«Uh, poffare poffarissimo! È tardi! È tardi!». Chiunque abbia visto più di una volta il classico Disney Alice nel Paese delle Meraviglie, adattamento animato del romanzo di Lewis Carroll, ricorderà istantaneamente queste parole. Con i suoi occhialetti tondi, il panciotto ben abbottonato e quell’orologio da taschino più grande di lui, il Bianconiglio è uno dei personaggi più buffi e interessanti dell’universo creato dall’autore inglese. Perennemente in ritardo su una tabella di marcia tutta sua, il simpatico roditore ha dato il nome alla cosiddetta Sindrome del Bianconiglio.

Sindrome del Bianconiglio: l’ossessione del controllo

Sindrome del Bianconiglio
La Sindrome del Bianconiglio prende il suo nome dal celebre personaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie

Conosciuta anche come ansia del tempo che vola, questo disturbo porta chi ne soffre convive con la perenne sensazione di non avere minuti e ore sufficienti per poter portare a termine un compito. Il risultato è sentirsi continuamente sopraffatto da un ritmo più veloce del proprio passo. Il primo campanello d’allarme è rintracciabile nel bisogno ossessivo di tenere tutto sotto controllo, di organizzare ogni attività nei minimi dettagli, arrivando a pianificare anche il proprio tempo libero.

Ogni deragliamento rispetto al programma originale viene vissuto come un terremoto che crea angoscia, disagio e spossatezza. Chi vive nel costante terrore dell’imprevisto, finirà per non godere mai realmente di nulla. Non riuscendo a dare la giusta priorità a impegni, doveri e piaceri, i Bianconigli del mondo reale si ritrovano a procedere come automi, lavorando come macchine e senza rendersi davvero conto di quello che stanno facendo, presi come sono dalla paura di far tardi. Il risultato è che il benessere personale, il tempo di qualità con amici e famiglia, e anche le passioni e gli hobby finiscono in secondo piano, sepolti da una montagna di preoccupazioni.

L’arte di saper rallentare

La società odierna, mirata all’efficienza e al massimo rendimento, non aiuta di certo i soggetti ansiosi. In passato, le giornate erano scandite dalla posizione della Terra rispetto al Sole, e la vita lavorativa dall’avvicendarsi delle stagioni. L’uomo moderno, invece, dotato di ogni comfort, sa come aggirare la natura per essere sempre performante. Questo, però, ha rubato il prezioso tempo libero, oramai fagocitato da corsi, meeting e occasioni di vita sociale programmate con largo anticipo. La spontaneità viene vista come una nemica dell’ordine, una falla in un sistema perfettamente funzionante in cui tutti, nessuno escluso, procedono a passo spedito verso l’obiettivo.

Ecco perché, chi teme di restare indietro rispetto agli altri, si affretta, con il terrore di essere tagliato fuori dall’ingranaggio, o di essere in ritardo rispetto alle aspettative sociali e alle tappe prestabilite dalla comunità. Corrono, corrono i Bianconigli, perdendosi nei meandri dei loro schemi, incapaci di fermarsi a fare un respiro profondo. Eppure, a volte, è proprio inspirare ed espirare a salvarci, imponendoci uno stop che il corpo anela, ma che la mente rigetta. Mancare un treno, rispondere di no, spegnere una sveglia. Piccole rivoluzioni in apparenza insignificanti ma che, una volta assorbite, rivelano la verità più scontata eppure straordinaria che possa esserci: il tempo perso, in fondo, non è mai perso. Tanto vale, a questo punto, rallentare un po’ è godersi il viaggio.

Federica Checchia

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