La banca centrale di Cuba ha annunciato che, a partire dal 6 giugno, sospenderà le transazioni con Visa e Mastercard. Nel motivare la propria decisione, ha tirato in ballo le sanzioni imposte dagli Stati Uniti che, negli ultimi giorni, hanno portato numerose aziende straniere a interrompere i rapporti commerciali con l’isola caraibica. Un partner straniero, che in precedenza elaborava transazioni con carte di credito per il Paese, ha deciso di limitare le proprie attività a seguito di un ordine esecutivo statunitense del 1° maggio che ha ampliato notevolmente le pene commerciali a svantaggio del governo cubano.
Un nuovo colpo all’economia di Cuba (e fa tutto parte del piano di Trump)
“A seguito di questa decisione, Cuba non potrà ricevere entrate dalla vendita di beni e servizi tramite carte di credito riconosciute a livello internazionale come VISA e MASTERCARD”, si legge in un comunicato ufficiale della banca. Il provvedimento rappresenta un ulteriore colpo per l’economia cubana e per il settore turistico, già duramente colpito. Il tutto va ad inserirsi in un piano dell’amministrazione Trump intensifica le sanzioni nel tentativo di rovesciare il governo comunista dell’isola.
A gestire le transazioni con carta di credito è sempre stata una banca estera e da Fincimex, S.A., una divisione finanziaria di GAESA, un conglomerato a controllo militare preso di mira dalle misure disposte dal presidente americano. Gli USA accusano l’organizzazione di aver accumulato segretamente profitti provenienti dai settori più redditizi del Paese, tra i quali turismo, transazioni finanziarie, rimesse e logistica, utilizzandoli a beneficio dell’esercito e dell’élite cubana. Cuba nega tali accuse e sostiene che GAESA abbia contribuito apertamente allo sviluppo economico e sociale della nazione.
La crisi umanitaria e sanitaria dell’isola
Nelle ultime settimane, le misure volute da Trump hanno provocato un esodo di imprese da Cuba. Tra queste anche molte catene alberghiere straniere, compagnie aeree e società di navigazione globali, poiché gli investitori prendono le distanze dalle istituzioni dell’isola sanzionate dal tycoon. Questo, insieme al blocco del petrolio precedentemente imposto, sta ormai trasformando la crisi economica in una crisi umanitaria e sanitaria di vaste proporzioni.
La carenza di petrolio sta provocando continui blackout, che possono durare fino a venti ore al giorno; l’energia elettrica, inoltre, non viene erogata a orari prestabiliti, ed è impossibile sapere quando tornerà. Spesso accade di notte, quando la domanda sulla rete è minore; per questo, gli abitanti lasciano ventilatori e luci accesi anche quando la corrente va via, per poi poter approfittare delle poche ore in cui hanno a disposizione l’elettricità per cucinare, ricaricare i dispositivi e tutto il resto. Altre invece, come ha raccontato in un reportage il New York Times, sono costretti a preparare i pasti con il carbone, o usando legna e altro materiale che trovano in strada.
La spazzatura continua ad accumularsi per le vie delle città, poiché non funzionano i mezzi per raccoglierla, aumentando il rischio di infezioni e di contaminazione. Nel frattempo, però, i pochi ospedali in funzione dispongono di pochissime medicine; le persone con malattie croniche non hanno la possibilità di curarsi, e i bambini sono indietro con le vaccinazioni. Il regime cubano ha più volte definito l’embargo statunitense «genocidario» ma, almeno per il momento, sembra che non possa fare molto per contrastare Trump e le sue mire sull’isola.
Federica Checchia





