Il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol è stato arrestato poche ore fa. Su di lui pende una procedura d’impeachment dopo il suo tentativo d’imporre la legge marziale, risalente al 3 dicembre. A riferirlo è l’agenzia dell’anticorruzione di Seoul. Yoon è il primo presidente in carica nella storia della Corea del Sud (seppure sospeso) a finire in manette. L’uomo si rifugiava da due settimane nella sua residenza, e ieri non era apparso in aula per la prima udienza del processo a suo carico per sovversione e abuso d’ufficio.
Le riprese televisive dell’operazione mostrano il veicolo nero con a bordo Yoon arrivare all’ufficio del CIO (Corruption Investigation Office), prima di spostarsi al centro di detenzione a Uiwang. Già all’inizio di gennaio, la polizia aveva tentato di fermare Yoon. L’operazione, però, non era andata in porto a causa della resistenza da parte del servizio di sicurezza personale del politico.
In un videomessaggio alla nazione, registrato prima del suo arresto, Yoon aveva dichiarato di aver accettato di recarsi presso il Cio di sua spontanea volontà. «Lo Stato di diritto in Corea del Sud è completamente crollato.», aveva dichiarato, «Sono veramente sconcertato nel vedere che illegalità su illegalità su illegalità sono state eseguite. Le procedure sono state condotte con forza in base a un mandato non valido.».
«Non riconosco l’indagine dell’Ufficio di investigazione sulla corruzione per gli alti funzionari. In qualità di presidente, ho la responsabilità di sostenere la Costituzione e il sistema legale della Repubblica di Corea. La mia decisione di rispettare tali procedure illegali e non valide non è un riconoscimento. Piuttosto, è la volontà di prevenire incidenti spiacevoli e spargimenti di sangue». Per i reati di cui è accusato, Yoon rischia l’ergastolo o la pena di morte.
Federica Checchia
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