Lo aspettavamo già da un po’, e finalmente è arrivato: West Side Story è adesso al Teatro Sistina di Roma, debuttando con la sua prima ieri sera 7 dicembre. La magia si respirava sin da via Sistina, quando attraversando la strada, la soundtrack si sentiva già fuori dal teatro. E quest’aria che viene dall’Upper West Side rimarrà in scena fino al 12 gennaio 2025: sin da subito è chiaro, respireremo arte e passione, musica e colori, ma anche temi attuali su cui si basa il famosissimo spettacolo, e potremmo pensare (un po’ come Wicked…) a quanto storie del passato in realtà siano tremendamente piene di presente.

West Side Story al Teatro Sistina: musica, colori e le interpretazioni di Luca Gaudiano e Natalia Scarpolini

West Side Story ha un cast notevole di 30 artisti e un’orchestra dal vivo di 18 elementi, e sicuramente aveva tutte le premesse per essere una delle proposte teatrali più attese e vibranti della stagione. Massimo Romeo Piparo, regista e direttore artistico del Sistina, ha scelto di riportare sul palco questa storia perché, come lui stesso ha dichiarato, “il bello vince sempre”. E lo fa in un momento storico in cui c’è bisogno di nutrire l’anima con spettacoli che uniscono intensità, sì bellezza, ma soprattutto riflessione. Ambientato negli anni ’50, West Side Story riprende l’iconico racconto ispirato a Romeo e Giulietta di Shakespeare, ma lo veste con un messaggio universale: l’amore è e sarà sempre una forza invincibile, ed è l’unica forza che muove il mondo capace di superare ogni barriera.

Ricorderemo le performance a lungo

Di West Side Story spiccano tre cose: i colori, i balli e le interpretazioni dei due protagonisti di Luca Gaudiano (che voce, ragazzi, chapeau) e Natalia Scarpolini, che interpretano rispettivamente Tony e Maria, i due Romeo e Giulietta, tragicamente divisi dalle rivalità tra le gang degli Sharks e dei Jets. Gaudiano sapevamo avrebbe regalato ottime performance, ma il suo Tony convince e dà profondità e una forza emotiva, e riesce a risuonare assieme al pubblico.

Menzione super speciale per le scenografie di Ricardo Sanchez Cuerda, supervisionate da Teresa Caruso, che ricreano con dettagli minuziosi il quartiere Upper West Side di New York, degne di musical oltreoceano, mentre i costumi vivaci di Cecilia Betona regalano un tocco di colore e autenticità all’ambientazione.

Musica e coreografie da 10/10

La musica è pezzo da 90: orchestra rigorosamente dal vivo, diretta dal maestro Emanuele Friello. I brani iconici di Leonard Bernstein, tra cui Tonight, Maria e America, sono i gioielli della serata (Maria addirittura regalata una seconda volta dalla voce pazzesca di Luca Gaudiano, una volta terminato il musical) e sono i pezzi che porteremo con noi e che canteremo per almeno tutta la giornata. Le coreografie di Billy Mitchell, dinamiche e precise, danno vita a un’esplosione di energia che valorizza ogni scena di gruppo, trasportando il pubblico nel cuore pulsante delle tensioni, dei sogni, delle nostalgie e delle speranze che animano i protagonisti.

Un musical che parla al presente

West Side Story suona al presente con forza per i temi che affronta: l’amore, il pregiudizio, il sogno di un’occasione per un futuro migliore. Tra le barriere enormi che continuiamo a costruire nel mondo, guardare questo spettacolo e sentirselo così tanto addosso, ci ricorda quanto ancora dobbiamo lottare per provare ad abbattere le barriere sociali, culturali ed etniche. Gli Anni Cinquanta, le lotte intestine di una New York che non tollerava, prendeva ma non accoglieva, un conflitto costante che è esattamente lo specchio che stiamo vivendo adesso. E che se solo smettessimo di essere accecati da potere, soldi e ragione, vedremmo quanto siamo tutti vittime di un gioco spietato. Che, come i protagonisti di West Side Story, finiamo solo per perdere. A rimanerci, tra le mani, come unica via, l’amore.