Secondo BFMTV, il presidente Macron si sta lasciando un po’ più di tempo per consultarsi prima di decidere il nome del nuovo premier. Il Capo dello Stato ha proseguito le consultazioni giovedì sera e ne sono previste altre in mattinata di oggi. Le candidature del leader centrista François Bayrou, dell’ex socialista Bernard Cazeneuve o addirittura di un “candidato a sorpresa” come l’ex ministro Roland Lescure sono state le più citate.

Secondo Le Figaro, François Bayrou sarà ricevuto da Emmanuel Macron alle 8.30 di questa mattina. I due uomini si sono telefonati giovedì sera.

Oggi, la scelta di Macron sul nuovo premier: i nomi e le trattative

Il presidente sembra riluttante a rivolgersi a sinistra, il Nouveau Front populaire e la sua candidata Lucie Castets sono stati respinti dall’Eliseo prima che venisse accettata la candidatura di Michel Barnier. Da allora, sono stati fatti anche i nomi del “ministro inamovibile delle Forze armate” Sébastien Lecornu e del ministro dei Territori Catherine Vautrin, entrambi “passati dalla destra al partito di Macron”, come possibili primi ministri.L’eventuale scelta di Roland Lescure sta dividendo il campo di Macron e sta facendo saltare i Repubblicani, che, secondo quanto riferito, minacciano di separarsi. Anche il Nouveau Front populaire è afflitto da dissensi interni, poiché La France insoumise non è stata consultata dall’Eliseo in merito.

Secondo l’ultimo sondaggio “L’Opinion en direct” condotto dall’istituto Elabe per BFMTV e pubblicato mercoledì, il 41% dei francesi è favorevole a un capo di governo proveniente dalla società civile o dal mondo economico.

La decisione sul nuovo premier da parte di Macron era attesa già ieri sera, poi l’Eliseo ha rimandato a questa mattina. La ricerca di un accordo sui nomi, di un impegno per la “non sfiducia”, – come è stata definita l’intesa di martedì all’Eliseo fra il presidente e i partiti dell’arco politico (senza le ali estreme) – è quindi andata avanti per per tutta la serata di ieri e oltre.

Due giorni fa, senza entrare nella logica dei nomi del premier, della coalizione che governerà o dei programmi, Macron e i suoi interlocutori avevano trovato un punto di caduta: il governo si impegna a non ricorrere al famigerato 49.3, l’articolo della Costituzione che consente di far passare una legge senza discussione in Parlamento, semplicemente mettendo la fiducia. I partiti in cambio garantirebbero la cosiddetta ‘non sfiducia’: pur se fuori dalla coalizione o in disaccordo con parte dei contenuti del programma, non ricorrerebbero alle mozioni per rovesciare l’esecutivo, come avvenuto 10 giorni fa con quello di Michel Barnier.

Il premier dimissionario aveva posto la fiducia sulla parte della manovra finanziaria che riguardava i conti della Sécurité Sociale, la previdenza sociale. La gauche del Nfp, il Nuovo Fronte Popolare, aveva presentato una mozione di sfiducia, e il Rn, il Rassemblement National di Marine Le Pen, aveva fornito i voti decisivi per far cadere il governo.