Durante una conferenza stampa tenutasi ieri, giovedì 20 febbraio, il presidente del partito democratico di Hong Kong, Lo Kin-Hei, ha annunciato di aver avviato la procedura per sciogliere l’organizzazione. Il più antico partito pro-democrazia della regione amministrativa speciale cinese, non estisterà più, una volta che l’iter sarà completato.

Kin-Hei ha spiegato ai giornalisti che la sofferta decisione arriva «dopo aver considerato il contesto politico generale di Hong Kong e tutte le possibilità future». I tempi di smantellamento, in ogni caso, non saranno brevi; la proposta dovrà infatti essere approvata da almeno il 75% dei membri del partito interessato (in tutto, sono circa quattrocento).

Partito democratico di Hong Kong

Il partito democratico di Hong Kong ha avuto origine nel 1994, ed è nato dalla fusione dei principali gruppi politici liberali presenti sul territorio ai tempi del colonialismo britannico. Negli ultimi tempi, tuttavia, l’aumento del controllo e delle repressioni operati da parte del governo cinese hanno reso difficile per il partito portare avanti la sua attività senza ripercussioni anche piuttosto gravi.

Quattro ex parlamentari, tra i quali l’ex leader Wu Chi-wai, si trovano infatti in carcere dopo aver violato la legge riguardante la sicurezza nazionale. Questa legge, ricordiamo, è stata introdotta a seguito delle massicce manifestazioni pro-democrazia risalenti al 2019, violentemente messe a tacere dalla Cina. Il partito democratico seguirà il destino del secondo più grande movimento di opposizione, il partito civico, che si è sciolto nel 2023. Già dal 2021, una nuova legge elettorale ha vietato, di fatto, ai dissidenti di prendere parte alle attività parlamentarie; solo i cosiddetti “patrioti”, ovvero i fedeli al Partito comunista cinese, possono candidarsi. Nel frattempo, l’ombra del 2046 si staglia sempre più minacciosa sui grattacieli di Hong Kong.

Federica Checchia

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