L’annuncio di Donald Trump rischia di gettare nel caos l’intero medio oriente e non solo. Lo scorso 6 dicembre la Casa Bianca ha sciolto le riserve sulla decisione di spostare l’ambasciata a Gerusalemme. Non tardano le repliche della comunità internazionale, dalla Turchia al Libano passando per l’Iran il coro di condanna è unanime. Tiepida la reazione del Cremlino e delle cancellerie europee. Il silenzio della Cina non è più una notizia.

Donal Trump durante l’annuncio (Foto dal web)

Hamas chiama i palestinesi all’Intifada e il popolo risponde immediatamente, si sono registrati scontri molto duri lungo la striscia di Gaza. Il bilancio è di 217 feriti e 2 morti ed è destinato a salire, un razzo è stato lanciato verso gli insediamenti israeliani nel sud del paese. L’attenzione è rivolta all’esercito israeliano, vista la differenza sostanziale tra le due fazioni, le rappresaglie israeliane a queste proteste potrebbero aggravare la tensione. 

Abu Mazen (foto dal web)

Tutto ebbe inizio con la “risoluzione ONU 181” che creò “de facto” lo stato di Israele, mettendo Gerusalemme sotto il controllo delle Nazioni Unite. Nel 1967, dopo la guerra dei sei giorni, gli israeliani occuparono la parte est della città dichiarando Gerusalemme capitale. Questa decisione unilaterale non era mai stata riconosciuta da nessuno stato fino al 1995. Ebbene si, Trump non si è inventato niente, già nel ’95 il congresso USA aveva approvato una legge che riconosceva Gerusalemme come capitale israeliana. Oggi si è “solo” arrivati a mettere in pratica quanto sancito ventidue anni fa. I predecessori di Trump non erano mai arrivati fino a questo punto, sapendo quali potessero essere le conseguenze. L’incognita è la reazione delle altre potenze occidentali, se è sicuro quale saranno le risposte degli stati vicini, rimangono avvolte nel mistero le intenzioni  degli altri attori, prima tra tutti l’Europa. 

Per ora la timidezza la fa da padrona, la decisione americana viene giudicata “deplorevole” da Macron e l’UE attraverso la Mogherini si dice “fortemente preoccupata”. I 28 compresa Londra si sono rifiutati tuttavia di spostare le ambasciate a Gerusalemme. Questa è sicuramente una presa di posizione ma, potrebbe mettere l’Europa in una situazione ambigua. Se i fatti delle ultime ore dovessero subire un escalation sancendo l’apertura di un “nuovo” fronte che potrebbe coinvolgere attori internazionali. Se ciò dovesse avvenire, quale sarebbe la posizione europea. Fino ad ora le varie cancellerie si sono potute permettere comportamenti ambigui nei confronti della causa palestinese. Nel corso degli anni l’Italia e la Francia sono state ora vicine ora ferme oppositrici dei palestinesi. In questo caso occorre che la voce venga da Bruxelles e che sia univoca, non si può decidere di condannare la decisione di Washington duramente per poi definire terroristi gli atti che probabilmente verranno effettuati in risposta a Washington. O meglio si può, ma questo confermerebbe la passività dell’Europa di fronte a tali eventi. L’Europa dell’accordo sulla difesa europea(Pesco), l’Europa che in risposta all’isolazionismo di Trump si vuole rendere più forte e indipendente, questa Europa deve dare una risposta, in un senso o nell’altro, facendo una riflessione prima che il degenerare degli eventi la renda miope.