Si è tenuta ieri, 06 dicembre 2024, la lezione di giornalismo di Alessio Sgherza in uno degli stand di Più Libri Più Liberi. La fiera nazionale della piccola e media editoria che celebra anche quest’anno a Roma l’arte della lettura e la sua capacità di rendere liberi. Tra le varie stanze del festival vi è una a cura de La Repubblica in cui giornalisti ed esperti dell’informazione tengono lezioni e salotti di dialogo.
Più Libri Più Liberi tra libri e giornalismo

La nota fiera Più libri più liberi nasce nel 2002 dall’idea del Gruppo Piccoli Editori dell’AIE. Il progetto prende vita dalla volontà di creare un’occasione in cui i piccoli editori del mercato possano trovare spazio. Uno spazio che nella realtà spesso non trovano in quanto oscurato dai big del settore. Dal 2017 la fiera viene ospitata nel centro congressi romano “La Nuvola” e qui, ogni anno, accorrono migliaia di persone per ascoltare dibattiti, presentazioni di libri e assistere a performance di vario genere.
Nel centro congressi, infatti, durante i giorni dell’evento (solitamente sono 5 giorni del mese di dicembre) vengono organizzati più di 650 incontri e allestiti centinaia di stand. Anche quest’anno la capitale riapre calorosamente le porte a Più libri più liberi dal 4 all’8 dicembre. Adulti professionisti, altri appassionati e folle di scuole stanno partecipando alle attività proposte. A differenza di quello che può far pensare il nome della fiera, non solo di libri si parla negli stand. Anche il giornalismo è uno tra i format editoriali più discusso.
A lezione di giornalismo con Alessio Sgherza
E’ il caso della lezione di giornalismo tenutasi ieri, 06 dicembre, presso l’Arena Repubblica Robison. Uno stand realizzato dalla testata La Repubblica. Nel corso di queste giornate sta ospitando salotti di dibattito e di formazione sulla comunicazione.
La lezione di ieri ha visto le poltrone occupate da Alessio Sgherza, giornalista di approfondimenti per La Repubblica e professore presso la scuola di giornalismo di Urbino. Accanto a lui sono intervenuti Angelo Melone e Federico Pace, assieme alla partecipazione attiva delle scuola di repubblica@scuola.
Dalla definizione di “notizia” alle difficoltà della professione giornalistica
Sono tanti gli argomenti che sono stati trattati durante la lezione aperta a tutti i partecipanti alla fiera. Alessio Sgherza ha trovato di fronte a sé una platea di adulti e adolescenti a cui dover parlare. Come riuscire a discutere di giornalismo risultando accattivante per tutti i target di età presenti in sala? Una bella sfida quella presentatasi al giornalista che però è riuscito a vincere a mani basse, tenendo alta l’attenzione di tutti durante l’intera chiacchierata.
Si è partiti da una piccola attività interattiva che ha visto i giovanissimi delle scuole impegnati nella scelta di un articolo tra quelli proposti. Iniziando da qui, si è passato c ad introdurre il concetto di “notizia” fino ad arrivare a sviscerare gli aspetti della professione giornalistica. Belli e brutti. Diffamare qualcuno è davvero un rischio in cui si ricorrere così facilmente? Il famoso codice deontologico del giornalista viene rispettato anche da chi non è professionista?
C’è informazione e “informazione”…
In un mondo in cui si può accedere a qualsiasi notizia, in qualsiasi momento, utilizzando un semplice social network senza pagare nessun costo, ci si è mai chiesti se questa gratuità fosse autentica oppure no? Ebbene, oggi nell’Arena Repubblica-Robinson, i tre giornalisti e il loro pubblico se lo sono chiesti e ne hanno discusso.
Un dibattito lungo e stimolante che, però, ha permesso a più e meno giovani di capire che “…se c’è qualcosa fruibile senza nessun costo apparente, in realtà dietro si nasconde sempre qualcuno che paga. Se questo “qualcuno” non è palese o individuabile, c’è un problema di fondo” . E’ così che Alessio Sgherza ha riassunto la questione della battaglia perenne tra l’informazione fatta tramite i social e il giornalismo di testate ufficializzate.
Delle volte, per pigrizia o avarizia (anche entrambi, in realtà) si sceglie di non andare in edicola a comprare un giornale oppure optare per un abbonamento ad una testata o anche, semplicemente, accertarsi della qualità dell’informazione che viene fatta sui siti utilizzati. Ci si lascia, quindi, inondare di informazioni che “qualcuno” sceglie di far apparire sulle home dei nostri profili online. Notizie di cui non è chiara la fonte, la penna e il grado di decontestualizzazione fatto. Notizie, quindi, di una qualità scarsissima. Ebbene, chi paga questa informazione – racconta Sgherza – è l’utente stesso che “ricambia” concedendo i suoi dati sensibili. Non riuscendo neanche a fruire di contenuti affidabili. E’ questa la differenza tra informazioni e “informazioni”. Un insegnamento che, oggi, all’arena è arrivato dritto al cuore e alla testa di tutti i presenti.
Giulia Celeste
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