Il Consiglio europeo di Nizza, tenutosi dal 7 all’11 dicembre del 2000, concluse i lavori della riforma istituzionale prevista per l’allargamento dell’Unione Europea ai paesi che uscivano dal blocco orientale. Per ribadire la comune appartenenza morale e spirituale degli stati membri, Il vertice proclamò inoltre la Carta dei diritti dell’Unione Europea. Essa riunisce per la prima volta in un unico testo i diritti civili, politici, economici e sociali dei cittadini europei. Tuttavia fu adottata soltanto come documento politico. Fu soltanto con il trattato di Lisbona, nel 2009, che divenne vincolante, assumendo lo stesso giuridico degli altri trattati dell’Unione.

Un vertice problematico

ph: bunderskanzier.com

Il vertice di Nizza fu particolarmente impegnativo e travagliato. In vista dell’allargamento verso un Europa a 25 stati, si scontrarono due visioni contrapposte sul modello istituzionale da adottare. La prima propendeva per un assetto federale, ed era sostenuta dal ministro degli esteri tedesco, Joschka Fischer. La seconda invece mirava a rafforzare la cooperazione intergovernativa, ed era proposta dal governo francese. La rivalità franco-tedesca per la guida dell’Unione si era tramutata già dall’era De Gaulle in questa visione contrapposta sull’architettura istituzionale: i francesi punteranno il dito molte volte contro il processo di integrazione di stampo federalista, chiamandolo “la germanizzazione dell’Europa”.

Un’altra questione problematica del trattato di Nizza fu la nuova composizione della Commissione europea. Nella nuova Europa a venticinque, si decise di assegnare un commissario a ogni stato membro. Alcuni tra i federalisti della prima ora discussero questa decisione, perché in sostanza aboliva l’idea di una Commissione come organo indipendente dagli stati. Tuttavia il il trattato rinsaldava i poteri del presidente, riconoscendogli la decisione finale riguardo la suddivisione dei portafogli e dandogli il potere di chiedere a un commissario di presentare le dimissioni.

La Carta dei diritti dell’Unione Europea di Nizza

Con i trattati di Roma del 1957, i diritti riconosciuti ai cittadini delle comunità europee erano legati alla nascita e allo sviluppo del mercato unico e dell’unione doganale. L’approccio funzionalista che stava sotto questo riconoscimento puntava a un’integrazione progressiva dei popoli europei, che da un’unione economica sarebbero dovuti passare naturalmente e necessariamente a un’unione politica. I diritti fondamentali, per il momento, rimanevano competenza esclusiva degli stati membri.

Nel 1979 ci furono le prime elezioni a suffragio universale del Parlamento Europeo. La cittadinanza europea e la sua rappresentatività assunsero sempre più rilevanza, anche agli occhi degli esecutivi nazionali. Così nacque l’esigenza di raccogliere in un’unica carta i diritti che costituivano l’ossatura della civiltà europea. La Carta dei diritti fondamentali è composta da 54 articoli, suddivisi in sette capi e introdotti da un preambolo.

Nella Carta si afferma che l’Unione Europea si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e solidarietà. Si basa inoltre sui principi della democrazia e dello stato di diritto. Al suo centro c’è la persona umana e la sua libera azione. Lo spazio dell’Unione si propone come sicuro, libero e giusto.

Lorenzo La Rovere

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