Manuel Bortuzzo e Lulù Selassié sono stati insieme qualche mese, dal settembre 2021 all’aprile 2022. Poi lui aveva interrotto il rapporto. Lei non l’ha accettato. E ha avviato una persecuzione ai danni del nuotatore: minacce di morte tipo «Se non stai con me ti ammazzo e mi ammazzo», insulti ai medici dell’ospedale di Latina che lo hanno curato, inseguimenti, messaggi sotto la porta, aggressioni verbali, persino schiaffi. Tanto che due anni dopo Manuel Bortuzzo ha deciso di denunciarla per stalking.
Nel 2022, pochi giorni dopo la fine della relazione, lei si presenta all’ospedale di Latina, dove Manuel sta svolgendo accertamenti: «Ha iniziato a inveire contro medici e infermieri poiché non le permettevano di entrare in sala operatoria. Ha persino tirato dei pugni contro la porta».
E poi quella volta che lui doveva uscire con un’altra: «Me la ritrovo sotto casa, nei parcheggi dei locali, sono stato costretto ad disdire una cena con una ragazza perché lei, da Instagram, ha scoperto dove sarei andato. Non riesco ad avere una vita sociale serena e ho paura ad iniziare una nuova relazione sentimentale»
Non ce l’ha fatta più Manuel Bortuzzo. Denunciare la sua ex Lulù Selassié è stata una scelta sofferta, difficile. Ma necessaria. «Quando esco con i miei amici mi perseguita, me la ritrovo ovunque. Non riesco più neanche ad andare in palestra ad allenarmi. Si, temo per la mia incolumità». Lo racconta lui stesso alla commissaria Anna Zuccarielo, alle 9,45 del 24 aprile. È stremato: «Purtroppo Lucrezia non ha mai accettato la fine del nostro rapporto».
Come trascritto nelle carte riportate dal Corriere della Sera: «Tre giorni fa, il 21 aprile, durante la trasferta a Medeira per gli Europei di nuoto, lei si è presentata nel mio albergo. Ho trovato un biglietto sotto la porta, in cui mi invitava nella sua stanza. Io non l’ho cercata, e allora lei è venuta in camera. Mi ha aggredito, tirandomi persino due schiaffi sul viso. Si è allontanata, solo quando ho cominciato gridare che avrei chiamato le forze dell’ordine». Bortuzzo decide quindi di non chiamare subito le forze dell’ordine e si dedica alla gara imminente.
È il suo compagno di stanza Efrem Morelli a definire meglio cosa è successo. Riporta il gip: «Nel pomeriggio qualcuno bussava alla porta, era la Salassié. Manuel le ha detto di non volerle parlare. E lei allora è entrata nel bagno. I due hanno cominciato a discutere e Morelli ha sentito un rumore di schiaffi sul viso. Corso in bagno, ha visto Manuel che si stava proteggendo il volto con le braccia e aveva la guancia arrossata. Poi, spinta fuori, lei non è andata via. Ha ripreso a bussare. Non era più sola, ma in compagnia della sorella»
Lulù Selassié si difende dalle accuse di stalking a Manuel Bortuzzo
Salassié è stata sottoposta al divieto di avvicinamento e all’obbligo di portare il braccialetto elettronico, oltre al divieto di contattare Bortuzzo sui social. Intanto la procura ha chiuso le indagini e chiesto il giudizio immediato: Salassiè ha optato per il rito abbreviato e l’udienza davanti al gup è stata fissata al 13 marzo.
L’avvocato di Lulù, Edoardo Albertario, dice al Messaggero che «la verità processuale emergerà al momento e nelle sedi opportune». Sul quotidiano si legge che Lulù avebbe ammesso di aver esagerato, ma anche a causa di alcuni messaggi di Manuel che l’avrebbero «tratta in inganno facendole pensare che l’atleta provasse ancora qualcosa per lei». Aggiunge il legale: «Auspichiamo che si metta immediatamente fine a questa macchina del fango che non fa bene a nessuno e che può produrre danni, morali e non, di grave ed imprevedibile portata». A giudizio del coach di Manuel, Francesco Bonanni, la vicenda lo ha «destabilizzato. Sperava di andare forte agli Europei, ma in quella finale non riuscì a esprimersi al meglio. Quel giorno era rammaricato».





