Claudio Calabi, manager di grande esperienza in ristrutturazioni e rilanci aziendali e con un passato in Italtel-Psc e Rcs, sarà nominato amministratore unico di Fenice, società chiave del gruppo Ferragni.

Lo riferisce il Corriere della Sera, secondo cui l’obiettivo è “rimettere in carreggiata l’azienda proprietaria dei marchi Chiara Ferragni, trovare un’intesa con i soci terzi e dare una prospettiva al business dopo l’ondata travolgente del caso Balocco”. Secondo le fonti sentite, un’assemblea di Fenice è convocata per lunedì per modificare l’organo amministrativo. Dovrebbero lasciare la gestione la stessa Chiara Ferragni, amministratore delegato, e il presidente Paolo Barletta, unici due amministratori, mentre Calabi dovrebbe appunto avere pieni poteri, una volta arrivata l’ufficializzazione da parte dell’assemblea.

Recentemente, Calabi ha guidato il rilancio di Risanamento, di cui è presidente, e di Italtel-Psc dopo essere stato amministratore delegato di Rcs e del Sole 24 Ore. Calabi avrà il sostegno di Chiara Ferragni, che possiede il 32,5% di Fenice, e dell’imprenditore Paolo Barletta (40%). Fenice, registrata come PMI innovativa, si prepara così a voltare pagina a partire da martedì, affidandosi alla guida di un dirigente esperto, mentre Chiara Ferragni, nota come una delle figure più influenti nella digital economy, lascia il ruolo operativo.

Calabi può contare sul voto favorevole di Ferragni, azionista con il 32,5% di Fenice, e di Barletta (40%). Secondo il quotidiano, “la missione di Calabi sarà fare una radiografia della società, conto economico e struttura di costi, probabilmente eccessivi rispetto al ridimensionato business attuale. Alla fine presenterà un nuovo piano destinato a segnare la discontinuità. Un nodo che dovrà affrontare subito sarà il bilancio 2023 che ha creato una frattura tra i soci“.

In due articoli pubblicati da Mario Gerevini sul Corriere della Sera vengono riportate informazioni che restituiscono un quadro abbastanza problematico per il consiglio di amministrazione di Fenice Srl, soprattutto per la posizione di Pasquale Morgese. Gerevini spiega due cose. La prima è sui bilanci. Fenice Srl avrebbe superato il tempo massimo che di solito viene fissato per depositare il bilancio di una società, parliamo di giugno per chiudere i conti dell’anno precedente.

Questo ritardo avrebbe causato un’azione da parte di uno dei soci. L’avvocato Filippo Garbagnati, legate di Morgese, avrebbe infatti inviato due lettere: una a Paolo Barletta e una a Chiara Ferragni. Secondo quanto riporta il Corriere delle Sera, il contenuto di queste lettere sarebbe proprio la richiesta di convocare immediatamente l’assemblea per chiudere il bilancio del 2023.

Come è facile immaginare nel bilanci del 2023 non dovrebbero esserci i segni più evidenti delle conseguenze legate al caso Balocco con tutti gli strascichi che ben conosciamo. Il vero impatto sull’impero di Chiara Ferragni lo capiremo nel 2025, quando saranno visibili i conti del 2024.