Prendersi cura della salute del cuore è fondamentale per stare bene a lungo.
Soprattutto in questo periodo in cui lo stile di vita non sempre è a favore di questo aspetto del benessere – per rendersene conto, basta ricordare l’impatto che ha lo smart working con la conseguente sedentarietà che comporta – è importante fare attenzione a queste indicazioni.
La prima cosa da fare è programmare, almeno una volta all’anno, controlli mirati, soprattutto se si hanno fattori di rischio come il sovrappeso e il fumo di sigaretta.
Il web è alleato più che prezioso in questo caso e permette, vantaggio essenziale oggi come oggi, di ottimizzare il tempo. Spenderlo in continue chiamate a ospedali e studi può essere un problema quando si è impegnati nel lavoro: per fortuna, oggi come oggi, esistono piattaforme online come Elty, dove è possibile prenotare un elettrocardiogramma in tempi brevi e scegliere tra diverse strutture e studi di livello premium.
Per quanto riguarda, invece, le regole legate allo stile di vita, è possibile fare riferimento ai consigli dell’American Heart Association. Si parla di preciso di sette principi che possono essere definiti il cardine per un cuore in salute a lungo termine. Ecco l’elenco:
- Non fumare
- Dedicarsi regolarmente all’attività fisica
- Fare attenzione alla dieta
- Mantenere regolari i livelli di glicemia
- Avere il colesterolo nella norma
- Mantenere un BMI adeguato alla propria altezza
- Fare attenzione a non far alzare troppo la pressione arteriosa.
A che livello è l’aderenza a queste regole tra la popolazione italiana? Uno studio, risalente a dieci anni fa e condotto da un’equipe del Policlinico Gemelli di Roma, ha cercato di fornire una risposta in merito. I risultati sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica European Journal of Public Health e sono tutto tranne che incoraggianti.
Italiani, un popolo poco attento alla salute del cuore
L’equipe che si è occupata di vedere quanto gli italiani aderiscono ai principi dell’American Heart Association ha reclutato un campione di oltre 1000 volontari.
Il campione in questione, composto per oltre la metà da donne con un’età media di 56 anni, è stato invitato a compilare un questionario anonimo relativo al proprio stile di vita. Il questionario è stato distribuito tramite corner posizionati in alcuni centri commerciali di 7 città delle Regioni del centro-nord.
Con i dati delle risposte in mano, gli studiosi hanno avuto modo di notare un rispetto dei sette principi precedentemente elencati solo da parte di una piccola percentuale del campione (in media, due persone su dieci).
Nella maggior parte dei casi, l’aderenza riguarda solo quattro principi dei sette consigliati dall’American Heart Association per mantenere in salute il cuore nel corso degli anni.
Una persona su dieci tra quelle che hanno risposto al questionario mette in primo piano, nella sua vita quotidiana, il rispetto di meno di tre delle regole in questione.
Il lavoro sulla prevenzione
I dati dell’indagine mostrano che c’è ancora molta strada da fare dal punto di vista della prevenzione e del focus su aspetti che, scienza alla mano, hanno dimostrato di rappresentare fattori in grado di ridurre drasticamente il rischio di eventi avversi cardiovascolari.
Per rendersi conto della loro centralità, basta ricordare che eventi come l’ictus, oltre ad avere un impatto notevole sui servizi sanitari, possono essere una potenziale causa di disabilità.
L’obiettivo, secondo gli esperti che hanno curato questo studio, dovrebbe essere quello di una sorta di fronte comune orientato all’educazione innanzitutto alla sana alimentazione, che dovrebbe essere caratterizzata, tra i vari principi nutritivi, dalla presenza di vitamine del gruppo B, in particolare la B6 e la B9.
Essenziale, ovviamente, è anche muoversi tutti i giorni, concentrandosi in particolare su attività cardio, e non dimenticare i controlli periodici (oltre all’ecg, è importante anche l’esame del sangue).





