È venuta al mondo diciotto anni fa, come dimostra il certificato di nascita registrato a Rovigo; da quel momento, però, di lei si sono perse le tracce per quasi due decenni. L’esitenza di questa ragazza è tornata a galla solo in seguito a un blitz condotto dalla Polizia Locale e dalla Guardia di Finanza per smantellare un laboratorio tessile illegale in provincia di Brescia. Tra le persone nascoste in uno scantinato, dove sono state rinvenute brandine e tavoli da lavoro sempre, c’era anche una giovane di origini cinesi, vissuta nell’ombra fino alla maggiore età.
Stando alle indagini della procura, avrebbe fatto parte di una famiglia composta da madre, padre e fratello. Ad un certo punto, però, il nucleo si sarebbe diviso. Il papà avrebbe abbandonato moglie e prole, poco dopo la nascita della bambina, preferendo un’altra donna con cui sarebbe andato altrove, e dalla quale avrebbe avuto un altro figlio. Lei e la sua mamma, invece, si sarebbero spostate a Padova, per poi stabilirsi nel bresciano. Qui avrebbero iniziato a vivere nei garage e negli spazi in cui la donna lavorava insieme ad altri connazionali, cucendo e riparando calze all’interno di laboratori dalle condizioni igieniche e di sicurezza estremamente precarie.
La gioventù non vissuta della ragazza ritrovata in provincia di Brescia
Per diciassette anni, la ragazza non avrebbe mai frequentato un istituto scolastico e non sarebbe mai stata visitata da un medico. La giovanissima cinese dormiva e lavorava in quel locale angusto, senza che lo Stato Italiano avesse notizie di lei; dimenticata dal mondo, privata delle esperienze che tutti i suoi coetanei hanno la possibilità di fare. Turni massacranti, nessuna tutela, igiene totalmente assente; in laboratorio si parlava esclusivamente cinese, e non era possibile avere contatti con il mondo esterno.
Dopo la scoperta delle forze dell’ordine la diciottenne, che non conosce l’italiano, è assistita da un legale; il caso è seguito dall’ufficio immigrazione. La Procura di Brescia continua ad indagare, nel tentativo di ricostruire la vicenda e risalire a chi ci sia dietro questo sistema disumano. Nel frattempo, la Questura sta valutando la possibilità di regolarizzare la posizione in Italia della ragazza
La sua storia appare incredibile, eppure è simile a quella di tante altre persone, fantasmi che sfuggono ai controlli e che proseguono nell’indifferenza generale. Stipati nei retrobottega, costretti a lavorare senza sosta e con una retribuzione minima. Vite clandestine, ai margini della società, che scorrono senza lasciare traccia, mentre la mano della criminalità organizzata tappa loro la bocca.
Federica Checchia
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