Enrico Vanzina è uno sceneggiatore, regista e scrittore italiano. Nasce a Roma il 26 marzo 1949 in una famiglia d’arte, il padre Stefano Vanzina è conosciuto nell’ambiente cinematografico con lo pseudonimo di Steno ed è uno dei più famosi registi italiani di tutti i tempi. Dopo la laurea in Scienze politiche, conseguita presso l’Università La Sapienza, inizia a lavorare come aiuto regista del padre per poi comparire per la prima volta nei titoli di coda di un film nel 1976 realizzando la sceneggiatura per la commedia Febbre da cavallo.
Chi era Steno Vanzina
Piccolo di statura, magro, elegante, nervoso, ma educato con i suoi baffetti caratteristici, Steno, al secolo Stefano Vanzina, ci ha lasciato la mattina del 12 marzo 1988 colpito il giorno prima da un ictus. Con lui scompare il capostipite della “ditta Vanzina”, quella dei suoi figli Carlo, regista ed Enrico, sceneggiatore.
Steno, un cineasta che per 40 anni ha saputo fare ridere con i suoi film il pubblico italiano, nasce ad Arona sul lago Maggiore il 10 gennaio 1917. Nel 1930 quando Alberto, il padre del piccolo Vanzina, muore, la madre Giulia si trasferisce con il suo bambino a Roma. Dopo il liceo classico Stefano consegue la laurea in giurisprudenza, ma i suoi orizzonti sono di altro tipo. Prima dello scoppio della guerra frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia e poi entra come vignettista, disegnatore e redattore nel prestigioso periodico “Marc’Aurelio”. Lì lavora al fianco di Zavattini, Metz, Marchesi, Maccari e poi più tardi con Scola, Fellini, Age, Scarpelli, che diventeranno scrittori di cinema di alto livello. Dopo l’8 settembre 1943, è costretto a fuggire da Roma insieme al regista Mario Soldati, al giornalista Leo Longanesi e al famoso pugile Enzo Fiermonte. Attraverso i campi e trovando generosa ospitalità presso alcuni contadini, i fuggitivi arrivano fino a Napoli ormai liberata dalle truppe alleate. Nel giugno 1944 Steno può ritornare a casa, nella Roma dalla quale finalmente le truppe nazifasciste sono fuggite incalzate dalle armate angloamericane, accolte con gioia dalla popolazione felice per la fine di un incubo.
Vanzina riprende a lavorare nel cinema anche se Cinecittà, occupata dagli sfollati dei bombardamenti, è ancora inagibile. In poco tempo scrive oltre 30 sceneggiature sia di film d’azione che di commedie. Nel ’49 esordisce dietro la macchina da presa con Al diavolo la celebrità e poi dirige sette pellicole in collaborazione con Mario Monicelli (Totòcerca casa, Vita da cani, Èarrivato il cavaliere, Guardie e ladri, Totò e i re di Roma, Totò e le donne, Le infedeli). Nel ’52 firma da solo Totò a colori, il primo film a colori italiano che propone i migliori sketch delle riviste del grande comico napoletano. Steno, che si distingue per la leggerezza del suo tocco, diventa il maestro della commedia, della sublime arte di far ridere, ma capace anche di raccontare il nostro paese con i suoi pregi e con i suoi difetti.




