Yu-Gi-Oh! non è solo uno dei cosiddetti “big three”: i tre giochi di carte (Magic The Gathering, Yu-Gi-Oh! e Pokémon TCG) più giocati e amati del mondo. La sua storia nel mondo dell’intrattenimento è stata infatti scritta di anno in anno, sempre con grande successo, anche nei mondi del fumetto (ovviamente, dato che il gioco nasce dal manga del compianto maestro Kazuki Takahashi), dell’animazione e dei videogame. Che proprio come il TCG “fisico” si sono evoluti e hanno sperimentato moltissimo. Passando dall’essere semplificazioni estreme, comunque interessanti a modo loro, a veri e propri simulatori che restituiscono tutta l’intensità dei duelli reali. 

Perciò, Yu-Gi-Oh! Early Days Collection ha anzitutto almeno un merito importante: aver riportato alla luce dei capitoli che in molti avranno sicuramente giocato al lancio, da piccoli magari, possibilmente senza nemmeno sapere che stavano giocando a Yu-Gi-Oh!, per quante licenze si prendevano rispetto a ogni altra produzione sul card game. Insieme ad altri che non hanno mai passato prima la barriera della localizzazione nipponica, e Konami ha rispolverato e inserito nei quattordici, sì 14, titoli provenienti dai cataloghi Game Boy, Game Boy Color e Game Boy Advance. Presenti in questo pacchetto per veri appassionati in tutte le versioni regionali mai realizzate.

Yu-Gi-Oh! Early Days Collection Recensione

YuGiOh Early Days Collection Recensione, 27 anni di gameplay: l’era Game Boy…

Chi gioca a Yu-Gi-Oh! TCG oggi, senza essere passato dalle origini del “metagame” forse non sa quanto diversa fosse l’esperienza ludica fisica allora. Dimenticatevi match frenetici, partite al cardiopalmo con turni dove si alternano risposte, catene, combo chilometriche: Yu-Gi-Oh! un tempo era un semplice gioco di “forza”, dove i mostri piccoli soccombevano a quelli grossi, qualche magia dava boost di attacco o difesa, magari nei casi più fortunati e forti distruggeva direttamente le carte nemiche. Trappole poche e poco interessanti, o di contro devastanti, senza mezzi termini. Un gioco così semplice che viene difficile pensare a come potrebbe essere ulteriormente semplificato… finché non ci approcciamo ai primi simulatori per Game Boy e Game Boy Color. 

Ecco una lista dei giochi presenti nella collection dal periodo “Game Boy”: 

  • Yu-Gi-Oh! Duel Monsters (GB, 1998)
  • Yu-Gi-Oh! Duel Monsters II: Dark Duel Stories (GBC, 1999)
  • Yu-Gi-Oh! Monster Capsule GB (GBC, 2000)
  • Yu-Gi-Oh! Dark Duel Stories (GBC, 2000)
  • Yu-Gi-Oh! Duel Monsters 4: Battle of Great Duelists (GBC, 2000)
Yu-Gi-Oh! Early Days Collection Recensione

Sono esperienze frugali, dalla grafica essenziale e che mostrano tutta la loro natura “sperimentale” e a basso budget senza problemi. Ma che, a ben pensarci, non si allontanavano troppo dal gioco com’era allora. Evoco mostro, attacco, passo e via così, fino a esaurire i life points nemici. Con mostri dalle statistiche bassine, che avevano il loro punto di riferimento massimo nel leggendario Drago Bianco Occhi Blu (avete letto il nostro pezzo a tema Structure Deck Occhi Blu? E’ un mazzo fortissimo!) con “solo” 3000 punti di attacco, e che richiede due sacrifici per entrare sul terreno. 

Di questi episodi, diciamolo, chi non è appassionato alla storia del franchise, o chi non l’ha vissuta e non vuole dunque sperimentare nostalgicamente le emozioni di una volta, può fare comodamente a meno. Sono titoli parecchio rozzi, con grafiche poco intuitive e menù da studiare, carte ben poco attraenti con grafiche in pixel art eccessivamente semplificate (tanto da essere quasi del tutto irriconoscibili almeno nei primi due episodi per Gema Boy). Importantissimi, per carità, e senza i quali oggi non avremmo Master Duel. Tuttavia, ugualmente difficili da apprezzare senza un contesto di studio, analisi o, di nuovo, nostalgia.

Il passaggio a Game Boy Color è netto ed evidente, piacevole, ma ancora una volta davvero tanto datato. Manca ancora quel passetto, un po’ puramente “tecnico”, per avere più pixel, effettistica dedicata e carte iconiche con grafiche non così sgranate. Così come manca una modalità storia intrattenente, un online ben sviluppato e User Interface più leggibili e consultabili. Perciò, di nuovo pur riconoscendone il valore storico riteniamo questo settore “retroretrogame” della collezione adatto più a chi i titoli della collezione li conosce già, magari li ha in cantina dentro qualche scatolone. A chi, quindi, passerà sopra a tutto pur di tornare bambino e avere una delle console più straordinarie mai concepite. Rigorosamente in colorazione “Atomic Purple” trasparente: sennò non vale. 

Yu-Gi-Oh! Early Days Collection Recensione

…e quella GBA!

Se il Game Boy è una delle console più iconiche e importanti per la Storia dei videogiochi, il Game Boy Advance ne è senza dubbio un degno erede ed evoluzione. Una piattaforma non potentissima, per carità, ma finalmente in grado di mostrare con maggior fedeltà al vero le carte. Oltre alle grafiche dei personaggi protagonisti dell’anime e del manga, ad un po’ di effetti grafici che aggiungono “magia” all’esperienza. La portatile Nintendo (n.d.r. stavolta il colore “giusto” era quell’azzurrino trasparente che mostrava tutti i circuiti interni, pazzesco. Sì, ho una cotta per il look naked dei dispositivi elettronici) ha ospitato tantissimi capitoli della saga videoludica Konami. 

Quelli inseriti nella Yu-Gi-Oh! Early Days Collection sono i seguenti:

  • Yu-Gi-Oh! Dungeon Dice Monsters (GBA, 2001)
  • Yu-Gi-Oh! The Eternal Duelist Soul (GBA, 2001)
  • Yu-Gi-Oh! Duel Monsters 6: Expert 2 (GBA, 2001)
  • Yu-Gi-Oh! The Sacred Cards (GBA, 2002)
  • Yu-Gi-Oh! Reshef of Destruction (GBA, 2003)
  • Yu-Gi-Oh! Worldwide Edition: Stairway to the Destined Duel (GBA, 2003)
  • Yu-Gi-Oh! World Championship Tournament 2004 (GBA, 2004)
  • Yu-Gi-Oh! Destiny Board Traveler (GBA, 2004)
  • Yu-Gi-Oh! 7 Trials to Glory: World Championship Tournament 2005 (GB, 2004)

Non ci si può davvero lamentare: sono tutti interessantissimi. Sempre a patto però, di apprezzare il gioco di carte reale, che di capitolo in capitolo ha sempre più “stretto i rapporti” con i videogiochi che lo rappresentavano. Rendendo le regole sempre più fedeli, aggiungendo pacchetti e carte digitali nuove a ogni release, nel tentativo di stare al passo, ma mai raggiungere salvo rarissimi casi, le espansioni realmente pubblicate al momento del lancio dei videogame. Senza dimenticare però di strizzare l’occhio ai fan del manga o dell’anime, non solo con modalità campagna che ci permettevano di affrontare gli storici protagonisti vis a vis, o di interpretarli in certi casi. Ma anche con licenze alle summenzionate regole di gioco, per adattarle meglio possibile al contesto videoludico. 

Così, i life points di base di ogni giocatore da 8000 diventavano spesso 4000 a testa, per garantire una maggior scorrevolezza all’esperienza. A volte, certi effetti di carte stampate erano interpretati con una certa libertà, o cambiati del tutto, per potenziare o bilanciare le possibilità offerte ai player. Anche, però, senza mai cercare di rendere loro la vita facile, grazie a IA sorprendentemente sviluppate per l’epoca, che regalavano momenti di tensione ai giocatori più piccoli, e un minimo di challenge a quelli più navigati. 

Fra tutti, il nostro preferito è probabilmente Yu-Gi-Oh! Worldwide Edition: Stairway to the Destined Duel (GBA, 2003). Infatti, a nostro avviso tra quelli disponibili è quello che riesce meglio proprio nel summenzionato compito di incrociare e soddisfare le necessità dei giocatori di carte, e dei fan dell’anime, grazie a un mix di fattori ludici e grafici/tecnici tutti ben pensati. Ci sono tante carte tutte ben rappresentate e adattate; c’è la storia da seguire che coinvolge tutti i personaggi beniamini della serie. Infine, tecnicamente era ed è un titolo molto solido e semplice: leggibile e giocabile senza troppe spiegazioni, in modo intuitivo.

Speriamo si evinca, da questa recensione di YuGiOh Early Days Collection, che chi vi scrive ha di certo un forte legame affettivo con il gioco di carte reale, così come con molti, non tutti, dei titoli presenti nella collezione. Che con tutti i loro difetti e semplificazioni riuscivano all’epoca della release a mettere in scena scontri fedeli al TCG, ma non troppo, vicini e coerenti con storie, personaggi e situazioni all’anime e al manga. Per questo mi è difficile dire che questa collezione non è adatta a tutti, e non rappresenta di certo un punto di accesso né al TCG, né al mondo del gioco digitale, ormai ovviamente (e giustamente) capitalizzato da Master Duel. 

I titoli sono tutti tanto, tanto anziani, e sono rimasti tagliati fuori (forse per una seconda collezione che includa anche il DS?) alcuni tra i migliori videogiochi della saga. Come quelli ambientati nell’accademia dei Duellanti, con protagonisti Eroi Elementali, Cyber Draghi, Roid, Ojama e compagnia. Il potere dei ricordi indora tutte le pillole e le fa andare giù che è una meraviglia, ma per quanto tempo? Ci vuole un vero hardcore fan per rigiocarsi interamente tutti i capitoli storici, ammaliato dal “ehi, questo me lo ricordo”.  

E’ perciò evidente che questa sia un’operazione di conservazione storica, di soddisfazione nostalgica e di semplificazione nella raccolta e nell’organizzazione, tutti in un solo pacchetto, di questi episodi dimenticati (o quasi). Venduta però ad un prezzo non proprio competitivo in quest’ottica, nonostante la ricchezza contenutistica più volte lodata e spiegata in questa sede. Di meglio non si poteva fare, a livello di collezione, è evidente. I giochi son quelli, e se sono invecchiati, sono invecchiati. Quanto a catalogazione, organizzazione, inclusione dei titoli e localizzazione di funzioni (ci sono pure le lotte online e gli scambi tra giocatori nei giochi che li consentivano, pazzesco) Konami ha però fatto un ottimo lavoro. 

Ha infatti confezionato menù intuitivi e navigabili, savestate affidabili, funzioni di emulazione non avanzatissime, ma adeguate al tipo di gioco (possibilità di cambio colori schermo per il Game Boy, aspect ratio personalizzabile tra originale, tutto schermo e altri ecc.). Forse, però, avremmo preferito un approccio diverso alla commercializzazione, più in linea con gli standard e i prezzi della concorrenza, e più flessibile nella distribuzione dei capitoli. Si poteva magari farli acquistare singolarmente, così da rendere accessibili solo quelli a cui si tiene di più. Così non è, e ne dobbiamo prendere atto: peccato!

di Lorenzo Mango