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Hong Kong: arrestati 14 importanti attivisti pro-democrazia

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HONG KONG – quattordici importanti attivisti per la democrazia ed ex legislatori di Hong Kong sono stati arrestati sabato mattina per fatti relativi alle proteste che hanno infiammato l’ex colonia britannica l’anno scorso. Questi maxi arresto è la più grande operazione contro i personaggi di spicco del fronte democratico di Hong Kong e rappresenta un’ulteriore prova della sempre maggiore ingerenza del Partito Comunista Cinese nella vita politica della città autonoma.

L’arresto in concomitanza dell’epidemia

Il momento dell’arresto è emblematico; mentre le proteste si sono fermate per via del coronavirus, e mentre i più importanti paesi del mondo sono impegnati nella lotta al virus, le autorità di Hong Kong hanno agito per infliggere un duro colpo al movimento democratico, arrestando tutte le più influenti personalità cittadine.

Gli attivisti, di età compresa tra i 24 e gli 81 anni, sono stati arrestati con l’accusa di aver organizzato, pubblicizzato o preso parte a diverse assemblee non autorizzate tra agosto e ottobre e dovranno affrontare azioni penali.

Tra i nomi più importanti c’è il magnate dei media Jimmy Lai, proprietario di Appledaily, il principale media anti Partito Comunista, e l’avvocato Martin Lee, soprannominato “il padre della democrazia”, uno dei principali sostenitori della democrazia e dei diritti umani a Hong Kong e Cina.

Martin Lee, che collaborò all’elaborazione della mini costituzione di Hong Kong, la Basic Law, e fu uno dei partecipanti alla definizione del sistema politico della città, che poi si sarebbe concretizzato nel principio “un paese, due sistemi”, ha dichiarato: “Sono orgoglioso e sollevato di essere arrestato ed imputato, dopo aver visto arrestare così tanti grandi ragazzi“.

Le dichiarazioni di Martin Lee prima di essere arrestato.

La strategia di Pechino

Non è raro che ad Hong Kong politici ed attivisti vengano arrestati dalle autorità, ma raramente la scure degli arresti politici si era abbattuta con così tanta veemenza.

Lau Siu-kai, vicepresidente della Chinese Association of Hong Kong and Macao Studies, ha affermato che gli arresti di sabato non sono che il primo passo verso una sempre più ampia repressione dell’opposizione di Hong Kong da parte di Pechino, e che “ci saranno altri passi per restringere il loro spazio”.

Non è una novità, infatti, che le reiterate proteste dell’ultimo anno abbiano rappresentato una minaccia per il Partito Comunista Cinese, abituato più ad eliminare i problemi alla radice, piuttosto che gestirli.

Secondo Lau, per il Partito ComunistaQuesto è il momento di porre fine al caos di Hong Kong“. “Dopo il quarto plenum, Pechino è determinata a porre fine al caos di Hong Kong una volta per tutte“.

Il progetto legislativo sulla sicurezza nazionale

Gli arresti arrivano in concomitanza con la volontà del governo di Hong Kong, su sollecitazione di Pechino, di rivedere la legislazione sulla sicurezza nazionale, rispolverando un pacchetto di norme del 2003, che fu accantonato per delle proteste.

Luo Huining, il rappresentante di Pechino ad Hong Kong, proprio la scorsa settimana aveva dichiarato che la mancanza di una legge adeguata sulla sicurezza nazionale è sempre stata una “carenza importante” della città dopo il ritorno sotto la sovranità cinese.

Dichiarazioni come queste, unite alla oramai lunga sequela di interferenze del Partito Comunista negli affari di Hong Kong, hanno fatto allarmare esperti legali ed attivisti della città, che sempre più percepiscono le ingerenze di Pechino in affari interni alla città, in palese contrasto con la Basic Law e con il principio “un paese, due sistemi”.

L’Ordine degli avvocati di Hong Kong ha invitato il governo della città alla moderazione, affermando che le dichiarazioni dei rappresentati di Pechino “potrebbero essere facilmente percepiti come interferenze”, ma l’Ufficio di collegamento, con una nota pubblicata venerdì scorso, ha affermato non è soggetto ai divieti di interferenza.

Le dichiarazioni di elementi di spicco

Il combinato disposto di questi due elementi, anziché essere un deterrente a nuove proteste, potrebbe rinvigorire il fronte pro-democrazia, le cui istanze sono state messe in secondo piano a causa dell’epidemia.

Joshua Wong, Segretario Generale del partito pro-democrazia Demosistō

Lo storico leader dei democratici di Hong Kong, Joshua Wong, sul suo profilo Twitter, ha dichiarato:

È pazzesco che la polizia di Hong Kong arresti il veterano democratico di 81 anni Martin Lee, il padre della democrazia. È lui che ha aiutato a redigere la legge fondamentale di Hong Kong ai sensi [del principio] un paese, due sistemi. Per quasi 40 anni, ha promosso la democrazia e i diritti umani in Hong Kong.

Jimmy Lai, il magnate di più alto profilo dei media democratici, ha criticato la leadership del governo di Hong Kong e del Partito Comunista Cinese. È stato invitato dal Vicepresidente [USA] Mike Pence e dal Segretario Pompeo a condividere la situazione di Hong Kong. Poiché la libertà di stampa non è consentita dal regime autoritario di Xi Jinping, è diventato il bersaglio principale.

La Polizia di Hong Kong ha hackerato il mio cellulare e quello di Agnes Chow Ting, ed ha estratto le nostre informazioni personali senza il nostro consenso, l’arresto questa volta non è solo un procedimento giudiziario! La polizia ha approfittato di questa opportunità per hackerare tutti i telefoni degli attivisti chiave e raccogliere le conversazioni su WhatsApp e Telegram.

Da quando gli uffici della Cina ad Hong Kong, senza precedenti, hanno annunciato che non è vietato interferire negli affari locali di Hong Kong, è fuori dubbio che queste informazioni sensibili saranno condivise con le 4000 forze di sicurezza nazionali della Cina che ora sono di stanza a Hong Kong per future persecuzioni.

“Mentre tutti i paesi sono ora impegnati a combattere il coronavirus, il regime autoritario della Cina sta reprimendo i movimenti democratici in Hong Kong. Invito il mondo a vigilare sulla tirannia di Pechino e di stare con Hong Kong”

Chris Patten, ex governatore inglese di Hong Kong

Anche l’ultimo governatore inglese ad Hong Kong, Chris Patten, ha commentato la vicenda:

Con l’attenzione del mondo focalizzata sulla terribile epidemia di covid-19, Pechino ed il governo di Hong Kong a lui asservito, ha compiuto un ulteriore passo verso l’affossamento [del principio] un paese, due sistemi.

L’arresto di alcuni dei leader più illustri nel corso dei decenni della campagna per la democrazia e lo stato di diritto a Hong Kong è un assalto senza precedenti ai valori che hanno sostenuto per anni lo stile di vita di Hong Kong. È straordinario che 14 illustri cittadini di Hong Kong siano stati scelti dalla polizia per aver preso parte alle manifestazioni, la prima delle quali ha visto la partecipazione di 1,7 milioni di cittadini di Hong Kong.

Questo non è lo stato di diritto. Questo è ciò che fanno i governi autoritari. Diventa sempre più chiaro, settimana dopo settimana e giorno per giorno, che Pechino è determinata a limitare Hong Kong. Questo assalto alle libertà di Hong Kong si fa duro a causa di ridicoli tentativi negli ultimi giorni da parte dei funzionari di Pechino di sostenere che l’ufficio affari di Hong Kong e Macao e l’ufficio di collegamento di Hong Kong non sono gli stessi del resto del governo di Pechino e può interferire negli affari di Hong Kong senza violare la Dichiarazione comune e la Legge fondamentale.

Questo è un argomento sconsiderato che mostra che Xi Jinping è determinato ad abbandonare le politiche perseguite dai suoi predecessori, anche a costo di distruggere il modo di vivere di Hong Kong. Dovrebbe essere immediatamente respinto da tutti quei governi e parlamenti di tutto il mondo che conoscono l’importanza di salvaguardare l’elevato grado di autonomia garantito dalla Legge fondamentale“.

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