L’Assemblea nazionale francese ha rovesciato mercoledì sera il governo del primo ministro Michel Barnier. Un totale di 331 deputati, appartenenti alla coalizione di sinistra Nuovo fronte popolare e al Rassemblement national di estrema destra, su 577 legislatori hanno votato a favore della mozione di sfiducia.
La mossa fa sprofondare, così, il Paese in un periodo di incertezza politica ed economica appena sei mesi dopo che il presidente Emmanuel Macron ha sciolto l’Assemblea nazionale in seguito alla pesante sconfitta del suo partito alle elezioni europee.
Sebbene il mandato presidenziale di Macron duri fino alla primavera del 2027, alcuni partiti chiedono le dimissioni del capo di Stato a causa del caos politico che si è creato dopo la sua decisione di sciogliere il Parlamento.
La coalizione di sinistra Nfp e il partito di estrema destra Rassemblement national (Rn) hanno votato in massa contro l’ex negoziatore capo della Brexit, dopo che Barnier ha utilizzato l’articolo 49.3 della Costituzione per far passare il piano di bilancio per la sicurezza sociale del 2025 senza un voto parlamentare.
Quale sarà il prossimo passo della Francia dopo Barnier
Probabilmente a Michel Barnier verrà chiesto di rimanere in carica come premier ad interim, proprio come ha fatto quest’estate l’ex primo ministro Gabriel Attal dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha sciolto l’Assemblea nazionale in seguito alla pesante sconfitta del suo partito alle elezioni europee.
Il governo ad interim dovrà sbrigare gli affari correnti e non potrà votare nuove leggi. Spetta a Macron nominare un nuovo primo ministro e non ha una scadenza precisa.
Tuttavia, la scelta del nuovo primo ministro sarà complessa, poiché dovrà superare un voto di fiducia da parte dei 577 deputati di una Camera frammentata e senza una chiara maggioranza.
Il capo dello Stato ha impiegato appena due mesi quest’estate per scegliere un nome che era sicuro non sarebbe stato automaticamente bocciato dai parlamentari. Nuove elezioni legislative potranno essere indette solo il prossimo luglio.
Due profili che hanno il vantaggio di essere già stati studiati e convalidati dall’Alta Autorità per la Trasparenza della Vita Pubblica, rendendo possibile la loro nomina in tempi molto rapidi, come vorrebbe l’Eliseo. Entrambi provengono dagli ambienti di destra e finora hanno mantenuto rapporti piuttosto buoni con l’estrema destra di Marine Le Pen.
Un’altra ipotesi nel totogol dei nomi per Matignon è il capo del Modem (centro) Francois Bayrou, storico alleato di Macron, anche se la sua situazione sotto il profilo giudiziario non è delle più chiare al momento. Assolto dai tribunali lo scorso febbraio nell’ambito di un caso di assunzione fittizia di assistenti di deputati, la procura ha presentato ricorso, con il rischio di un nuovo processo nei prossimi mesi.
Nella lista dei papabili, rilanciata dai media francesi ci sono anche nomi di personalità politiche già citate nei mesi scorsi per la successione agli ex premier Elisabeth Borne e Gabriel Attal, tra cui l’ex socialista Bernard Cazeneuve, il Republicain Francois Baroin, l’eterna speranza della destra, e Francois Villeroy de Galhau, un profilo tecnico, valutato come “un’ultima carta, mai utilizzata, sulla scrivania” di Macron.





