La moda è fatta di cicli, citazioni e rivoluzioni. E se l’ultima sfilata di Dior alla Paris Fashion Week 2025 fosse il canto del cigno di Maria Grazia Chiuri, allora la designer avrebbe deciso di chiudere con uno dei suoi show più incisivi. Per l’autunno 2025, la direttrice creativa della maison ha creato un universo onirico in cui passato e presente si fondono, ispirandosi a Orlando, l’iconico personaggio gender-fluid di Virginia Woolf.
Dior alla Paris Fashion Week 2025: questo potrebbe essere il capolavoro di Maria Grazia Chiuri, tra fluidità e femminile

Un viaggio nella moda senza tempo, con riferimenti storici rielaborati in chiave moderna e una riflessione profonda sulla fluidità dell’identità femminile. Ma anche una sfilata che è stata travolta dal caos mediatico, grazie alla presenza di una star del K-pop che ha fatto impazzire il pubblico.
Dentro, una volta placata l’ondata di emozione, il parterre delle celebrità – con Natalie Portman, Elle Macpherson e Isabelle Adjani – si è potuto concentrare sullo spettacolo. Un’atmosfera surreale ha invaso la passerella: rocce vulcaniche giganti sono scese dal soffitto, trasformando il set in un paesaggio primordiale, crudo e potente.
Dior tra Orlando, pirati e sartoria rivoluzionaria
Maria Grazia Chiuri ha sempre amato giocare con la storia, ma questa volta lo ha fatto in modo ancora più audace. La classica camicia bianca, uno dei capi iconici del suo repertorio, si è trasformata con colletti vittoriani removibili, un omaggio a Orlando che permette a chi la indossa di passare simbolicamente da un’epoca all’altra.
Ma la collezione non si è fermata alla rilettura letteraria. Ecco pantaloni larghi dal sapore piratesco, giacche ecclesiastiche abbinate a tulle e dettagli che oscillano tra il gotico e il pragmatismo contemporaneo. Colletti di eco-pelliccia, gorgiere esagerate e stivali al ginocchio hanno reso il tutto ancora più teatrale.
Il gioco di contrasti è stato fondamentale: nastri di velluto nero con perle barocche evocavano crinoline astratte, mentre dettagli in pelle e tagli sartoriali richiamavano il power dressing in una versione meno convenzionale. Corsetti sopra giacche maschili hanno reso ancora più evidente la volontà di riscrivere i codici del potere.
E poi è arrivata la sorpresa più inaspettata: il ritorno della T-shirt “J’adore Dior”, un’icona dell’era Galliano, stavolta indossata da una modella dal viso imbronciato. Messaggio nostalgico? Ironia? O semplice coincidenza? Nessuno lo sa per certo.
Un femminismo più tagliente e consapevole
Chiuri ha sempre fatto della moda un manifesto di empowerment femminile, ma questa collezione ha portato il suo messaggio a un livello più raffinato. Niente slogan urlati, ma abiti che parlano da soli, giocando con la fluidità di genere e l’inversione dei ruoli sartoriali.
Se in passato la stilista ha abbracciato un femminismo più didascalico, questa volta la sua visione è sembrata più sottile e affilata. Un mix di dolcezza e rigore, tra le suggestioni di Diana Cacciatrice e Giovanna d’Arco.
Un set che sembra l’origine del mondo
A rendere tutto ancora più suggestivo è stato l’allestimento della sfilata. Fumo che saliva dal pavimento, cristalli giganti che spuntavano dal terreno e rocce vulcaniche sospese: sembrava di assistere a un atto di creazione primordiale, lontano dall’estetica eterea spesso associata a Chiuri.
Questo paesaggio selvaggio e in continua trasformazione ha aggiunto un’aura di imprevedibilità alla collezione, enfatizzando il concetto di un’identità femminile in perenne evoluzione.
Cambio della guardia in casa Dior?
Ma la moda non è fatta solo di abiti. Nel backstage, il vero argomento di discussione era il futuro della maison.
Da settimane circolano rumors su un imminente addio di Maria Grazia Chiuri. Il sottofondo musicale della sfilata ripeteva ossessivamente le parole “Once upon a time, if I had but time” (“C’era una volta, se solo avessi ancora tempo”): un messaggio nascosto?
Se davvero si tratta della sua ultima collezione per Dior, la stilista ha scelto di chiudere con una dichiarazione di forza e indipendenza. Nel frattempo, il nome più quotato per la successione è quello di Jonathan Anderson, attuale direttore creativo di Loewe, che potrebbe rivoluzionare completamente l’identità del brand.
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