Nicola Mariuccini è l’autore del libro Io ti porterei, edito Castelvecchi Editore, la storia di una vicenda familiare che si ripresenta in un passato che non è mai stato remoto ma sempre presente e vivido, fra ricordi, memorie antiche e prese di coscienza.

Nicola Mariuccini, intervista all’autore del libro ”Io ti porterei”

M.M.: “Io ti porterei”, il suo nuovo romanzo, sembra un viaggio dell’eroe a ritroso: come ogni monomito si giunge poi alla vittoria e al cambiamento, rispetto a quando si è partiti. Lei in cosa si è sentito mutato, o trasformato, dopo aver conosciuto la storia di sua nonna?

Nicola Mariuccini: La storia di mia nonna mi era sempre stata raccontata, con diversi livelli di dettagli e anche con alterno giudizio riguardo alle sue scelte. Averla approfondita mi ha consentito di risalire al dolore profondo che ha segnato la vita di mio padre, il suo carattere che definirei “Pirotecnico”, a metà fra l’esplosivo e il fantasioso e per conseguenza anche la mia, di vita.

M.M: Come e da cosa nasce questa impellenza, quasi urgente e necessaria, di raccontare la storia di Liboria/Nilde?

Nicola Mariuccini: Nonna è morta lontano dagli occhi e dal cuore della sua famiglia, dei suoi figli che per tanti anni aveva accudito e amato. Non ha mai avuto un funerale, nessuno sapeva dove fosse sepolta. Ho ritenuto doveroso ritrovarne le tracce e recuperare il filo della sua memoria. Ho sentito il bisogno di attivarmi, di mettermi alla ricerca della verità sulla sua vicenda, sulle sue scelte di donna libera e indipendente che ha pagato cara la sua volontà di non accettare una vita che non voleva più.

Suo marito, il nonno, piegato ed eroso dall’alcolismo non era più l’uomo che aveva sposato, l’amava moltissimo ma faceva fatica ad essere uomo, prima ancora che marito. Nonna voleva per sé un’altra vita ma il tribunale morale del quartiere emise una sentenza durissima con sanzioni pesanti come le scampanate. Far suonare oggetti di ogni tipo per richiamare l’attenzione e accompagnare il suono con canzonacce ed epiteti ingiuriosi. Un inferno quotidiano durato diversi anni.

Io ti porterei è la storia di un rito funebre mai fatto, celebrato a cavallo del tempo in una realtà compresente dove vivi e morti si raccontano e finalmente si parlano di quello che era stato, del dolore e del ricordo. Vista con gli occhi di oggi, la storia di Liboria assume una valenza quasi eroica, sebbene non abbia mai combattuto per rappresentare un modello quanto per sé. Ha scelto la fuga, la solitudine ed è morta da sola.

Storia, pregiudizi e libertà

M.M.: Il suo libro parla della storia della sua famiglia ma anche di Storia, trattando un periodo storico e sociale ben delineato, in un piccolo paese di provincia. Sua nonna è stata una donna rivoluzionaria “punita” dalle scampanate e dai pregiudizi: secondo lei esiste ancora quella morale stucchevole che condanna la libertà?

Nicola Mariuccini: Certo le cose sono cambiate, negli anni trenta c’era una legge che puniva con sanzioni penali le donne che abbandonavano il tetto coniugale. Per gli uomini era tutto molto più blando, praticamente inapplicabile.Come ho detto, guardata col giudizio di oggi, nonna più che una vittima è stata eroica ma a ben vedere i dardi che la colpirono trovano ancora archi ben tesi e puntati sul corpo e sulla vita di tante donne.

C’è un maschilismo di ritorno, anche fra i giovani, che vede una società basata sulla lotta e sulla forza, l’affermazione di modelli spartani che esaltando la potenza e la prestanza fisica tendono a spezzare i legami basati sulla convivenza civile. L’aumento dei femminicidi anche tra le nuove generazioni ci parla di un mondo che arretra sulla strada dell’uguaglianza tra i sessi di cui si parla tanto in pubblico ma che s’infrange in un silenzio di piombo una volta chiusa la porta di casa.

La memoria e la riscoperta

M.M: Un dolore antico, quello di suo padre, che si accosta alla memoria e alla riscoperta. Attraverso il suo libro lei restituisce al tempo la storia di una donna impavida. Chi se ne va continua, quindi, a modellare le vite di chi resta e a influenzare i propri discendenti?

Nicola Mariuccini: Nonna se n’è andata da viva. È stata costretta a lasciarlo quando era ancora un bambino. Di questo papà non si è mai fatto realmente una ragione e forse più del dolore di averla perduta credo che gli abbia pesato il non aver capito perché. Questo ho cercato di fare, capirlo almeno io, non per poterglielo spiegare perché questo non posso più farlo ma per perdonarmi di non averlo potuto aiutare prima.

M.M: Prima di questo metaforico viaggio dell’eroe, qual era il rapporto fra lei e suo padre e quale quello di suo padre con la figura e il ricordo della madre, Liboria/Nilde?

Nicola Mariuccini: Quando una persona non c’è più, quando non gli puoi parlare ti accorgi di tutte le domande che avresti dovuto fargli. Per capirlo meglio, per capirsi meglio.

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