Il successo de L’Amica Geniale fa porre un quesito ai lettori da anni: chi è, davvero, fra Lila e Lenù? Attraverso la lettura della tetralogia di Elena Ferrante si scovano dettagli, analogie ma soprattutto simbolismi del tutto improvvisi e inaspettati che portano a una sola risposta. Un punto fondamentale del romanzo, del resto, è l’amicizia fra le due protagoniste: un legame non svenevole e nemmeno edulcolorato, ma ruvido e a tratti truce come può essere la realtà in tutte le sue contraddizioni.

Chi è l’amica geniale fra Lila e Lenù?

Nate nell’agosto del 1944, a tre settimane di distanza, Lila e Lenù sono le protagoniste principali della quadrilogia di Elena Ferrante, L’Amica Geniale: la storia di un’amicizia che non ha nulla a che vedere con il sentimentalismo e il mellifluo; non c’è leziosità nel legame di fra Elena Greco e Raffaella Cerullo, ma solo tanto sano realismo. E sono proprio questi contrasti, dove c’è spazio per l’affetto fra le due ma anche per la competizione e l’invidia, che hanno fatto del romanzo di Elena Ferrante un vero capolavoro.

Da un lato c’è Lila, figlia del calzolaio del rione, che non ha avuto la possibilità di studiare come Lenù: memorabile la scena in cui il padre la scaraventa violentemente dalla finestra solo perché la piccola Lila chiede al genitore di potersi iscrivere alle scuole medie. Nonostante ciò Lila possiede un’intelligenza viva e sfolgorante, un talento che non si studia ma si possiede. Brillante, sagace e acuta Lila, nonostante il profondo affetto verso Lenù, si sente sofferente nei confronti di quell’amica che ha potuto studiare; questo lato oscuro del personaggio si rivelerà in tutta la sua potenza in improvvisi e sfolgoranti lampi di rancore.

L’astio di Lila verso Lenù si paleserà attraverso un forte desiderio di sminuire l’amica, in varie occasioni; un’acredine oscillante, tuttavia, all’incoraggiamento costante. Lila, infatti, esorta Elena allo studio, la incita a diventare la migliore di tutti, si offre persino di comprarle i libri e le dice chiaramente che è la sua amica geniale.

«Qualsiasi cosa succeda tu continua a studiare».
«Altri due anni: poi prendo la licenza e ho finito».
«No, non finire mai: te li do io i soldi, devi studiare sempre».
Feci un risolino nervoso poi dissi: «Grazie, ma a un certo punto le scuole finiscono».
«Non per te: tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine».

Elena Ferrante, L’Amica geniale, 2011

Due anime, un riflesso

Lila è divorata da un rancore silente verso Lenù che ha avuto la possibilità di fare qualcosa che a lei è stato negato, la sminuisce ma la incita; un contrasto raccontato magistralmente nei libri e che porta il lettore a chiedersi il perché, per tutta la quadrilogia. Lila vede in Lenù la sua possibilità di riuscita; non si concepisce come entità separata dall’amica e quindi, se Elena Greco riesce a diventare la migliore di tutti, a uscire dalla vita degradata del rione, anche Lila in un certo senso può dire di avercela fatta.

Dall’altro lato c’è Lenù: timida, studiosa, pacata. Il suo perenne senso di inadeguatezza, la sua andatura lenta dietro il passo veloce e scattante di Lila, il timore di Elena verso l’ingegno brillante dell’amica. Elena è l’eterna seconda, sempre all’ombra del carisma di Lila nonostante gli studi, l’allontanamento dal rione e il suo diventare scrittrice. Nonostante Lenù affermi più volte, nel corso della tetralogia, di sentire l’impellenza di allontanarsi da Lila in quanto assorbita dalla sua figura, tornerà sempre da lei. Arriva, da parte di Elena, una presa di coscienza: la sua è un’esistenza costruita dietro la scia di quell’amica di infanzia. L’urgenza di diventare qualcuno era il riflesso di un timore inconscio, forse oscuro: la preoccupazione che Lila, grazie alla sua mente brillante, riuscisse a emanciparsi. Elena sopperisce alla mancanza di un’intelligenza intuitiva con la diligenza, a differenza dell’amica.

“Ero voluta diventare qualcosa – questo era il punto – solo perché temevo che Lila diventasse chissà chi e io restassi indietro. Il mio diventare era diventare dentro la sua scia. Dovevo ricominciare a diventare, ma per me, da adulta, fuori di Lei”.

Elena si rende conto che nonostante la lontananza da Lila, quest’ultima riesce a viverle dentro; appura che il libro che l’ha consacrata come scrittrice altro non è che una parte della fiaba scritta da Lila appena bambina: La Fata Blu. Ogni cosa prosegue sulla scia di quest’amicizia in un eterno gioco di specchi dove, due anime differenti, si riverberano in un unico riflesso.

Chi è l’amica geniale fra Lila e Lenù: il simbolismo custodito ne La Fata Blu

Lila è un personaggio evanescente, spesso percepito anche come cattivo e instabile all’interno di qualsiasi contorno; è la fattucchiera, la creatrice di scarpe, colei che piega gli uomini con la sua mentre brillante e il suo carisma. Immacolata Greco, madre di Lenù, dirà alla figlia – nonostante apparentemente si sia emancipata dal rione – come l’amica d’infanzia tenga le redini del quartiere, piegando a suo piacimento la famiglia Solara. Lenù è andata oltre, ha visto il mondo esterno, ma è sempre rimasta radicata al rione e, soprattutto, alle intuizioni geniali di Lila. La Fata Blu, la storia scritta dalla piccola Cerullo da bambina, ne è un esempio; Lenù utilizza la mente brillante dell’amica per scrivere il suo romanzo di successo, e in tutta la sua carriera scolastica utilizzerà spesso l’intelligenza intuitiva di Lila. Lei stessa, infatti, dirà:


”Mi ero sommata a lei, e mi sentivo mutilata appena mi sottraevo. Non un’idea, senza Lila”.

La Fata Blu è il simbolo dell’intelligenza di Lila. In tutta la quadrilogia di Elena Ferrante i libri hanno un simbolismo salvifico poiché mezzo di ”riscatto”; la conoscenza, infatti, è l’unico mezzo per sfuggire all’oppressione del rione. Un esempio lampante è in Piccole donne – primo libro menzionato ne L’Amica Geniale – che Lenù e Lila, bambine, comprano con i soldi ricevuti da don Achille. Un titolo che non è un caso, considerando che il testo della Alcott simboleggia l’emancipazione e il riscatto femminile.

Durante il soggiorno a Ischia, poi, Lila riprenderà a leggere dopo anni di inattività. Un’azione che spaventerà Lenù, conscia della mente sfolgorante dell’amica. La lettura di Lila si concentrerà, in quel contesto, su un saggio di Beckett e sul personaggio di Dan Rooney; Lila vuole assomigliare al protagonista che rifiuta di vivere convenzionalmente. La vera esistenza, infatti, è possibile solo attraverso la smarginatura: una sensazione di estraneità rispetto ai contesti circostanti che conduce alla comprensione pura del mondo.

Immacolata Greco e Nunzia Cerullo: influenza sul legame delle protagoniste

Il legame simbiotico fra le due amiche origina dal rapporto con le loro madri. L’amicizia fra le due ripara a una carenza originaria; se da un lato Nunzia Cerullo, madre di Lila e Rino, è una donna mite ma succube che non si è mai ribellata al marito né ha sostenuto i figli, dall’altro c’è Immacolata Greco che è una donna del suo tempo dall’aspetto duro, a tratti imperioso, con cui Elena vivrà un rapporto conflittuale per tutta la vita. La deprivazione dell’affetto materno verso le figlie costituirà la base di quest’amicizia; Lenù, nel corso del romanzo, andrà a sottolineare l’impellenza di sostituire al passo strisciante della madre zoppa quello sicuro e scattante di Lila.

Se pensiamo al concetto di smarginatura che Lila spiega, al suo acume nella creazione di scarpe e negli affari, alla direzione riguardante l’azienda informatica creata con Enzo, al suo carisma nel tenere a bada i personaggi più reietti del rione e al senso di sottomissione dei fratelli Solara, così come alle parole che Nino Sarratore dirà ad Elena su di lei – l’unica che è riuscita a non farsi mettere i piedi in testa dal suo narcisismo patologico a differenza della dipendenza di Lenù – e all’atteggiamento verso la stessa, si potrebbe pensare che sia proprio Lila L’amica geniale del romanzo.

Tuttavia, alla domanda su chi sia l’amica geniale fra le due, bisogna sottolineare che anche Elena si è, alla fine, emancipata anche lei in modo differente. Lenù ha il coraggio di rompere il matrimonio con una persona importante come Pietro Airota, continua a scrivere, cresce le figlie da sola, non si sgretola dopo che Nino Sarratore si rivela in tutta sua penuria; torna al rione, va di nuovo via, si riafferma nuovamente come scrittrice.

La rivelazione di genialità

Chi è quindi l’Amica Geniale fra Lila e Lenù? L’una è la compensazione dell’altra. La genialità sta nell’amicizia fra queste due protagoniste così differenti che, tuttavia, sono due facce della stessa medaglia in un rapporto di coesistenza. L’acume istintivo di Lila che non è stata governata da formazione scolastica è il motore per Elena che trae spunto dall’amica per creare e crearsi; Lenù, invece, supplisce a questa mancanza con la diligenza, ma non è meno di Lila considerando che è lei che scrive, crea, fa articoli di denuncia pur con l’aiuto indiretto dell’intelligenza primordiale dell’amica. D’altro canto, Elena Greco rappresenta per Lila la crescita culturale: gli occhi su un altro mondo a cui Lila è stata costretta a rinunciare fin da bambina. Entrambe sono due creatrici di mondi e territori.

L’ingegno risiede nel rapporto simbiotico delle due protagoniste che si rivelano in pregi e difetti; i quattro volumi raccontano la crescita di Lila e Lenù, a volte incostante, ma sempre parallela dove pur nella loro diversità è tangibile l’equilibrio che regola e governa questo legame. La genialità non risiede quindi in una delle due ma nell’amicizia fra le due: un rapporto complesso, che finirà con la sparizione di Lila quando Elena pubblicherà la storia della loro amicizia: la vera componente geniale di tutto il romanzo.

Stella Grillo

Foto in copertina: Photo Credits: Rai.it

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