Il tribunale di Seul ha annullato il mandato di arresto per il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, permettendogli di lasciare il carcere. All’uscita dal centro di detenzione vicino a Seul, Yoon ha salutato i sostenitori, ha alzato i pugni e si è inchinato profondamente a coloro che cantavano il suo nome e sventolavano bandiere sudcoreane e statunitensi. È poi salito a bordo di un furgone nero diretto alla residenza presidenziale della capitale.
In una dichiarazione diffusa dai suoi avvocati, Yoon Suk-yeol ha espresso apprezzamento “per il coraggio e la decisione della Corte distrettuale centrale di Seul di correggere l’illegalità”, un apparente riferimento alle controversie legali sul suo arresto. Ha inoltre ringraziato i suoi sostenitori e ha invitato coloro che stanno organizzando scioperi della fame contro la sua estromissione a terminarli.
La Corte distrettuale centrale di Seul ha dichiarato venerdì di aver accettato la richiesta di rilascio di Yoon, citando la necessità di affrontare le questioni relative alla legalità delle indagini sul presidente. Gli avvocati di Yoon hanno accusato l’agenzia investigativa che lo ha trattenuto prima del suo arresto formale di non avere l’autorità legale per indagare sulle accuse di ribellione.
Il tribunale ha anche osservato che il periodo legale del suo arresto formale è scaduto prima che fosse formalmente accusato.
Intanto è atteso per metà mese il verdetto della Corte costituzionale chiamata a valutare il caso Yoon per decidere se rimuoverlo formalmente dall’incarico o riportarlo al potere. Nell’ultima udienza dei giorni scorsi davanti alla Corte Costituzionale nel procedimento di impeachment, Yoon ha respinto le accuse di “insurrezione”.





