Da oggi, primo gennaio 2025, non sono più attivi i gasdotti che trasportano il gas russo verso l’Europa passando attraverso l’Ucraina: i gasdotti funzionavano grazie a un accordo tra Russia e Ucraina attivo dal 2019, che è scaduto oggi e che il governo ucraino aveva già detto da tempo di non essere intenzionato a rinnovare, per via dell’invasione russa del proprio territorio avviata nel febbraio del 2022.

L’accordo tra i due paesi era in vigore dal 30 dicembre del 2019 ed è scaduto alle 6 di questa mattina (le 8 di mattina a Mosca, la capitale russa): ora Gazprom, l’azienda energetica statale russa, non ha più l’autorizzazione a trasportare il gas in Europa attraverso il territorio ucraino. Mercoledì mattina Gazprom ha confermato di avere smesso di inviare gas attraverso il gasdotto che passa per l’Ucraina.

I paesi europei sono sempre stati molto dipendenti dal gas russo. Le importazioni si sono comunque drasticamente ridotte dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina: se prima il gas russo copriva circa il 40 per cento del fabbisogno europeo, nel 2023 il dato è sceso a circa l’8 per cento. Tuttavia tre paesi hanno mantenuto una dipendenza molto forte dal gas russo, l’Ungheria, la Slovacchia e l’Austria: il mancato rinnovo dell’accordo per il trasporto del gas tra Russia e Ucraina sarà un problema soprattutto per loro.

Ungheria, Slovacchia e Austria avevano mantenuto il loro legame con la Russia un po’ per ambiguità politiche (soprattutto il governo ungherese, guidato da Viktor Orbán, è molto vicino al regime russo di Vladimir Putin), un po’ per ragioni geografiche data la loro posizione nell’Europa orientale, un po’ per obblighi contrattuali: i fornitori di gas di tutti e tre i paesi hanno ancora attivi contratti di lungo termine con Gazprom, l’azienda gasifera statale russa, che li costringerebbero a pagare grosse penali in caso di violazione.

Un evento di fatto epocale, che sta facendo agitare i mercati: ieri, 31 dicembre, i prezzi europei del gas hanno toccato i 50 euro al megawattora, spinti anche dalle temperature in ribasso. “L’interruzione del transito del gas attraverso l’Ucraina avrà un impatto drastico su tutti noi nell’Ue, non solo sulla Federazione Russa”, ha detto il primo ministro slovacco Robert Fico.

Ma quali sono i possibili effetti dello stop del gas su stoccaggi e bollette? Nel primo caso, l’Europa dipende ancora al 19% dall’energia russa. Ma la Commissione Ue predica calma: “L’impatto sulla sicurezza dell’approvvigionamento sarà limitato“. Al momento, i siti di stoccaggio di gas naturale nell’Ue sono pieni in media al 73,17% (in Italia al 79,92%). Se quindi non ci sono grandi preoccupazioni in merito, discorso ben diverso per le bollette. Come dichiarato da Arera, c’è una stangata in arrivo per le bollette della luce degli utenti più fragili (+18,2% nel primo trimestre 2025). E non è tutto: secondo un’analisi di Facile.it, nei prossimi dodici mesi per una famiglia tipo nel Mercato libero ci sarà un rincaro di 272 euro tra luce e gas.

Se l’Europa deve affrontare le conseguenze di contratti energetici più onerosi – con perdita di competitività in campo industriale – anche la Russia soffre a causa del taglio degli acquisti di gas da parte dei paesi europei. Nell’ultimo anno, la società statale russa Gazprom ha registrato perdite per oltre 7 miliardi di dollari nonostante gli sforzi del colosso russo di cercare di compensare questo calo delle esportazioni verso l’Occidente con la Cina.