Siamo arrivati al quarto appuntamento con questa rubrica settimanale che ci accompagnerà fino alla notte degli Oscar: Road to Oscar 2025. La scorsa settimana abbiamo parlato di due categorie: miglior film animato e miglior film internazionale. Sul primo ci sono pochi dubbi. Il Robot Selvaggio è strafavorito e quasi sicuramente si porterà a casa il primo premio. Nella seconda categoria i dubbi sono di più. Per ora, anche dopo una settimana, il favorito resta Emilia Perez di Jacques Audiard. Ma attenzione alla pressione del brasiliano I’m Still Here (Io sono ancora qui) di Walter Salles. I BAFTA di questa sera saranno, sicuramente, l’indicatore maggiore della stagione dei premi, una sorta di altra faccia degli Oscar dalla parte opposta dell’Atlantico. Insieme ai BAFTA questa notte saranno consegnati i WGA Awards, i premi della Writers Guild of America, il sindacato degli sceneggiatori americani. E ovviamente sono i premi che detteranno la linea per quanto riguarda le sceneggiature degli Oscar.

Nelle prossime settimane, in questa rubrica che abbiamo deciso di chiamare “Road to Oscar 2025”, proveremo a sciorinare ogni singola categoria per capire chi, effettivamente, tornerà a casa con un Oscar in più. Ogni domenica ci imbarcheremo nell’analisi dettagliata delle categorie, magari aiutandoci con i premi che, settimana dopo settimana, portano al grande evento mondano. Il tutto culminerà domenica 2 marzo, dove affronteremo l’elefante nella stanza del “Miglior Film” e attenderemo la notte per scoprire quante di queste prediction avremo azzeccato.

Road to Oscar 2025: i premi al regista e alle sceneggiature

Mark Ėjdel'štejn e Mikey Madison sul set di Anora - Photo Credits Movieweb

Road to Oscar 2025: miglior sceneggiatura non originale

Molto probabilmente i BAFTA di questa sera ci annunceranno quello che poi sarà il vincitore agli Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, anche se i dubbi sembrano essere pochi. James Mangold e Jay Cocks raccontano uno spezzone ben preciso della vita di Bob Dylan in A Complete Unknown, basandosi sulla biografia Dylan Goes Electric! di Elijah Wald, riuscendo a cogliere ogni aspetto della vita di Dylan in fase di scrittura, dal pubblico al privato. Una pellicola che riesce a fare i conti con una figura gigantesca come Bob Dylan, riuscendoci perfettamente. Un film scritto per piacere e farsi amare, ma che, a meno di grossi stravolgimenti, non arriverà a premio. Greg Kwedar, invece, ha collaborato con diversi detenuti nella realizzazione della sceneggiatura di Sing Sing. Un lavoro magistrale che mostra la storia vera di un programma teatrale riabilitativo in un carcere di massima sicurezza americano. Film che deve necessariamente fare i conti con i suoi concorrenti, ma resta comunque una storia sviluppata in maniera pazzesca. La sceneggiatura anarchica e folle di Jacques Audiard, Thomas Bidegain e Nicolas Livecchi per Emilia Perez non poteva non essere candidata. Emilia Perez mescola musical, drama, melò e narco movie in maniera perfetta, senza mostrare nessun tipo di stacco tra i generi. Ed è grazie ad una sceneggiatura solidissima che si arriva ad un risultato del genere. Basato sul romanzo I ragazzi della Nickel, Nickel Boys è il commovente racconto della vita di due ragazzi all’interno di un riformatorio negli anni ’60. Struggente e intimo, Nickel Boys ha un ottima sceneggiatura alle spalle ma pochissimo slancio ai premi e per questo difficilmente riuscirà ad imporsi. Il favorito nella categoria resta tutt’ora Conclave, il film basato sull’omonimo romanzo di Robert Harris adattato da Peter Straughan e diretto da Edward Berger. Straughan dona intensità e portata quasi divina al romanzo di Harris, condensando in due ore una storia che mescola sacro e profano, terreno e divino. Sceneggiatura e film indimenticabili. È lui il nostro favorito.

Road to Oscar 2025: miglior sceneggiatura originale

Tutt’altra storia per sceneggiatura originale. Le previsioni non sono così semplici come con la categoria gemella e le recenti vincite a sorpresa di DGA, PGA e Critics’ Choice Awards da parte di Anora hanno cambiato le carte in tavola. E proprio il film scritto da Sean Baker sembra essere il favorito delle ultime settimane. Baker, in modo sapiente, riesce a mescolare dramma e commedia in una storia tanto assurda quanto meravigliosa. La spogliarellista Anora sposa il figlio di un oligarca russo in vacanza negli Stati Uniti. Opera moderna e da Generazione Z, forse quell’aria che ancora manca agli Oscar. The Brutalist di Brady Corbet e Mona Fastvold racconta, in tre ore e mezza, trent’anni di vita di László Tóth, architetto brutalista ungherese emigrato negli Stati Uniti a causa del nazifascismo. Un racconto struggente, immenso, tanto intimo quanto universale sull’accettazione del lutto e quanto il male sia annidato in ogni angolo. Forse l’unica sceneggiatura in grado di combattere attivamente Anora. Poco sotto, ma di pochissimo, troviamo la sceneggiatura scritta da Coralie Fargeat per il suo The Substance, di cui è anche regista. La sceneggiatura di Fargeat esamina i fenomeni socioculturali che rendono “obsolete” le donne anziane nel brutale mondo dello spettacolo, individuando, allo stesso tempo, i fondamenti emotivi che spingono l’individuo ad inseguire la giovinezza. Un trattato sulle donne potentissimo e indimenticabile che mischia body horror ad una spiccata critica sociale. Jesse Eisenberg ha firmato, come Carolie Fargeat, sceneggiatura e regia del suo A Real Pain, la storia di due cugini ebrei statunitensi che visitano i luoghi dove la nonna è nata e cresciuta, nella Polonia dei campi di concentramento. Uno studio sul personaggio e sul lascito familiare che gli vale una candidatura meritatissima. La candidatura più sorprendente è quella di September 5, film scritto da Moritz Binder, Alex David e Tim Fehlbaum e diretto dallo stesso Fehlbaum, racconta la storia della crisi degli ostaggi alle Olimpiadi del 1972, raccontata da ABC Sports, insieme ad un discorso più ampio sul potere e la responsabilità dei media. In attesa dei WGA di stanotte, crediamo che Anora sia un onda ormai inarrestabile che porterà a casa questo e tanti altri premi.

Miglior regista

Nella categoria miglior regista, l’indicatore più importante, nel corso degli anni, sono sempre stati i DGA Awards, i premi assegnati dalla Directors Guild of America, il sindacato dei registi americani. E anche qui, sorprendentemente, Anora e Sean Baker hanno battuto la concorrenza aggiudicandosi il premio massimo per la regia pre-Oscar. E la pellicola è diventata, in un paio di settimane, la favorita sia per regista che miglior Film. Vedremo se manterrà lo slancio e arriverà da favorita ai premi. Noi crediamo proprio di si. Subito sotto, ad insediare Sean Baker c’è Brady Corbet con il suo The Brutalist, a lungo il favorito insieme a Jacques Audiard. Corbet usa le immagini come veicolo di un racconto immenso, stringendo il racconto su László Tóth e sui suoi trent’anni in America, terra dei sogni così come terra degli Incubi. James Mangold è l’uomo dei blockbuster. l’uomo dei grandi racconti americani ad ampio respiro. E il suo A Complete Unknown non fa differenza. Mangold dipinge un ritratto di Bob Dylan all’interno del contesto personale, musicale e culturale dell’epoca. Alto nelle quotazioni ma, forse, non abbastanza per vincere. Jacques Audiard era dato come vincitore quasi sicuro fino a qualche settimana fa. Ma dopo tutte le polemiche intorno al suo Emilia Perez, il regista ha perso posizioni per la vittoria finale. Ora l’Oscar sembra lontano, nonostante la pellicola sia meravigliosa anche grazie al lavoro di Audiard. Il regista francese riesce ad unire tantissimi generi e a condensarli in un opera di senso potentissima, che riflette sulla libertà e l’autodeterminazione Queer e femminile. Un’opera anarchica, folle e caotica ma coerentissima. Ed è forse il pregio più grande del lavoro di Audiard. Infine, l’ultima candidata è Coralie Fargeat, che con il suo The Substance riesce a trasformare una riflessione sulla condizione femminile nello spettacolo e nella società e il loro conseguente rapporto con il corpo e l’età, in uno spettacolo horror che si rifà ad un body horror anni ’80 come Horror in Bowery Street di Michael Muro e al cult Re-Animator di Stuart Gordon. Registicamente asciutto e composto, The Substance esplode sul finale, dando sfogo alla sua anarchia e alla follia tipica del genere. Opera gigantesca. Resta il fatto che, per noi, Anora riuscirà a mantenere lo slancio acquisito nelle ultime settimane, trionfando agli Oscar. E, in fondo, è anche un po’ la nostra speranza, visto che mentalmente siamo ancora insieme ad Anora dentro quella macchina e dentro quello sguardo del finale che non dice nulla ma racconta tutto, con in sottofondo solo il rumore tagliente dei tergicristalli ad asciugare le nostre lacrime.

Alessandro Libianchi

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