Oggi si vota nel Regno Unito per rinnovare i 650 seggi della Camera dei Comuni. Le sezioni elettorali restano aperte un solo giorno, giovedì 4 luglio, dalle 7 di mattina alle 22 di sera, ora locale, che sono le 8 e le 23 italiane. Si può anche votare via posta: le autorità si aspettano che votino così più di 10 milioni di persone, il 20 per cento in più che nel 2019, ma ci sono state polemiche per via dei ritardi sulla spedizione di migliaia di schede elettorali. Più di 90 collegi elettorali hanno segnalato problemi nella ricezione delle schede: per essere contati e considerati validi, infatti, i voti postali devono raggiungere il seggio entro la chiusura delle urne.

I partiti principali sono due: i Laburisti di centrosinistra, attualmente all’opposizione, e i Conservatori, che governano da 14 anni, durante i quali si sono spostati progressivamente a destra. In questo schema, il terzo partito è storicamente quello Liberal-democratico (Libdem), che ha un’impostazione centrista e nel tempo ha assunto posizioni più di destra o più di sinistra a seconda di quale dei due partiti maggiori era al potere in quel momento.

Una delle novità di queste elezioni è stato il ritorno di Nigel Farage, che ha ripreso la guida di Reform UK, un partito populista di estrema destra di cui era presidente onorario. I Verdi hanno tradizionalmente intercettato il voto di protesta a sinistra, soprattutto nelle città medio-grandi del sud benestante del paese, ma non sono ancora riusciti a consolidarsi come partito nazionale.

Ci sono poi alcuni partiti radicati in aree specifiche del paese, di cui rappresentano le istanze autonomiste: il più famoso è il Partito Nazionalista Scozzese (SNP), che governa in Scozia dal 2007. In Irlanda del Nord il principale partito protestante è il Partito Unionista Democratico (DUP) e il principale partito cattolico è Sinn Féin. In Galles c’è Plaid Cymru, che significa “Il Partito del Galles” in gallese. Questi partiti ottengono dei seggi solo nelle rispettive nazioni, e non sono attivi al di fuori di esse.

Gli ultimi sondaggi dell’istituto Survation assegnano ai Laburisti tra i 447 e i 517 seggi, ai Conservatori tra i 34 e i 99 e ai Libdem tra i 49 e i 73. Reform UK è dato tra 1 e 17 seggi, i Verdi tra 1 e 6. Gli altri sono divisi tra i partiti nazionalisti di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

La notte delle elezioni, subito dopo la chiusura dei seggi, i principali network televisivi del paese BBCiTV e Sky News diffondono gli exit poll realizzati dall’istituto Ipsos

Cosa potrebbe succedere dopo le elezioni nel Regno Unito

A ogni elezione britannica solitamente le possibilità sono due: o un partito ottiene la maggioranza dei seggi in parlamento, oppure c’è uno hung parliament, cioè un “parlamento sospeso”, in cui nessun partito ha la maggioranza da solo. Questo secondo scenario in queste elezioni è ritenuto meno probabile per via dei sondaggi. Quasi tutti danno invece per scontato che i Laburisti otterranno una netta maggioranza, con più di 150 seggi di scarto sugli altri partiti. A quel punto potrebbero governare da soli e il loro leader Keir Starmer diventerebbe primo ministro. Nell’eventualità in cui i Laburisti non arrivassero alla maggioranza, che i sondaggi ritengono però poco probabile, si avrebbe uno hung parliament e il partito di Starmer dovrebbe cercare alleati, come fecero i Conservatori nel 2015 (coalizzandosi con i Libdem) e nel 2017 (quando dipesero dai voti del DUP). I loro interlocutori più naturali sarebbero i Libdem di Ed Davey. In caso di hung parliament resta in carica il primo ministro uscente finché non si insedia un nuovo governo. È il primo ministro uscente, in questo caso Sunak, a decidere se provare a fare un governo di minoranza oppure dimettersi affinché il leader dell’opposizione possa cercare di formare un governo.