50 Primavere vi stupirà come la sua protagonista Aurore.
Leggendo la trama di 50 primavere in un primo momento si potrebbe pensare “Ci risiamo. L’ennesimo film femminista”. Ed ecco che si prende posto in sala e ci si rassegna a vedere sfilare sullo schermo una serie di stereotipi e luoghi comuni. Ma non questa volta, amici!
Il merito è di una regia, quella di Blandine Renoir, intelligente, sensibile e incredibilmente schietta e del talento senza pari della protagonista Agnès Jaoui. Donna a 360 gradi. Negli occhi un mondo di emozioni e di esperienze che svela di scena in scena, sconvolgendo la platea per eleganza e potenza.
Agnès Jaoui è AuroreTutto il cast è perfetto. Da “Totoche”, il coprotagonista interpretato da un ottimo Thibault de Montalembert, che colpisce fin dalla sua prima apparizione come un pugno nello stomaco, a Mano, amica del cuore di Aurore (Pascale Arbillot), alle figlie di Aurore, Marina e Lucie. E tutto l’universo femminile che emerge in un’alternanza di comicità e tenerezza, senza mai risultare costruito o artificiale.
Cosa significa invecchiare. E soprattutto: com’è invecchiare quando si è donna?
Aurore, due figlie, un divorzio alle spalle, perde il lavoro e scopre, quasi in contemporanea, che presto diventerà nonna. La società la spinge a farsi gentilmente da parte, ma quando, per un caso, ritrova il suo amore giovanile “Totoche”, Aurore decide di opporre resistenza, rifiutando la rottamazione alla quale sembra destinata. E se fosse il momento di cominciare una nuova vita?
Le donne di 50 PrimavereUna storia comune. Certo. Ma è Aurore a renderla straordinaria. Con la sua umanità e il suo umorismo. Con l’incredulità di chi inizia ad affrontare la menopausa, gli sbalzi d’umore e le violente “vampate” di calore. Di chi, ormai grande, deve ricominciare a cercare lavoro quando “lavoro non ce n’è”. Ed è così che nasce uno degli sketch più riusciti del film: una collega tunisina le dice che le donne bianche si accorgono della discriminazione una volta che non sono più giovani, “pensa se fossi nera e musulmana! Allora sì che saresti nei casini!”.
Una scena del filmI temi trattati
Si racconta così tanto solo in un’ora e mezzo. Fin da subito si rompe il tabù delle mestruazioni, con Aurore che ne parla con la figlia minore nella prima scena. “Al primo ciclo, mia madre mi disse: ora sei una donna. Ma perché? Ora che non ce l’ho più cosa sono? Non sono più una donna?”. Poi con grande abilità e ironia, la regista tocca il tema dell’umiliazione sul posto di lavoro, del rapporto con le figlie, a volte terribilmente difficile e conflittuale, a volte tenero e rassicurante. E ancora, l’amore che Aurore riscopre improvvisamente grazie all’incontro con quello che era il suo ragazzo ai tempi della scuola. La regista, Blandine Renoir, in un’intervista, spiega:
Aurore“Si rinnamora e a un tratto è come se avesse di nuovo quindici anni. (…) Il periodo che attraversa mi fa venire in mente l’equivalente dell’adolescenza. Aurore scopre una nuova libertà alla quale non è abituata e che si traduce innanzitutto con una sensazione di perdita. Il cinema rappresenta spesso genitori sollevati nel vedere i figli ormai adulti andarsene finalmente via di casa, ma attorno a me io vedo, al contrario, molte amiche sconvolte a causa di quel cambiamento. Prima di ritrovare la sensazione di avere di nuovo del tempo da dedicare a se stesse e dei nuovi progetti da portare avanti, queste donne devono affrontare una fase di transizione molto delicata.”
Una nuova emancipazione
“Sono convinta che nella vita i ruoli cambino spesso, in particolare tra madri e figlie che hanno bisogno di allontanarsi per un certo tempo per poi ritrovarsi. È esattamente quello che avviene tra Aurore e le sue figlie, che si ritrovano acquisendo un nuovo status.” Afferma sempre Renoir. Aurore, come tutti, nei momenti di sconforto quotidiani o di solitudine, si ritrova letteralmente a riacciuffarsi o a farsi riacciuffare da altre donne meravigliose, come la proprietaria della casa di riposo solidale, carismatica ed entusiasta.
Un piccolo capolavoro femminile
Le sfide affrontate da Aurore sono accompagnate dalle musiche di Bertrand Belin, elemento narrativo indispensabile. I dialoghi, esilaranti e autentici, trasformano ogni scena in una pennellata di originalità. Non perdetelo! Da giovedì 21 dicembre nelle nostre sale cinematografiche, distribuito da BIM.
Valeria Longo




