Dalila Di Lazzaro, all’epoca conosciuta con lo pseudonimo di Dalila Di Lamar, rimase incinta giovanissima del suo primo e unico figlio Christian, diventando di fatto mamma già a 16 anni, nel 1969: quel bambino infatti era nato dalla breve storia d’amore avuto dalla madre con Franco Cocetta, il ‘fidanzatino’ di quei tempi assieme al quale era scappata assieme all’età di 15 anni anche perché per lei era oramai impossibile rimanere, con un figlio in grembo, in quella casa dove veniva picchiata e che fu teatro anche di una violenza quando era ancora bambina.
Nel 1992, anno in cui il ragazzo muore tragicamente, all’età a soli 22 anni, in un incidente stradale sulla Via Cassia, a Roma: “Christian era del 1969, oggi sarei nonna, chissà…” aveva ricordato qualche tempo fa rievocando l’incidente della sera del 19 maggio quando fu travolto da un’auto mentre rincasava: “Lui studiava, voleva diventare un dentista, sarebbe dovuto andare negli USA per perfezionarsi. Era un chitarrista, suonava in un complessino (…) Solo dopo la morte seppi che componeva canzoni, me lo dissero i ragazzi della band” aveva aggiunto la madre, tornando poi sulle drammatiche ore successive all’incidente.
A quei tempi Christian studiava e sognava di diventare dentista, oltre a coltivare la sua passione per la musica, Dalila Di Lazzaro scoprì infatti solo dopo il tragico lutto che il ragazzo componeva canzoni.
“Al risveglio al mattino trovai un messaggio in segreteria. Fu terribile. Era dall’ospedale: ‘Purtroppo c’è qui suo figlio. È nella sala mortuaria, dovrebbe venire a prendere le sue cose’… Ma come si fa a lasciare un messaggio così? All’obitorio, prima di accarezzarlo per l’ultima volta mi bendai gli occhi. Volevo ricordamelo, ma da vivo”. Dopo la tragedia, Dalila ebbe anche un intenso incontro con Papa Wojtyla che le diede la comunione e la confortò: poi la ricerca del silenzio e del vivere quel dolore privatamente, con la fuga ad Hammamet e la scrittura di un libro autobiografico, una sorta di analisi interiore. “Ogni giorno parlo alla sua foto (…) Mia madre e mio padre li vidi dopo la morte e li ricordo così, non riesco più a ricordarli per come erano. Con Cristian non ho voluto vederlo, credevo di morire (…) Non l’ho visto e per me è stata una salvezza. Penso sia andato a fare un viaggio”.





