Emessa oggi una risoluzione ONU secondo cui Israele deve immediatamente lasciare i territori occupati in Palestina durante il suo genocidio in corso. Ma accadrà o ignorerà l’ennesimo monito internazionale?
Il 18 settembre 2024, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione storica che chiede a Israele di ritirarsi dai territori palestinesi occupati entro 12 mesi. L’Italia, insieme ad altri 42 paesi, ha scelto di astenersi, una decisione che riflette la complessità della sua posizione diplomatica. Questa risoluzione, sebbene non vincolante, ha un forte valore politico, evidenziando ancora una volta la divisione internazionale sulla questione israelo-palestinese. Vediamo di seguito il contesto più ampio e le implicazioni di questa votazione.
Cos’è l’Assemblea Generale dell’ONU e una risoluzione ONU
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è l’organo in cui sono rappresentati tutti i 193 Stati membri. Ognuno di essi ha un voto e può partecipare alla discussione di temi globali, come la pace, i diritti umani e la cooperazione internazionale. Le sue decisioni si esprimono sotto forma di risoluzioni, che non sono giuridicamente vincolanti, a differenza di quelle adottate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ma hanno un forte peso morale e politico.
Una risoluzione ONU è un documento che rappresenta la volontà della maggioranza dei membri su una questione specifica. La risoluzione approvata in questo caso chiede esplicitamente a Israele di ritirare le forze militari e i coloni dai territori palestinesi, sottolineando l’illegalità dell’occupazione in base al diritto internazionale. Anche se Israele non è obbligato ad adempiere a queste richieste, il consenso internazionale espresso dall’Assemblea rappresenta un importante strumento di pressione diplomatica.
La risoluzione sulla questione israelo-palestinese
Questa risoluzione, approvata con 124 voti a favore e 14 contrari, rappresenta una nuova tappa nei tentativi di risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il testo, proposto dai rappresentanti palestinesi, ribadisce che l’occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, iniziata nel 1967 durante la Guerra dei Sei Giorni, è una violazione del diritto internazionale.
Non si tratta della prima risoluzione di questo tipo, ma arriva in un momento di crescente tensione nella regione. La Corte Internazionale di Giustizia aveva già dichiarato illegale l’occupazione a luglio 2024, confermando che Israele è in violazione delle norme internazionali. La risoluzione dell’Assemblea Generale riflette questo giudizio, esortando a un ritiro rapido, anche se lo storico atteggiamento di Israele suggerisce che difficilmente si conformerà a queste richieste.
L’Italia e la sua astensione nella risoluzione ONU per Israele e Palestina
L’Italia, come altri 42 paesi, ha deciso di astenersi durante la votazione. Questa scelta diplomatica non è una novità: l’Italia si è spesso trovata in una posizione delicata rispetto al conflitto israelo-palestinese. Pur sostenendo ufficialmente la creazione di due Stati e condannando l’espansione degli insediamenti israeliani, il paese mantiene rapporti strategici con Israele, sia a livello economico che di sicurezza. L’Italia, quindi, cerca di bilanciare il suo sostegno ai diritti palestinesi con la necessità di non danneggiare i rapporti con un alleato importante nella regione.
Le critiche interne all’astensione italiana non sono mancate. Diverse forze politiche, soprattutto quelle di sinistra, hanno accusato il governo di chiudere gli occhi di fronte a un’occupazione ingiusta e illegale, mentre il governo ha difeso la scelta come necessaria per mantenere un equilibrio tra le parti.
Risoluzione ONU: Israele lascerà davvero i territori occupati in Palestina o continuerà il genocidio indisturbata?
Israele ha risposto con fermezza alla risoluzione, respingendola come sbilanciata e accusando l’ONU di ignorare le sue preoccupazioni sulla sicurezza. Il governo israeliano ha sempre sostenuto che una soluzione duratura può essere raggiunta solo attraverso negoziati bilaterali, non tramite risoluzioni internazionali. Anche gli Stati Uniti, storici alleati di Israele, si sono opposti alla risoluzione, ribadendo la necessità di garantire la sicurezza dello Stato ebraico.
D’altro canto, organizzazioni internazionali per i diritti umani come Amnesty International hanno accolto favorevolmente la risoluzione, vedendola come un importante passo verso il riconoscimento delle sofferenze dei palestinesi e la fine dell’occupazione. Tuttavia, il percorso verso una soluzione concreta sembra ancora lungo e complesso, soprattutto se si considera che Israele continua a espandere gli insediamenti, rendendo sempre più difficile l’ipotesi di una soluzione basata su due Stati.
Non c’è speranza per una pace giusta finchè Israele ignora il diritto e continua ad uccidere
La risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU rappresenta un passo simbolico importante, ma purtroppo insufficiente, verso la giustizia e la pace in Medio Oriente. L’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele è una chiara violazione del diritto internazionale, e continuare a ignorare questa realtà significa perpetuare l’oppressione di un intero popolo. Israele, pur avendo diritto a difendersi, non può giustificare la sua occupazione e la costruzione di insediamenti illegali che negano ai palestinesi il diritto alla loro terra e alla loro dignità.
L’astensione dell’Italia è una scelta deludente per chi spera in una politica estera più giusta e coraggiosa. Mentre il governo giustifica la sua posizione come una via di mezzo tra i due schieramenti, è chiaro che questa scelta non fa altro che alimentare lo status quo, un equilibrio di potere che favorisce solo chi è già in una posizione dominante.
Nonostante tutto, non possiamo perdere la speranza. La risoluzione, anche se non vincolante, dà voce a chi, tra la sofferenza e l’ingiustizia, continua a lottare per la propria esistenza. Criticare Israele non significa negare il suo diritto a esistere, ma rifiutare l’idea che la sicurezza di uno Stato possa basarsi sulla negazione dei diritti di un altro popolo. La pace, se mai arriverà, potrà essere costruita solo su una base di equità, giustizia e rispetto reciproco. Fino a quel momento, la comunità internazionale deve continuare a esercitare pressione su Israele, affinché riconosca finalmente i diritti dei palestinesi e si ponga fine a decenni di oppressione.
Maria Paola Pizzonia, autore presso Metropolitan Magazine





