Sembrava tutto finito, e invece no. Il 14 gennaio, Drake aveva ritirato l’istanza depositata contro Universal e Spotify lo scorso novembre. Il rapper canadese aveva accusato l’etichetta, che produce anche la sua musica, e il colosso dello streaming di essere ricorsi a pratiche illegali, tra le quali anche bot e mazzette, per promuovere e gonfiare artificialmente gli ascolti di Not Like Us, brano di Kendrick Lamar.

Nel pezzo, il suo acerrimo nemico, con cui da anni è in corso una feroce battaglia a colpi di dissing, lo bolla come un «pedofilo certificato». Per questo motivo, la Universal Group Music è stata tacciata dal diretto interessato di essere complice del reato di diffamazione perpetrato dal cantautore statunitense. La battaglia legale sembrava essere giunta al termine ancor prima delle accuse, dati gli ultimi aggiornamenti; con un coup de théâtre, però, Drake ha ribaltato nuovamente la situazione.

Ieri mattina, infatti, gli avvocati del fondatore della società Frozen Moments hanno depositato una seconda causa a carico di UMG, questa volta per diffamazione e molestie. La casa di produzione, secondo Drake, avrebbe diffuso «con una narrativa tendenziosa e falsa» l’idea che lui sarebbe un pedofilo. Il suo team legale ritiene che Universal fosse consapevole delle falsità contenute nel testo della canzone, e che la sua scelta di pubblicarla sia stata un pericoloso esempio di «avidità aziendale, che risulta più importante della sicurezza e del benessere dei suoi artisti».

Drake fa causa alla Universal: la risposta dell’etichetta

Dopo un iniziale silenzio, UMG ha deciso di replicare alle accuse del rapper. Un portavoce ha dichiarato: «Non solo queste affermazioni sono false, ma l’idea che vorremmo cercare di danneggiare la reputazione di qualsiasi artista – per non parlare di Drake – è illogica. Abbiamo investito massicciamente nella sua musica e i nostri dipendenti in tutto il mondo hanno lavorato instancabilmente per molti anni per aiutarlo a raggiungere uno storico successo commerciale e finanziario personale.».

«Nel corso della sua carriera», ha progeguito il rappresentante della Universal, «Drake ha utilizzato intenzionalmente e con successo l’UMG per distribuire la sua musica e la sua poesia per impegnarsi in “battaglie rap” convenzionalmente oltraggiose per esprimere i suoi sentimenti nei confronti di altri artisti. Ora cerca di utilizzare come arma il processo legale per mettere a tacere l’espressione creativa di un artista e chiedere danni all’UMG per aver distribuito la musica di quell’artista».

In conclusione, «Non abbiamo mai diffamato alcun individuo. Allo stesso tempo, difenderemo vigorosamente questo contenzioso per proteggere la nostra gente e la nostra reputazione, così come qualsiasi artista che potrebbe direttamente o indirettamente diventare un frivolo bersaglio di contenziosi per non aver fatto altro che scrivere una canzone».

Federica Checchia

Seguici su Google News