Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca da appena tre giorni, ma ha immediatamente introdotto misure molto restrittive sull’immigrazione. Tra le decine di ordini esecutivi da lui firmati nelle prime ore del suo secondo mandato, uno è volto a dichiarare l’emergenza nazionale al confine con il Messico. Questa mossa consentirà al governo USA lo stanziamento di fondi speciali e di impiegare l’esercito in sostegno della polizia di frontiera. Stando alle indiscrezioni, il tycoon sarebbe intenzionato ad inviare oltre diecimila uomini, ma è probabile che, almeno in questa prima fase, il numero sarà più ridotto.
Anche durante i suoi primi quattro anni di presidenza, Trump aveva operato in questa direzione. Stavolta, però, gli agenti potranno arrestare i migranti anche in luoghi in cui, in precedenza, era vietato, come chiese e scuole. Il magnate repubblicano ha affermato di voler rimuovere dagli Stati Uniti «milioni e milioni» di persone senza cittadinanza o permesso di soggiorno, condizione che riguarda circa cinque milioni di messicani.
La stretta di Donald Trump e il piano del Messico

Di conseguenza, il governo messicano ha attivato un piano per far fronte alle conseguenze delle nuove politiche statunitensi. È prevista, infatti, l’apertura di grandi centri d’accoglienza temporanei in nove città nella parte settentrionale del Paese. Tra queste c’è Ciudad Juarez, vicina al confine con il Texas; già nei prossimi giorni, tende e strutture in grado di ospitare milioni di espulsi dovrebbero essere operative. Alle persone rientrare in patria verranno forniti cibo, assistenza sanitaria e un alloggio provvisorio.
I cittadini, inoltre, riceveranno una carta prepagata contenente duemila pesos (intorno ai novanta euro), per coprire le prime spese. Potranno, in seguito, fare ritorno nelle loro città di origine tramite autobus messi a disposizione gratuitamente dalle autorità. Come dichiara dal ministro dell’Interno Rosa Icela Rodríguez, «Il Messico farà tutto il necessario per prendersi cura dei nostri compatrioti. Metterà a disposizione tutto il necessario per accogliere quelli che verranno rimpatriati».
Federica Checchia
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