Nello spazio di LetteralMente Donna una donna eccezionale che ha dato un enorme contributo nel mondo della politica italiana come fondatrice del partito socialista italiano e nell’universo femminista. Il suo nome è Anna Kuliscioff.

Anna Kuliscioff, gli studi in medicina

LetteralMente Donna è dedicata ad Anna Kuliscioff, fonte ilbolive.unipd.it
Anna Kuliscioff, fonte ilbolive.unipd.it

Proveniente da una famiglia di ricchi mercanti ebrei di Crimea, Anna Kuliscioff, al secolo Anna Moiseevna Rozenštejn, manifestò presto le sue doti in ragionamento logico avvicinandosi da giovanissima alla politica. In questo senso il primo incontro che determinò la sua vita fu quello con l’anarchico Andrea Costa. Erano anni tormentati e difficili segnati da processi politici, espulsioni e carcere a causa delle idee politiche socialiste marxiste della Kuliscioff che aveva adottato questo nome di battaglia per la lotta politica. Idee alle quali si avvicinò anche lo stesso Costa prima che la gelosia dividesse i due che nel frattempo avevano avuto una figlia chiamata Andreina.

Dopo essersi allontanata da Costa la Kuliscioff riprese gli studi, dedicandosi alla medicina, a Napoli dove si era trasferite a causa dell’artrite e della tubercolosi contratte in carcere dopo la richiesta medica di vivere in climi più miti. Poi in seguito si specializzò prima a Torino poi a Padova in ginecologia. Fu molto importante la sua tesi sulla febbre puerperale che indicò l’origine batterica di tale malattia salvando la vita a decine di donne.

La dottora dei poveri e il femminismo

Infine si trasferì a Milano dove diresse un ambulatorio ginecologico e lavorò insieme ad altre donne, come lei prime laureate in medicina, dedicandosi alla cura delle pazienti più povere e venendo soprannominata la “dottora dei poveri”. Un’attività che però non durò a lungo vista la difficoltà dovute alla salute nel fare le scale. Accanto a questo prendeva corpo l’attività politica e femminista. A Milano infatti la Kuliscioff entrò in contatto con le più importanti esponenti del femminismo milanese come Norma Casati e con la Lega per gli interessi femminili. Da qui la centralità del femminismo nella sua vita fu costante e originale. La Kuliscioff infatti inquadrò la questione femminile dal punto di vista non solo sociale e politico ma anche economico affermando come la disparità di genere e la conseguente sottomissione della donna all’uomo fosse un fatto storico che si era ormai radicato nel vivere quotidiano.

Il discorso al Circolo filologico di Milano

A proposito della disparità di genere e della sottomissione della donna Anna Kuliscioff, come riportato da Enciclopedia delle donne, afferma in un bellissimo discorso presso il Circolo filologico di Milano dell’aprile 1890 che “L’esperienza di altre e molte donne che si alternarono a deviare dal binario tradizionale la vita femminile in genere, e soprattutto l’esperienza mia propria, m’insegnarono che, se per la soluzione di molteplici e complessi problemi sociali si affacciano molti uomini generosi, pensatori e scienziati, anche delle classi privilegiate, non è così quanto al problema del privilegio dell’uomo di fronte alla donna”.

Questo, prosegue Anna Kuliscioff, perchè “Tutti gli uomini, salvo poche eccezioni, e di qualunque classe sociale, per un’infinità di ragioni poco lusinghiere per un sesso che passa per forte, considerano come un fenomeno naturale il loro privilegio di sesso e lo difendono con una tenacia meravigliosa, chiamando in aiuto Dio, chiesa, scienza, etica e leggi vigenti, che non sono altro che la sanzione legale della prepotenza di una classe e di un sesso dominante”

Il rapporto con Turati e il suffragio universale

Gli anni di Milano furono gli anni anche d’intenso rapporto con Filippo Turati ed un impegno politico e sociale che la fece essere tra i fondatori del partito socialista italiano. Nel 1903 la Kuliscioff fece arrivare la questione femminile direttamente in parlamento grazie alla legge Carcano in tutela del lavoro delle donne e dei minori infine iniziò la sua battaglia per il suffragio universale. Una battaglia dura visto che in quegli anni si parlava solo di suffragio universale maschile. Infatti nel 1912 il governo Giolitti approvò una legge che consentì il voto solo agli uomini alfabetizzati dai vent’anni in su e a quelli analfabeti dai 30 anni in su escludendo di fatto le donne. La Kuliscioff continuerà la sua lotta fino alla fine della sua vita nel 1925 mentre il suffragio universale senza distinzione di sesso e classe verrà approvato solo nel 1946.

Stefano Delle Cave

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