Siamo arrivati al quinto e penultimo appuntamento con questa rubrica settimanale che ci accompagnerà fino alla notte degli Oscar: Road to Oscar 2025. La scorsa settimana abbiamo parlato di regia e sceneggiature, tra le categorie più in bilico degli Oscar. Per la prima categoria la nostra prediction (e le nostre speranze) vanno ad Anora, che continua ad essere il favorito anche per il premio finale. Per quanto riguarda sceneggiatura originale i dubbi si alternano tra l’inarrestabile Anora e The Brutalist, l’unico titolo che potrebbe combattersela a viso aperto con la pellicola diretta da Sean Baker. Sceneggiatura non originale, invece, sembra essere una categoria già scritta. Grazie anche al trionfo ai BAFTA, Conclave di Edward Berger sembra essere l’assoluto vincitore. Oggi, invece, ci occuperemo dei premi alle attrici e agli attori. E, come ormai di consuetudine in questa rubrica, anticiperemo i premi principali di categoria, nel tentativo di predire l’Oscar senza “aiuti”. Infatti, stanotte si terranno i SAG Awards, i premi dello Screen Actors Guild, il sindacato degli attori Americani. E, ovviamente, chi vince il SAG quasi sicuramente porta a casa un Oscar.

Fino alla prossima settimana, in questa rubrica che abbiamo deciso di chiamare “Road to Oscar 2025”, proveremo a sciorinare ogni singola categoria per capire chi, effettivamente, tornerà a casa con un Oscar in più. Ogni domenica ci imbarcheremo nell’analisi dettagliata delle categorie, magari aiutandoci con i premi che, settimana dopo settimana, portano al grande evento mondano. Il tutto culminerà domenica 2 marzo, dove affronteremo l’elefante nella stanza del “Miglior Film” e attenderemo la notte per scoprire quante di queste prediction avremo azzeccato.

Road to Oscar 2025: i premi alle attrici e agli attori

Road to Oscar 2025: miglior attrice non protagonista

Categoria spinosissima quella della migliore attrice non protagonista. Monica Barbaro ha avuto l’ingrato compito di vestire i panni della leggendaria Joan Baez, il vero e proprio contrappunto del Bob Dylan di Timothée Chalamet. Barbaro tira fuori dal cilindro una prestazione incredibile, non sfigurando per nulla accanto ad una figura leggendaria come quella di Dylan. Grande interpretazione e consacrazione sul mercato mainstream, iniziata con Top Gun: Maverick. Difficile arrivi però a premio, visto la concorrenza. Felicity Jones, nominata l’ultima volta per “La teoria del tutto” del 2014, torna agli Oscar forte di una nomination per il ruolo di Erzsébet Tóth, moglie pragmatica e sofferente dell’architetto László Tóth. Prova gigantesca a cui ci ha sempre abituato Jones, ma quest’anno poche possibilità di arrivare a premio. La nostra Isabella Rossellini riceve una meritatissima candidatura per la sua interpretazione di un’austera e magnetica suora in Conclave. Bassissimo screentime (tra i più bassi della categoria nella storia degli Oscar) ma figura indimenticabile. Noi ci speriamo, anche se le possibilità sono basse. Ariana Grande ha preso tanto slancio nelle ultime settimane, visto anche le tante polemiche dietro Emilia Perez che hanno fatto perdere terreno a Zoe Saldana. Grande non solo interpreta una gigantesca Glinda, ma la rende sua, la rende personale. Sorprendente e meritevole sicuramente di una candidatura, e il premio potrebbe essere la ciliegina sulla torta. Zoe Saldana, d’altro canto, arriva comunque da strafavorita. La sua è un interpretazione che da sola tiene in piedi Emilia Perez, saltando con naturalezza dal musical al dramma senza problemi e con una naturalezza che poche volte si vede su schermo. E, secondo noi, sarà proprio lei a vincere.

Road to Oscar 2025: miglior attore non protagonista

Quella del miglior attore non protagonista sembra essere una categoria già scritta. Almeno nelle prediction. Guy Pierce sforna un magnifico e spigolosissimo Harrison Lee Van Buren, cliente americano dell’architetto László Tóth in The Brutalist. Prima nomination per lui nonostante una lunga e proficua carriera, ma il premio sembra forse troppo. Jeremy Strong porta agli Oscar l’interpretazione più forte della categoria nei panni del faccendiere Roy Cohn, l’uomo che ha creato Donald Trump. Strong asciuga, lavora per sottrazione, costruendo e caricando un personaggio di presenza e carisma. Un premio sarebbe un grande messaggio politico, cosa che gli Oscar si eviteranno volentieri. Yura Borisov è la più sorprendente delle candidature. L’attore russo, al suo debutto ad Hollywood, riceve una meritatissima nomination per il ruolo del tuttofare di un magnate russo. Borisov è un attore straordinario, tra i migliori al mondo, che aveva già dimostrato di essere uno dei prossimi “next big thing” in Scompartimento n. 6 e, finalmente, riceve la luce che merita. Forse non arriverà a premio, ma per noi è lui il vincitore. Il vincitore della statuetta invece, quasi sicuramente, sarà Kieran Culkin. La star di Succession, vincitore di un Emmy, interpreta Benji, uno dei due cugini Kaplan nel dramma diretto da Jesse Eisenberg. Culkin è ormai in rampa di lancio e, dopo aver conquistato gli Emmy e la televisione, vuole conquistare anche il grande schermo. Edward Norton, già tre volte candidato, si trasforma completamente nel musicista e attivista Pete Seeger, accompagnando il viaggio dello spettatore nel mondo di Bob Dylan. Interpretazione magistrale, nei canoni di Norton e, forse, l’altro candidato forte nella categoria che potrebbe prendere la statuetta. Ma, per noi, Kieran Culkin vincerà quest’Oscar. A meno di sorprese ai SAG.

Miglior attore protagonista

Quella del miglior attore è un valzer a due come categoria. Ralph Fiennes è gigantesco e autorevole nel suo ruolo del cardinale che guida la ricerca di un nuovo papa. Già candidato due volte all’Oscar, non riuscirà a vincere neanche stavolta, nonostante meriti molto di più. Dopo aver ottenuto una candidatura lo scorso anno nella stessa categoria per Rustin, Colman Domingo torna agli Oscar con il suo Divine G di Sing Sing. Forse la nomination più debole della categoria (nonostante Domingo sia un attore straordinario) e che sicuramente non andrà oltre la nomination. Avremmo preferito Daniel Craig per Queer al suo posto, anche solo per il riconoscimento di un attore da sempre considerato al di sotto di quelle che sono le sue reali capacità. Per Sebastian Stan vale lo stesso discorso fatto per Jeremy Strong. La sua versione del magnate e ora Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è forse fin troppo forte per la vittoria di una statuetta e gli Oscar non vogliono e non possono permettersi la vittoria di Stan. Timothée Chalamet è uno dei due candidati che bella il valzer del miglior attore protagonista. Il suo Bob Dylan rimarrà scolpito nella roccia, diventando in tutto e per tutto la leggenda musicale americana, anche e soprattutto attraverso la sua voce, che Chalamet riesce a riprodurre (con le dovute proporzioni) attraverso le canzoni, cantate dall’attore stesso. E forse per Chalamet è arrivato il momento della consacrazione, con un Oscar al miglior attore protagonista unico tassello mancante di una carriera già così enorme. E, punti bonus, non dimentichiamoci che quest’anno ha tirato fuori un Paul Atreides in Dune – Parte II da nomination. Adrien Brody è il secondo elemento del ballo di coppia e quello con le chance leggermente più alte. Il suo László Tóth, architetto sopravvissuto all’olocausto ed emigrato negli Stati Uniti, è tra le più potenti ed indimenticabili degli ultimi anni. Adrien Brody scava anche nel suo passato personale e nelle sue origini ungheresi per dipingere l’immagine di un uomo diviso tra l’amore per la sua arte e il dolore per un lutto mai veramente risolto, quello della deportazione. Un attore immenso per un film altrettanto immenso. E per noi vincerà proprio lui.

Miglior attrice protagonista

Ed eccoci arrivati alla categoria più attesa e più discussa di questa edizione degli Oscar. Tra polemiche, sorprese e premi precedenti, quella che sembrava un premio già scritto è ora totalmente in bilico. Andando con ordine, il premio ha attraversato 3 fasi. Inizialmente, la vincitrice più quotata era Karla Sofia Gascon, con la sua Emilia Perez. La sua vittoria sarebbe un evento storico per gli Oscar: la prima donna trans a vincere il premio (nonché la prima a ricevere una nomination nella categoria). Ma una tempesta di critiche per sui vecchi tweet hanno piano piano minato le sue possibilità, fino all’abbandono del supporto per l’attrice da parte di Netflix, del regista Jacques Audiard e la sua co-star Zoe Saldana. Quello che sembrava un percorso scritto si è trasformato in un sentiero ormai impraticabile. L’altra candidata che sfidava Gascon e che ha preso ancora più slancio dopo le polemiche era ed è Demi Moore, vista la sua interpretazione schietta e audace di una star televisiva in declino. Nel ruolo Moore si è messa a nudo anche come attrice, dimostrando una forza e una voglia di rivalsa giganteschi. Ed era lei la più quotata per la vittoria finale, fino a quando Anora di Sean Baker non ha fatto incetta, sorprendentemente, di premi. Critics’ Choice Awards, DGA, PGA e BAFTA, Mikey Madison è diventata la candidata più forte. Grazie alla sua Anora, una spogliarellista che sposa il figlio di un oligarca russo a Las Vegas, Madison è, ora come ora, la probabile vincitrice del premio. Mikey Madison è una rivelazione per il cinema Hollywoodiano, una forza della natura che riesce a donare quella potenza al personaggio grazie al corpo, alla sensualità, alla temerarietà. E, proprio quando il corpo padroneggia sullo schermo, il volto diventa il suo veicolo principale. Occhi, sguardo, bocca, mimica diventano gli elementi portanti per una donna fuori da ogni schema convenzionale, sia della commedia romantica che dell’urban movie. Per quanto riguarda le altre due candidate, invece, l’Elphaba di Cynthia Erivo è decisamente un prova mostruosa, soprattutto quando si parla di voce. Erivo canta in presa diretta le canzoni di Wicked, anche quelle durante gli stunt. Prova che vale una candidatura, ma non più di quello. Sorprendente e meritatissima la candidatura di Fernanda Torres per il brasiliano I’m Still Here. Pellicola che mescola dramma sociale a dramma familiare e che, in sostanza, si regge tantissimo sulle enormi spalle di Fernanda Torres, moglie di un uomo desaparecidos durante la dittatura militare brasiliana. Mentre tutti si aspettavano Angelina Jolie per Maria o Pamela Anderson per The Last Showgirl, Torres arriva agli Oscar in pompa magna, ma quasi sicuramente solo per godersi le premiazioni. Ad ora, in attesa dei SAG Awards che decideranno il destino di questi premi attoriali, crediamo che Mikey Madison si porterà a casa l’Oscar per la migliore attrice.

Alessandro Libianchi

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