Dopo la decisa stretta sui programmi d’inclusione staunitensi, Donald Trump sembra essere passato alla sistematica eliminazione di contenuti d’archivio ritenuti troppo vicini alle politiche DEI (Diversity, Equality, Inclusion). Nel suo mirino, ora, è finito anche uno dei simboli della Seconda Guerra Mondiale, l’Enola Gay. Una foto del bombardiere che sganciò Little Boy, la prima bomba atomica su Hiroshima, è infatti finita nella black list del Pentagono di immagini da censurare.

Il motivo? Il suo nome rimanderebbe all’omosessualità, aborrita dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth. In realtà, il B29 Supertfortress fu chiamato così in onore di Enola Gay Tibbets, madre del pilota dell’aereo, il colonnello Paul Tibbets.

L’Enola Gay nel mirino di Donald Trump

Enola Gay
il bombardiere Enola Gay

Il termine Gay, dunque, in questo caso non allude in alcun modo a un orientamento sessuale, ma questo non ha salvato l’aereo militare dalla mano oscurantista del tycoon. L’Associated Press, che ha reso nota la vicenda, sostiene che le stesse motivazioni abbiano portato alla scomparsa del ritratto del sergente dei Marines A.C. Gay e di un altro membro dell’esercito con lo stesso cognome. Nella lista nera di Trump sono già entrate oltre ventiseimila immagini, molte delle quali erano state pubblicate come tributo all’impiego nelle forze armate di donne e minoranze.

Molti scatti sono già spariti dal database, ma non sarebbero stati del tutto eliminati. Potrebbe, tuttavia, essere più complicato del previsto assicurare l’archiviazione dei contenuti, poiché tale responsabilità spetta a ogni singola unità. In molti casi, gli operatori stanno facendo screenshot delle pagine contrassegnate, ma sarebbe comunque ostico ripristinarle, qualora vengano ripristinati i programmi di equità e inclusività. Viene da chiedersi, oltretutto, quale sarà il destino dell’inno pacifista Enola Gay, celebre singolo del 1980 degli Orchestral Manoeuvres in the Dark. Verrà censurato anche lui?

Federica Checchia

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