Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna eccezionale che si è distinta nel campo dell’alchimia. Il suo nome è Maria la Giudea e questa è la sua storia.
Maria La Giudea, le origini incerte e Alessandria d’Egitto

Miriam, Maria La Giudea o Maria la profetessa sono i nomi con cui viene ricordata la prima grande alchimista donna della storia, le cui origini sono avvolte nel mistero. A citare questa donna sono diverse fonti alchemiche, come i più accreditati scritti alchemici dello gnostico cristiano Zosimo di Panopoli vissuto nel IV secolo d.C. Secondo Zosimo Maria sarebbe vissuta tra il I e il III secolo d. C. ad Alessandria d’Egitto. Un luogo citato non a caso in quanto fu proprio nell’antica città egiziana che l’alchimia si sviluppò come scienza segreta che si prefiggeva lo scopo di trasmutare i metalli in oro. Non esistono però fonti egiziane antiche in quanto si pensa che molto probabilmente andarono perse con l’incendio della biblioteca d’Alessandria nel 391 d.C. Tuttavia l’alchimia egiziana è conosciuta grazie a filosofi greci e islamici.
Una grande saggia alchemica
Maria la Giudea è considerata da Zosimo di Panopoli, uno di quegli antichi e importanti saggi figlia di una tradizione alessandrina. Una cultura che conobbe una drammatica battuta di arresto con le persecuzioni nel III secolo dell’imperatore Diocleziano il quale fece bruciare molti scritti alchemici. Questa donna fu una dei pochi alchimisti e scienziati della sua epoca che cercò di fornire una base teorica per le applicazioni pratiche della sua conoscenza e dei suoi studi che apportarono notevole innovazioni e scoperte nel campo della distillazione e sublimazione delle sostanze.
Maria la Giudea tra l’altro è citata in “Kitāb al-Fihrist“, un testo del X secolo d.C., dallo storico arabo Ibn al-Nadim come una dei cinquantadue famosi alchimisti in grado di preparare il caput mortuum. Si trattava di un pigmento opaco di colore bruno grigiastro ottenuto con la distillazione di secca del solfato ferrico. Infine nel mondo arabo questa alchimista era nota anche come la figlia di Platone, un nome che nell’alchimia occidentale si riferisce allo zolfo bianco.
Il dialogo fra Maria e Aros sul magistero di Hermes
“Maria – Prendete dunque Allume, Gomma Bianca e Gomma rossa, che è il Kibrich dei Filosofi, il loro oro e la loro più grande tintura, e congiungete tramite un vero matrimonio la Gomma bianca con quella rossa”. È uno stralcio, come riportato da Donne della scienza, di un testo di Maria la Giudea citato da un anonimo filosofo cristiano intitolato Il “dialogo fra Maria e Aros sul magistero di Hermes”. Non è un caso perché della mole di libri attribuiti a Maria la Giudea sono sopravvissute solo alcune citazioni di autori successivi di cui questo dialogo è quella più significativa. Esso si svolge tra Maria, qui addirittura definita la sorella di Mosè, e un sconosciuto di nome Aros ed è di fondamentale importanza perché contiene le tecniche, i principi e le basi dell’alchimia come la leukosis o sbiancamento e la xanthosis o ingiallimento.
Accanto a queste nozioni vengono enunciati i cosiddetti Assiomi di Maria come “L’uno diventa il due, il due diventa il tre e per mezzo del terzo si compie l’unità”. Questo famoso assioma riguarda le 4 fasi dell’alchimia chiamate Nigredo, Albedo, Citrinitas, Rubedo( nero, bianco, giallo e rosso) come i colori usati dalla pittura greca. Elementi che parallelamente, richiamano i quattro elementi, le quattro stagioni e le quattro fasi del giorno. In particolare si mette in evidenza che dalla prima fase si passa alla seconda, dalla seconda alla terza e dalla terza alla quarta.
La prima donna alchimista della storia e le sue invenzioni
Maria la Giudea è passata alla storia anche per alcune importanti invenzioni tra cui la più famosa porta il suo nome. Si tratta di una tecnica che si usa spesso anche in cucina e che conosciamo tutti come bagnomaria. Questo è in realtà un procedimento alchemico con cui la temperatura massima di un contenitore e del suo contenuto viene limitata al momento dell’ebollizione di un liquido separato. In alchimia questa tecnica veniva usata nei processi alchemici per i quali è necessario un calore delicato.
Stefano Delle Cave
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