sopravvivenza. Ahmed, padre di un bambino, sfollato dalla città di Gaza a Rafah, ci racconta la tragica esperienza vissuta da suo figlio:
“Siamo fuggiti verso sud il 25 marzo. Sulla strada per Rafah, abbiamo visto piccoli corpi decomposti vicino all’area di Beidar. I nostri figli stanno vedendo cose che nessun bambino dovrebbe mai vedere.”
Le organizzazioni umanitarie presenti a Gaza sono preoccupate per quello che potrebbe accadere nei mesi estivi, quando le temperature saliranno ulteriormente favorendo, oltre alla disidratazione, anche la diffusione di malattie infettive ed epidemie: “Con l’arrivo dell’estate si sta creando un’atmosfera perfetta per tutti i tipi di germi. E, naturalmente, il caldo favorirà la propagazione delle malattie trasmesse dall’acqua e dall’aria”, ha avvertito Abdelrahman Al Tamimi, direttore generale della Palestine Hydrology Group, un’organizzazione no-profit che si concentra sulle problematiche idriche e sanitarie nei territori palestinesi.





