Quella di Sean Combs, meglio noto come P Diddy, è una vicenda che, giorno dopo giorno, assume sempre più l’aspetto di un racconto dell’orrore; purtroppo, però, si tratta della realtà. Mentre il mondo della musica e buona parte di Hollywood tremano in seguito alla pubblicazione dell’elenco dei partecipanti ai famosi White Parties (si va da Leonardo DiCaprio a Beyoncé), e s’inseguono voci circa un coinvolgimento diretto nei crimini del rapper da parte di personalità a lui vicine (prima fra tutti, la ex Jennifer Lopez), continuano a fioccare dettagli sempre più inquietanti.

Le ultime news riguardano nuove accuse depositate giusto ieri nei confronti del produttore, al momento in una prigione federale di Brooklyn, in attesa di processo. Uno dei querelanti sostiene che i fatti, risalenti al 2005, sarebbero avvenuti quando lui aveva soltanto dieci anni. Diddy lo avrebbe drogato e violentato in un hotel di New York; a sostenerlo, l’avvocato Tony Bubzee, rappresentante, sembrerebbe, di ben centoventi persone, e il collega Andrew Van Arsdale.

P Diddy: la testimonianza della vittima

P Diddy
P Diddy, attualmente detenuto in un carcere federale di New York

Stando alle deposizioni, il ragazzino sarebbe arrivato a Manhattan con i genitori per incontrare alcuni discografici, tra i quali Combs. L’obiettivo sarebbe stato permettergli di avviare una carriera nel mondo della musica, grazie a dei contatti forniti da un consulente. Il bambino avrebbe bevuto una bibita offertagli, contenente una qualche droga. Combs gli avrebbe poi detto che «a volte bisogna far cose che non si vogliono fare» e lo avrebbe spinto a terra, tirando fuori il suo pene dai pantaloni e chiedendo alla vittima di baciarlo.

Nei documenti si legge: «Quando il querelante ha opposto resistenza, Combs gli ha infilato con la forza il pene nella bocca per poi muoversi ripetutamente dentro e fuori.». Il bambino avrebbe infine perso conoscenza, per risvegliarsi tempo dopo, i pantaloni slacciati e dolori all’ano e alle natiche. Avrebbe raccontato l’accaduto ai genitori che, «terrorizzati dalle possibili conseguenze di una denuncia», sono rimasti in silenzio. Dopo la violenza, il querelante avrebbe sofferto di una gravissima forma di depressione e ansia, decidendo di lasciare la scuola per studiare a casa, al sicuro.

La risposta della difesa di Combs

Qualora venga dichiarato colpevole, Combs rischia da un minimo di quindici anni all’ergastolo. Il suo team legale ha fatto sapere che «all’avvocato dietro a questa causa interessa avere l’attenzione dei media e non cercare la verità, come dimostrano le sue continue apparizioni di fronte alla stampa e il numero verde che ha diffuso. Come abbiamo già detto, Combs non può rispondere a ogni nuova trovata pubblicitaria, anche se le affermazioni che vengono fatte sono ridicole o palesemente false. Combs e il suo team legale hanno piena fiducia nei fatti e nell’integrità del processo. In tribunale emergerà la verità».

Oltre alla deposizione sopracitata, anche un altro uomo si sarebbe fatto avanti ieri. Nel 2008, quando aveva diciassette anni, avrebbe subito molestie da Diddy con la complicità di una delle sue bodyguards. L’aggressione avrebbe avuto luogo durante un meeting privato avvenuto mentre era in corso il talent televisivo Making the Band, supervisionato da Combs. Il magnate della discografia si sarebbe fatto praticare sesso orale e poi l’avrebbe stuprato. La giustificazione addotta dal rapper, stando all’accusatore, sarebbe stata «testare la volontà di fare tutto ciò che è necessario per farcela nel mondo della musica.».

Federica Checchia

Seguici su Google News