Oggi regalarne un mazzo è il gesto romantico per eccellenza, ma la rosa non è sempre stata solo una questione amorosa. Fin dall’antichità, questo fiore primaverile è un potente simbolo di rinascita, amore e fertilità. Il motivo? Sboccia a maggio, quando l’inverno è ormai alle spalle e la natura torna a vivere. Per questa ragione, nei secoli, ha finito per legarsi ai culti delle più grandi divinità femminili della storia.

Come ha fatto la rosa a diventare la regina dei fiori?

Partiamo dall’Antico Egitto, quando la rosa era il fiore di Iside, la “Grande Madre” e dea della rigenerazione. Questo legame è così profondo da finire persino nelle Metamorfosi di Apuleio (II secolo d.C.). Nel romanzo, il protagonista Lucio viene trasformato per errore in un asino e, per spezzare la maledizione e tornare uomo, deve compiere un solo, simbolico gesto: mangiare dei petali di rosa, ovvero il lasciapassare della dea per tornare alla vita.

Oggi, invece, se associamo la rosa rossa alla passione, la colpa è della mitologia greca (e anche romana). La leggenda narra che in principio le rose fossero bianche, ma tutto cambiò quando Afrodite (Venere per i Romani) corse tra i rovi per soccorrere l’amato Adone, colpito a morte da un cinghiale. Le spine le ferirono i piedi e il sangue della dea tinse i petali, dando vita alla prima rosa rossa.

I Romani, tuttavia, usavano le rose anche per motivi decisamente più pragmatici. Durante la festa dei Rosalia, decoravano le tombe per celebrare il passaggio all’aldilà, ma le usavano anche durante i banchetti di Bacco, dio del vino. Da qui nacque l’espressione latina sub rosa (“sotto la rosa”): appendere una rosa al soffitto della stanza significava che tutto ciò che si sarebbe detto sotto l’effetto dell’alcol doveva rimanere assolutamente segreto.

La sua storia, petalo dopo petalo

Se ci spostiamo a Oriente, la rosa diventa il centro della spiritualità sufi e islamica. Una leggenda persiana racconta di un usignolo così innamorato di una rosa bianca da stringerla fino a farsi trafiggere il cuore, colorandola col suo sangue (storia che ispirerà anche Oscar Wilde). Nell’Islam, invece, si narra che le rose siano nate dalle gocce di sudore del profeta Maometto durante il suo viaggio notturno verso il cielo. Ancora oggi, l’acqua di rose è un elemento sacro usato per profumare la Kaaba alla Mecca.

Con l’arrivo del Medioevo, il Cristianesimo ha ereditato questa grande densità simbolica. La figura della Madonna ha “assorbito” le caratteristiche delle dee pagane, diventando la Rosa mistica per eccellenza, simbolo di purezza e fertilità. Non è un caso che il mese di maggio sia dedicato sia alla fioritura delle rose sia al culto mariano, come splendidamente dipinto da Botticelli nella sua Madonna del Roseto.

Eppure, nello stesso periodo, la rosa manteneva anche il suo lato più sensuale ed erotico. Nel celebre poema francese Roman de la Rose, il fiore diventa l’allegoria della donna amata e della conquista sessuale. Che sia sacra o profana, protettrice di segreti o nata dal sangue degli dei, la rosa ha conquistato la storia petalo dopo petalo, confermandosi l’indiscussa regina dei nostri giardini ma anche della nostra immaginazione.

Stefania Cirillo