Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi una donna eccezionale, che ha dato un enorme contributo all’universo femminista combattendo tutta la vita per i diritti civili. Il suo nome è Florynce Kennedy e questa è la sua storia.

Florynce Kennedy, un attivismo precoce

LetteralMente Donna è dedicata a Florynce Kennedy, fonte nexttribe.com
Florynce Kennedy, fonte nexttribe.com

“La bocca più grande, più rumorosa e, indiscutibilmente, la più maleducata sul campo di battaglia”. Così la rivista People ha definito Florynce Kennedy. Quale definizione migliore per una delle femministe afroamericane più iconiche del 900′ che si faceva subito notare per essere una donna forte e irriverente e per i suoi look appariscenti come, ad esempio, gli stivali e il cappello da cowboy che soleva indossare. La sua amica e compagna di lotte Gloria Steinem racconta in un’intervista per Ms. Magazine che “come molte persone in tutto il paese, conoscevo da tempo la leggendaria Flo Kennedy, molto prima di incontrarla di persona. In effetti, bastava il nome “Flo” da solo per evocare immagini di scorribande oltraggiose e creative su quasi ogni tematica, dalle assunzioni delle minoranze alle manifestazioni contro le bombe… c’era una sola Flo”.

Battaglie segnata dall’attivismo femminista e antirazzista. Il razzismo fu infatti qualcosa che imparò a conoscere sulla sua pelle sin da piccola. Nel 1919, quando aveva solo 3 anni, il padre fu pronto ad imbracciare il fucile quando il KKK cercò di cacciare la sua famiglia dalla loro casa di Kansas City. Fu quella la prima occasione che la portò nel mondo delle battaglie sociali in cui ben presto manifestò la sua volontà combattiva. Infatti era sono un’adolescente quando organizzò il suo primo boicottaggio contro un imbottigliatore della coca cola che non voleva assumere camionisti di colore.

Gli studi in legge e le battaglie sociali e politiche

Studiando legge ho capito che più in alto miri, meglio riesci a sparare. Praticare la legge è stato per me la possibilità di cambiare la società o anche soltanto di resistere alle oppressioni. Concordo con tutti coloro che si vestono con ciò che il sistema proibisce loro di indossare”. Queste parole di Florynce Kennedy, riportate da Una donna al giorno, ci fanno comprendere quanto fossero stati importanti per lei gli studi in legge che aveva terminato lottando per entrare nella facoltà di legge della Columbia University dopo essere stata discriminata a causa del colore della pelle. All’università la Kennedy si avvicina alla lotta contro le oppressioni delle minoranze, il sessismo e il classismo diventando una delle prime ad abbracciare il femminismo intersezionale perchè credeva fermamente che il suo essere femminista non dovesse prescindere dal colore della sua pelle e dalla lotta al razzismo.

Si è fatta strada, in seguito, in un mondo in cui spiccavano i soli uomini, come avvocato partendo da cause matrimoniali fino a difendere personalità importanti come Billie Holiday e Charlie Parker. È divenuta poi famosa negli anni 60′ per il suo attivismo contro il razzismo e l’abuso di potere verso le donne e gli afroamericani. In particolare nel 1966 la Kennedy fondò la Media Workshop, una associazione nata per combattere gli abusi nei media e nella pubblicità. Famosa fu la sua campagna contro l’agenzia pubblicitaria Benton & Bowles rea di aver discriminato nelle assunzioni. La Kennedy infatti portò un gruppo di manifestanti negli uffici dell’agenzia e rimase in attesa in strada finchè i manager dell’agenzia non decisero di riceverla. Una altra manifestazione è esemplare fu, negli anni 70′,quella organizzata ad Harward dove si protestava per la mancanza di servizi igienici dedicati alle donne.

Il partito femminista

Nel 1971 fondò il Feminist Party, il partito femminista, sostenendo Shirley Chisholm, la prima donna afroamericana eletta al Congresso degli Stati Uniti, come candidato presidente. Florynce Kennedy è stata in prima linea anche in campagne contro la guerra in Vietnam e l’aborto difendendo quanti contestavano le leggi in merito dello stato di New York nei primi casi in cui venivano chiamate per la prima volta a testimoniare donne che avevano subito aborti illegali.

Stefano Delle Cave

Seguici su Google news